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  • 24/07/2026 09:58

Imputabilità dei minori e responsabilità educativa dello Stato

Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani (CNDDU) interviene nel dibattito istituzionale e giuridico seguito all'approvazione, da parte del Consiglio dei Ministri, del disegno di legge recante modifiche all'articolo 98 del Codice penale in materia di imputabilità dei minori.


La proposta normativa, che dovrà ora essere sottoposta al vaglio del Parlamento, mantiene ferma la soglia dell'imputabilità a quattordici anni, introducendo una presunzione relativa della capacità di intendere e di volere del minore ultraquattordicenne, suscettibile di prova contraria. Si tratta di una modifica che investe uno dei profili più delicati del diritto penale minorile, incidendo sulle modalità di accertamento della maturità dell'adolescente autore di reato e ponendo questioni di rilevante interesse costituzionale, processuale e pedagogico.


Il CNDDU ritiene che il crescente fenomeno della criminalità minorile costituisca una sfida complessa, che interpella l'intero sistema delle istituzioni democratiche. Garantire la sicurezza dei cittadini, assicurare una tutela effettiva delle vittime e contrastare con determinazione ogni forma di violenza rappresentano doveri imprescindibili dello Stato. In tale prospettiva, il principio della responsabilità personale, sancito dall'articolo 27 della Costituzione, costituisce un pilastro irrinunciabile dell'ordinamento giuridico.


Proprio perché la responsabilità penale costituisce uno degli strumenti più incisivi di cui dispone lo Stato, il suo accertamento richiede il massimo livello di rigore giuridico, soprattutto quando riguarda persone in età evolutiva. Il sistema italiano della giustizia minorile è stato costruito sulla consapevolezza che la maturazione cognitiva, affettiva e relazionale dell'adolescente non segue percorsi uniformi e che la capacità di comprendere pienamente il significato e le conseguenze delle proprie azioni deve essere oggetto di una valutazione concreta e individualizzata.


Questa impostazione trova fondamento negli articoli 27 e 31 della Costituzione, nel d.P.R. 22 settembre 1988, n. 448, che disciplina il processo penale a carico di imputati minorenni, e nell'articolo 40 della Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti dell'infanzia e dell'adolescenza, che impegna gli Stati ad assicurare una giustizia minorile rispettosa della dignità della persona, orientata alla responsabilizzazione del minore e al suo effettivo reinserimento nella società.


Le più autorevoli acquisizioni della psicologia dello sviluppo, delle neuroscienze cognitive e della criminologia evolutiva evidenziano come l'adolescenza rappresenti una fase caratterizzata da una progressiva maturazione delle funzioni esecutive, del controllo degli impulsi, della capacità di prevedere le conseguenze delle proprie condotte e della stabilità del giudizio morale. Tali evidenze scientifiche non escludono la responsabilità penale del minore, ma confermano la necessità che il relativo accertamento continui a confrontarsi con le peculiarità del singolo caso, evitando automatismi incompatibili con il principio di personalizzazione della responsabilità.


La moderna criminologia insegna altresì che la devianza minorile è il risultato dell'interazione di molteplici fattori: fragilità familiari, povertà educativa, dispersione scolastica, esclusione sociale, violenza assistita, marginalità territoriale, influenza dei gruppi dei pari e crescente esposizione ai contesti digitali. Ne consegue che il diritto penale, pur indispensabile nella tutela della collettività, non può essere considerato l'unico strumento di prevenzione. La risposta dello Stato deve essere integrata, capace di coniugare legalità, politiche educative e interventi sociali.


In tale quadro, assume particolare rilievo anche il paradigma della giustizia riparativa, oggi riconosciuto dal legislatore quale modalità complementare di gestione del conflitto penale. Esso valorizza la responsabilizzazione dell'autore del reato, il riconoscimento dei diritti della vittima e la ricostruzione del legame sociale, nella consapevolezza che la prevenzione della recidiva costituisce uno degli obiettivi più qualificanti di una politica criminale moderna.


La scuola rappresenta, in questa prospettiva, il primo presidio costituzionale di prevenzione. L'educazione ai diritti umani, alla cittadinanza democratica, alla legalità, alla responsabilità digitale e al rispetto della dignità della persona contribuisce a costruire competenze civiche e relazionali indispensabili per prevenire l'insorgenza di comportamenti antisociali. Investire nella scuola significa rafforzare la sicurezza collettiva attraverso la formazione della coscienza civile, ben prima dell'intervento della giurisdizione penale.


Il CNDDU auspica che il Parlamento affronti l'esame del disegno di legge attraverso un confronto rigoroso, aperto al contributo della magistratura minorile, dell'avvocatura, dell'accademia, delle professioni psicologiche, pedagogiche e sociali, affinché ogni eventuale intervento normativo sia valutato alla luce dei principi costituzionali di ragionevolezza, proporzionalità e personalizzazione della responsabilità penale, che rappresentano presìdi essenziali dello Stato di diritto.


Una politica criminale realmente efficace non si misura esclusivamente dalla capacità di ampliare gli strumenti repressivi, ma dalla sua attitudine a incidere sulle cause strutturali della devianza, coniugando prevenzione, responsabilizzazione, tutela delle vittime e reinserimento sociale dell'autore del reato. L'efficacia della risposta penale dipende infatti dalla sua capacità di rafforzare la fiducia dei cittadini nelle istituzioni e di produrre sicurezza duratura, non soltanto sicurezza percepita.


Il CNDDU ribadisce che la forza dell'ordinamento non risiede nell'alternativa tra fermezza e garanzie, bensì nella capacità di renderle reciprocamente complementari. La certezza della responsabilità, quando accertata nel pieno rispetto delle garanzie costituzionali e della peculiarità della condizione minorile, rafforza la credibilità della giurisdizione e la fiducia dei cittadini. Preservare la funzione educativa della giustizia minorile significa, al tempo stesso, riconoscere che la sicurezza collettiva si costruisce non soltanto attraverso la sanzione del reato, ma anche mediante la prevenzione della recidiva e il recupero della persona. È in questo equilibrio tra legalità, responsabilità, diritti fondamentali ed educazione che si misura la qualità dello Stato costituzionale di diritto e la capacità delle istituzioni di offrire alle nuove generazioni un futuro fondato sulla cultura della responsabilità e del rispetto della dignità umana.


Prof. Romano Pesavento

presidente CNDDU

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