Totò e l’affare del secolo: Groenlandia
C’è un filo sottile c ...

Ma come si fa a raccontare simili panzanate? Ricordo un anno che l'amministrazione Tambellini approvò il bilancio nell'estate dopo...
Fate veramente ridere. Il bilancio sarà approvato a giorni come sempre succede nelle amministrazioni anche il mese di gennaio.
D'altra parte questa è una Amministrazione nota per la sua efficienza. Per ora abbiamo qualche notizia sulla crescita esponenziale dell' indebitamento.
Roberto Panchieri - 07/01/2026 17:51
Ma alla fine della festa, ricordi la favola di Esopo (o Fedro? Memoria che se ne va) della cicala e della formica.
Ahr! Ahr! Ahr!
L’articolo parte da un punto legittimo e importante: il mancato rispetto dei tempi di legge per l’approvazione del bilancio comunale è un fatto politico rilevante, che merita attenzione pubblica. Su questo non c’è discussione. Il problema non è ciò che viene segnalato, ma come viene lasciato cadere subito dopo.
Il testo sceglie la strada dell’allusione continua. Si dice che “deve essere successo qualcosa”, si ipotizzano conti che non tornano, uffici che non collaborano, responsabilità diffuse e indistinte. Tutto possibile, certo. Ma così facendo la denuncia si ferma prima del punto decisivo: non prova a distinguere, a circoscrivere, a indicare un livello di responsabilità politica o amministrativa. Il risultato è una sensazione di opacità generale che non chiarisce, ma confonde.
La critica alla stampa, alle opposizioni e agli intellettuali allarga ulteriormente il campo, trasformando un problema preciso in una sorta di malessere indistinto della città. È un’operazione comprensibile sul piano emotivo, meno efficace su quello politico. Quando tutti sono colpevoli, alla fine nessuno lo è davvero. E il nodo centrale perché il bilancio non è arrivato in tempo resta sullo sfondo.
Manca soprattutto un passaggio fondamentale: spiegare ai cittadini perché questa vicenda dovrebbe preoccuparli concretamente. L’esercizio provvisorio viene citato, ma non approfondito nelle sue conseguenze reali sulla vita amministrativa e sulle scelte future. Senza questo passaggio, il rischio è che il fatto resti confinato a una cerchia ristretta di lettori già attenti, invece di diventare una questione collettiva.
In sostanza, l’articolo coglie un segnale vero ma si ferma alla soglia dell’analisi. Accende una luce, poi però non illumina la stanza. In un contesto dove il silenzio è già dominante, servirebbe meno sospensione e più affondo: meno “forse”, meno “qualcosa d’altro”, più ricostruzione, più domande mirate, più pressione sui punti che contano davvero. Solo così una denuncia smette di essere un’impressione e diventa un fatto politico difficile da ignorare.
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