• 25 commenti
  • 26/04/2023 17:03

NO AI MANICOMI

Dopo un evento del genere è forte la tendenza a credere di risolvere tutto con la riapertura dei manicomi,; a Lucca più che mai, condizionati dalle opere di Tobino che effettivamente aveva evidenziato alcune lacune della nuova Legge Basaglia. Ma, attenzione! Nei manicomi finivano anche gay, prostitute, ribelli anticonvenzionali, mogli che non accettavano mariti imposti o che si ribellavano, ecc. Non vorrei ridare alle autorità un tale potere. Rafforziamo piuttosto i presidi territoriali a supporto delle famiglie che al momento sono lasciate sole a gestire pazienti psichiatrici.

I commenti

Riduce in fin di vita la madre, la polizia sfonda la porta e lo arresta
il parente massacrato di botte in difesa della mamma, che ora è in rianimazione

7 maggio 2023

https://www.toscanaindiretta.it/cronaca/2023/05/07/riduce-in-fin-di-vita-la-madre-la-polizia-sfonda-la-porta-e-lo-arresta/175732/






E’ ricoverata in gravissime condizioni all’ospedale Versilia l’anziana madre, disabile, colpita alla testa con calci e pugni dal figlio 32enne nella sua casa a Marina di Pietrasanta.

Una furia selvaggia che solo per un miracolo non è finita in tragedia grazie alle volanti del commissariato di Forte dei Marmi, competente territorialmente, che si sono fiondate sul posto salvando la donna, nota maestra in pensione, che nonostante le ferite è riuscita a contattare la polizia. Gli agenti, per mettere fine al pestaggio, hanno dovuto forzare la porta. Ammanettato, il figlio, accusato di tentato omicidio, si trova ora in cella nel carcere di Lucca, a disposizione dell’autorità giudiziaria.

Anche un parente che era intervenuto in difesa della donna è stato massacrato di botte e ora è in rianimazione.

Il 32enne, Nazareno Mancini, ha manifestato altre volte turbe psichiche rendendosi protagonista di episodi noti alle cronache: nel dicembre del 2017 dette fuoco al piano terra dell’abitazione a Tonfano e, a Viareggio, a dicembre scorso, a bordo di una Mini di colore azzurro, in fuga, imboccò contromano la via San Martino, a due passi dal lungomare, falciando alcune biciclette, una rastrelliera, dei motorini, altre auto e un palo e speronò una macchina della polizia.

Quasi un copione analogo, con una persona affetta da tempo, e in cura, per problemi psichiatrici, con il rischio di scrivere un nuovo caso Seung.

Sotto choc i vicini di casa, e i turisti con le case estive, che hanno assistito la scena e che si augurano che l’anziana e il parente si possano riprendere.

marco - 07/05/2023 20:10

Psichiatra uccisa. Gianluca Seung: reati e violenze. Tutti sapevano ma il sistema ha fallito

Scambi di mail, documenti trasmessi da un ufficio all’altro e un fitto elenco di enti coinvolti. Ecco perché né il Tso né le misure di sorveglianza sono state eseguite. E l’evitabile è accaduto




«Seung va fermato": è il concetto espresso in una pec inviata dalla Questura di Lucca al Comune di Viareggio e, per conoscenza, alla Prefettura di Lucca, all’Azienda Usl Toscana Nord Ovest e al Commissariato di Polizia di Viareggio.

Una missiva data 4 aprile 2023, benché, in realtà, in epigrafe ci sia un clamoroso refuso. Una marchiano errore corretto dalla firma digitale, ma di per sé indicativo del caos creatosi in questa drammatica storia che di errori ne ha molti e di ben più gravi. Ma è solo il primo cortocircuito (è questa la parola più appropriata) di una serie che copre tra la fine di marzo (quando Gianluca Paul Seung si presenta negli uffici della Questura di Lucca) e il 21 aprile quando, secondo l’accusa, massacra (forse con un mattarello o con un hilmocho nunchakus usato nell arti marziali) la dottoressa Barbara Capovani.
Cosa è accaduto? La dirigente della Questura annota: "Alla luce del suo comportamento pericoloso e recidivo si chiede di valutare un accertamento sanitario per valutarne le condizioni di salute e l’adozione di eventuali necessari od opportuni provvedimenti". Da qui, appunto, l’invio della pec al Comune di Viareggio. L’adozione di un Tso, infatti, come prevede la legge 833 del 1978, è "un provvedimento che viene emanato dal sindaco" sulla base di due certificazioni ("una proposta formulata da un primo medico, che valuta le condizioni del soggetto, e un parere di un medico della Asl, al quale spetta l’eventuale convalida della proposta"). Così non appena ricevuta la pec dalla Questura, l’amministrazione viareggina l’ha "subito inoltrata" agli uffici competenti, vale a dire quelli dell’Asl.


