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  • 09/09/2022 21:38

10% in più di morti sul lavoro nel 2021

Lo testimonia il rapporto annuale Inail 10% in più di morti sul lavoro nel 2021 La crescita è proseguita nei primi sette mesi del 2022 dove gli infortuni sono aumentati del 41,1% Tragedia nel porto di Crotone. Esplosione in un rimorchiatore, tre morti e due feriti La fine del mese di agosto segna la riapertura di gran parte delle aziende dopo il periodo di ferie, specialmente dei settori produttivi, e puntualmente si registra l'impennata degli infortuni sul lavoro, o meglio dovremmo dire che riprendono il “normale” (per quanto inaccettabile) andamento. Una strage di operai che possiamo paragonare a una guerra condotta dal capitale contro il proletariato, un bollettino di morti in continuo aumento tanto che è quasi impossibile stargli dietro. Non si tratta di una strage circoscritta a una particolare congiuntura poiché i dati dell'Istat ci dicono che anche sul lungo periodo gli infortuni, compresi quelli mortali, sono in aumento. I numeri relativi all'intero anno 2021, come ci suggerisce lo stesso istituto di statistica, vanno comunque letti tenendo di conto dell'incidenza del Covid. Le denunce di morti sul lavoro sono state 1.361 in totale, in teoria, sono il 19,2% in meno rispetto al 2020 ma in quel caso ben 600 erano legate alla pandemia mentre l’anno scorso si sono ridotte a circa 200, perciò le morti legate a incidenti “tradizionali” sono aumentate del 10%. Gli infortuni in generale sono stati oltre 564 mila (in circa 50 mila casi si tratta di Covid contratto sul posto di lavoro) e anche qui – al netto del virus – c'è un aumento del 20% rispetto al 2020 dove l’incidenza media delle denunce da Coronavirus sul totale degli infortuni è stata di una ogni quattro, mentre nel 2021 è scesa a una su 12. I lavoratori deceduti nel 2021 con riconoscimento di malattia professionale sono stati 820, il 23,6% in meno rispetto al 2020, di cui 154 derivanti dalle malattie provocate dall’amianto: la silicosi/asbestosi. Ma anche qui l'Istat ci suggerisce di prendere i numeri con le molle perchè per la definizione finale delle conseguenze di un infortunio in termini di menomazione, e a maggior ragione per quelli da contagio professionale, occorre un adeguato periodo di tempo, anche molto lungo. La situazione non migliora nel 2022, anzi, i dati diffusi recentemente dall''Istat relativi ai primi sette mesi dell'anno in corso registrano un deciso peggioramento. Le denunce di infortunio sul lavoro presentate entro luglio sono state 441.451, in aumento del 41,1% rispetto alle 312.762 dei primi sette mesi del 2021 (+52,8% rispetto alle 288.873 del periodo gennaio-luglio 2020 e +16,6% rispetto alle 378.671 del periodo gennaio-luglio 2019). Nello scorso mese di luglio il numero degli infortuni sul lavoro denunciati ha segnato un +38,8% nella gestione Industria e servizi (dai 265.499 casi del 2021 ai 368.545 del 2022), un -4,2% in Agricoltura (da 15.450 a 14.798) e un +82,7% nella Pubblica amministrazione (da 31.813 a 58.108). Si osservano incrementi generalizzati degli infortuni in occasione di lavoro in quasi tutti i settori produttivi, in particolare nella Sanità e assistenza sociale (+143,4%), nel Trasporto e magazzinaggio (+137,1%) e nelle Attività dei servizi di alloggio e di ristorazione (+85,2%). I casi mortali sono stati 569, 108 in meno rispetto ai 677 registrati nei primi sette mesi del 2021 (-16,0%), rispetto al periodo gennaio-luglio 2020 (716 decessi) si registrano 147 casi in meno, ma anche in questo caso va tenuto di conto dell'incidenza del covid. Le denunce di malattia professionale protocollate dall’Inail nei primi sette mesi del 2022 sono state 36.163, in aumento di 2.298 casi (+6,8%) rispetto allo stesso periodo del 2021 (10.958 casi in più, per un incremento percentuale del 43,5%, rispetto al pari periodo del 2020). Sono tutti dati che dimostrano che il profitto capitalistico passa davanti a tutto. Il banchiere massone Draghi, il capo dello Stato Mattarella e quello di Confindustria Bonomi avevano promesso che la “ripartenza” dopo il Covid avrebbe tenuto in grande considerazione la sicurezza sul lavoro e gli stessi soldi del PNRR sarebbero stati in parte usati per contenere e ridurre al massimo gli infortuni. Invece, come prevedibile, la ripresa della produzione e delle attività dopo lockdown e limitazioni a causa del Covid, hanno pensato unicamente alla competitività del capitalismo italiano concedendogli maggiori deroghe mentre ai controlli sono dedicate minori risorse, sia umane che finanziarie, il tutto sulla pelle dei lavoratori. Nel frattempo si continua a morire. Il 31 agosto un operaio di origini marocchine è morto a Malgesso in provincia di Varese. L’uomo è morto per arresto cardiocircolatorio, dopo essere rimasto incastrato in un macchinario dell'azienda Tecnofilo srl, che produce griglie metalliche per l’indotto del mercato dell’elettrodomestico. Il giorno precedente Omar Ait Youssef, anche lui originario del Marocco, è caduto da otto metri d’altezza mentre lavorava alla sistemazione di una rete paramassi ad Averara, nel Bergamasco ed è morto alcuni giorni dopo in ospedale. Il 2 settembre un giovane operaio di 31 anni è morto mentre si trovava sul posto di lavoro a Pontevico, in provincia di Brescia. L’incidente è avvenuto nell’azienda Eural Gnutti che produce semilavorati in alluminio. Stando alle prime ricostruzioni, una lastra di diverse centinaia di chili ha schiacciato l’uomo dopo essersi staccata dal soffitto. Lo stesso giorno è morto un'elettricista di 34 anni, Gianluigi Marchesi, schiacciato da un camion in manovra all'interno del piazzale di una ditta di Filago, in provincia di Bergamo. La Lombardia ha il più alto numero di incidenti ma anche la maggiore popolazione lavorativa; le morti sul lavoro avvengono ovunque e in numeri percentuali ai vertici dell'insicurezza ci sono Molise, Valle d'Aosta, Trentino Alto Adige e Toscana. Un altro gravissimo infortunio mortale, che stavolta ha coinvolto più persone, è avvenuto il 31 agosto nel porto di Crotone, in Calabria. Tre uomini sono morti (il comandante egiziano e due lavoratori indiani) e altre due persone sono rimaste ferite, di cui una gravemente, a seguito di una esplosione avvenuta all’interno della sala macchina di un rimorchiatore attraccato per manutenzione al vano motori. Stando ai primi rilievi delle indagini tutt’ora in corso, non erano state neanche attivate le procedure previste per i lavori sul rimorchiatore. “In tutti gli ambiti dove sono in atto comportamenti determinanti per situazioni di pericolo quali anche le lavorazioni a bordo, restano l’elemento centrale nella prevenzione degli incendi e, quindi, incidenti nei porti” scrive in una nota la FILT Cgil nazionale che aggiunge: “Gli incidenti sul lavoro anche mortali non accennano a diminuire e sono il segno evidente della scarsa attenzione dedicata alla sicurezza sui luoghi di lavoro che emerge, purtroppo, anche in questa circostanza considerando l’assoluto dispregio delle regole primarie per effettuare determinate lavorazioni a bordo”. 7 settembre 2022 PMLI. IT

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