Non tutti la pensano così
L’articolo parte da un p ...

L’articolo parte da un presupposto forte: l’idea che il pensiero espresso rappresenti “i cittadini” nel loro insieme. È un’impostazione suggestiva, ma scorretta. A Lucca e nella Piana esistono opinioni diverse, legittime e motivate, e ridurre il dibattito a una contrapposizione tra “popolo esasperato” e “amministratori che vendono fumo” non aiuta a capire il problema, lo semplifica fino a deformarlo. È vero: il traffico è un problema serio. Ma da qui a sostenere che qualsiasi nuova infrastruttura sia inutile per definizione il passo è lungo. L’articolo dà per scontato che ogni flusso di traffico sia rigido, immutabile, condannato a passare sempre dalle stesse strade. In realtà, la pianificazione dei trasporti dimostra il contrario: le infrastrutture modificano i comportamenti, redistribuiscono i flussi, separano traffico locale e di attraversamento. L’asse viario non nasce per portare tutti ovunque, ma per togliere traffico da dove oggi è costretto a passare, anche quando non dovrebbe. Gli esempi citati (centri commerciali, fabbriche, supermercati) dimostrano un’altra cosa: il problema non è l’asse viario, ma decenni di sviluppo disordinato. Ma usare errori del passato come argomento per bloccare ogni intervento presente è un paradosso logico. Se il territorio è stato costruito male, servono correzioni strutturali, non immobilismo. Dire “ormai è tutto sbagliato, quindi non facciamo nulla” equivale a rassegnarsi. Anche l’idea che un anello o una nuova arteria “non servirebbero comunque” è un’affermazione assoluta, non dimostrata. In molte città europee la realizzazione di assi esterni ha ridotto il traffico nei centri abitati proprio perché ha separato chi deve attraversare da chi deve fermarsi. Non è una bacchetta magica, certo, ma neppure una truffa annunciata. Sul tema dei costi, l’articolo gioca molto sull’indignazione. Parlare di aumento da 78 a 179 milioni senza spiegare cosa è cambiato nel progetto, nei prezzi dei materiali, nelle prescrizioni ambientali e di sicurezza è informazione parziale. I costi delle opere pubbliche negli ultimi dieci anni sono aumentati ovunque, non solo a Lucca, e insinuare che l’unica spiegazione sia il “business dei soliti noti” senza prove concrete è più retorica che analisi. L’impatto ambientale è un tema serio, ma anche qui il tono è apocalittico. Ogni infrastruttura ha un impatto, la differenza sta in come viene mitigato, controllato e compensato. Parlare di “disastro certo”, “pozzi da chiudere”, “assetto idrogeologico compromesso” come se fossero fatti già accertati ignora il ruolo delle valutazioni tecniche, delle prescrizioni degli enti e dei controlli successivi. Non è ambientalismo, è allarmismo. Quanto alle alternative ferroviarie, sono affascinanti e condivisibili sul piano ideale, ma l’articolo evita un dettaglio non secondario: tempi, costi e competenze. Tranvie, metropolitane e raddoppi ferroviari richiedono decenni, miliardi e decisioni che non dipendono solo da un comune o da una piana. Nel frattempo, il traffico esiste oggi. Opporre il “mondo perfetto della rotaia” a qualsiasi soluzione stradale concreta significa, di fatto, non risolvere nulla nel breve e medio periodo. Infine, la questione politica. È legittimo criticare i cambi di posizione degli amministratori, ma trasformarli automaticamente in “presa in giro” è una scorciatoia. Governare significa anche confrontarsi con vincoli, finanziamenti già assegnati, atti commissariali e margini di manovra reali, non solo con gli slogan da campagna elettorale. In sintesi: l’articolo non rappresenta “il pensiero dei cittadini”, ma una delle posizioni in campo, espressa con toni assoluti, sospetti generalizzati e poche concessioni alla complessità. Il dibattito sull’asse viario merita più dati e meno accuse, più analisi comparate e meno certezze gridate. Perché quando si decide tutto “contro”, senza distinguere, il rischio è uno solo: restare fermi mentre i problemi continuano a crescere.
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