E qui emerge un primo buco nero: Gianluca Paul Seung, nonostante i trascorsi sanitari, non ha un medico di base che possa redigere la prima certificazione necessaria. L’incartamento quindi, a questo punto, passa all’autorità sanitaria. Ma nessuno – stando agli atti che La Nazione ha potuto visionare – firma le due certificazioni necessarie al sindaco ad emettere il Tso. Che fa l’Usl? Secondo quanto riferiscono dalla direzione generale da noi interpellata, "la segnalazione – in cui si raccontavano i fatti e si chiedeva di effettuare ulteriori accertamenti sulla persona – non era passata assolutamente inosservata: era stata inoltrata subito ai vari enti interessati per sollecitare la nomina dell’amministratore di sostegno, fondamentale per eseguire accertamenti sulla persona, vista la sua contrarietà agli stessi". A chi spetta la nomina dell’amministratore di sostegno? Al giudice tutelare del Tribunale di Lucca. E in effetti, come confermano sempre dalla direzione generale dell’Azienda Usl Toscana Nord Ovest, "una settimana dopo quella segnalazione, il 13 aprile era stato nominato come amministratore di sostegno un legale, che però poi ha rifiutato la nomina, come altri successivamente". Nessuno, quindi, si prende carico di Seung. E lui resta libero di circolare, salire su un treno e da Torre del Lago raggiungere Pisa. Attendere, per due giorni, che la dottoressa Capovani esca dal reparto e colpirla, ripetutamente alla testa e al volto, fino a massacrala. Cancellando, forse, nel suo delirio i mostri che affollavano la sua mente. Un cortocirucito da qualunque angolazione lo si guardi.


Un percorso, quello di Seung dall’ospedale verso casa, che è stato notato da alcuni passanti. Ci sono dunque altre persone che lo avrebbero visto in quel venerdì che ha cambiato molte vite, una vicino al Santa Chiara e l’altra quando era già più lontano. "Sembrava nascondesse qualcosa". Forse proprio l’arma, mai ritrovata. L’uomo - come ricostruisce uno dei suoi legali, l’avvocato Parrini - dopo l’assoluzione per l’aggressione al vigilante al Tribunale di Lucca - avrebbe avuto a metà maggio l’udienza davanti al magistrato di sorveglianza per verificarne la pericolosità sociale e applicare eventualmente una misura di sicurezza. Potrebbe essere legata proprio a questo l’aggressione così violenta alla dottoressa Capovani che aveva firmato la sua dimissione, nel 2019, con una diagnosi che di fatto lo avrebbe reso invece imputabile? Una domanda che resta per ora senza un perché.


Dal Web la Nazione







Seung andava fermato, furono disposti un Tso e misure di sicurezza. Mai attuati: perché?
Seung andava fermato, furono disposti un Tso e misure di sicurezza. Mai attuati: perché?
Nelle ultime settimane si erano mossi la questura e il tribunale di Lucca. Ma l’iter per l’attuazione dei provvedimenti è andato a rilento. Autopsia: una decina di colpi alla testa, forse utilizzato un mattarello






Lucca, 29 aprile 2023 – Nemmeno un mese prima dell’aggressione alla dottoressa Barbara Capovani, era stata fatta richiesta di Tso su Gianluca Paul Seung, ma qualcosa si è ingolfato. Ad avanzarla era stata la questura di Lucca, dopo che il 35enne aveva seminato il caos negli uffici. Questo è solo uno degli ultimi retroscena che emergono intorno all’uomo di Torre del Lago, notoriamente problematico, accusato di aver aggredito a morte la dottoressa Barbara Capovani, la sera del 21 aprile, fuori dal reparto di psichiatria al Santa Chiara di Pisa. Mentre Seung tace, oggi tutto il resto parla di lui. Dei suoi fantasmi, dei suoi vizi mentali, della sua storia e dei suoi precedenti, di cosa si poteva fare per fermarlo, e quindi ci si chiede se è stato fatto tutto o qualcosa è sfuggito.


Domande che nascono con facilità, alle quali rispondere è però più complicato. Ciò che si può fare è ricostruire i vari tasselli di questa storia, che nasce molto prima di quel tragico venerdì sera. Gianluca Paul Seung, è stato detto a ripetizione negli ultimi giorni, ha nel suo curriculum vari episodi di aggressioni. Sosteneva pesanti teorie complottiste che spesso trovavano spazio sui social, ma altrettanto spesso si concretizzavano in querele ed esposti che portava negli uffici di varie procure, nei tribunali, anche a costo di violare divieti e fogli di via. È proprio per questo che il 30 marzo Seung era andato in questura a Lucca. Per sporgere denuncia. Non si sa verso chi o per quale motivo, ma dopo discorsi sconnessi e deliranti, quando gli animi hanno iniziato a scaldarsi, ha estratto lo spray al peperoncino dalla tasca spruzzandolo addosso ai presenti. Un episodio che non stupì più di tanto e non fece scalpore. Quel tipo di reazioni da parte sua erano note alle forze dell’ordine. In quel caso venne denunciato e mandato via, se la cavò così.

Poi, però, dalla stessa questura sarebbe partita una richiesta di Tso al Comune di residenza, quindi Viareggio (indirizzata per conoscenza anche a prefettura e ospedale), ma non avrebbe avuto seguito. Il motivo non è noto. Così come non si sa ancora a che punto fosse arrivato l’iter per attuare le misure di sicurezza disposte nei confronti di Seung dal giudice di Lucca, alla fine di uno degli ultimi processi a suo carico, in merito a un’aggressione avvenuta nel 2022 verso il vigilante del tribunale lucchese. Seung era stato assolto perché secondo la perizia psichiatrica era "incapace di intendere e di volere". Ma alla luce di un’accertata "pericolosità sociale" il giudice aveva disposto le misure di sicurezza: libertà vigilata o ricovero in una struttura. Da quanto appreso l’iter era iniziato: a gennaio di quest’anno la sentenza era diventata definitiva e a febbraio era stata trasmessa dal pm delle esecuzioni di Lucca al magistrato di sorveglianza (competenza della Procura di Pisa). Mancavano gli ultimi step, non proprio immediati: la conferma della pericolosità e l’esecuzione della misura tramite il centro di salute mentale competente. Intanto, nelle scorse ore, è stata eseguita l’autopsia sul corpo martoriato della psichiatra. Secondo quando emerge da fonti investigative l’arma utilizzata per il delitto potrebbe essere un mattarello da cucina, probabilmente in legno.

Un utensile brandito con ferocia, prima colpendo Capovani alla testa e poi finendola con una decina di colpi anche sul volto. Una sequenza dell’orrore che non ha lasciato scampo alla dottoressa. E il delitto di Barbara Capovani scuote l’intero Paese: molte altre città, dopo l’iniziativa partita da Pisa, stanno organizzando per mercoledì prossimo fiaccolate silenziose per le strade del centro. Una marcia funebre per ricordare la psichiatra pisana, ma anche per denunciare i continui rischi degli operatori sanitari, sia in corsia che negli ambulatori.

© Riproduzione riservata

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Psichiatra uccisa. Gianluca Seung: reati e violenze. Tutti sapevano ma il sistema ha fallito
Scambi di mail, documenti trasmessi da un ufficio all’altro e un fitto elenco di enti coinvolti. Ecco perché né il Tso né le misure di sorveglianza sono state eseguite. E l’evitabile è accaduto.




Firenze, 30 aprile 2023 – «Seung va fermato": è il concetto espresso in una pec inviata dalla Questura di Lucca al Comune di Viareggio e, per conoscenza, alla Prefettura di Lucca, all’Azienda Usl Toscana Nord Ovest e al Commissariato di Polizia di Viareggio.

Una missiva data 4 aprile 2023, benché, in realtà, in epigrafe ci sia un clamoroso refuso. Una marchiano errore corretto dalla firma digitale, ma di per sé indicativo del caos creatosi in questa drammatica storia che di errori ne ha molti e di ben più gravi. Ma è solo il primo cortocircuito (è questa la parola più appropriata) di una serie che copre tra la fine di marzo (quando Gianluca Paul Seung si presenta negli uffici della Questura di Lucca) e il 21 aprile quando, secondo l’accusa, massacra (forse con un mattarello o con un hilmocho nunchakus usato nell arti marziali) la dottoressa Barbara Capovani.
Cosa è accaduto? La dirigente della Questura annota: "Alla luce del suo comportamento pericoloso e recidivo si chiede di valutare un accertamento sanitario per valutarne le condizioni di salute e l’adozione di eventuali necessari od opportuni provvedimenti". Da qui, appunto, l’invio della pec al Comune di Viareggio. L’adozione di un Tso, infatti, come prevede la legge 833 del 1978, è "un provvedimento che viene emanato dal sindaco" sulla base di due certificazioni ("una proposta formulata da un primo medico, che valuta le condizioni del soggetto, e un parere di un medico della Asl, al quale spetta l’eventuale convalida della proposta"). Così non appena ricevuta la pec dalla Questura, l’amministrazione viareggina l’ha "subito inoltrata" agli uffici competenti, vale a dire quelli dell’Asl.


E qui emerge un primo buco nero: Gianluca Paul Seung, nonostante i trascorsi sanitari, non ha un medico di base che possa redigere la prima certificazione necessaria. L’incartamento quindi, a questo punto, passa all’autorità sanitaria. Ma nessuno – stando agli atti che La Nazione ha potuto visionare – firma le due certificazioni necessarie al sindaco ad emettere il Tso. Che fa l’Usl? Secondo quanto riferiscono dalla direzione generale da noi interpellata, "la segnalazione – in cui si raccontavano i fatti e si chiedeva di effettuare ulteriori accertamenti sulla persona – non era passata assolutamente inosservata: era stata inoltrata subito ai vari enti interessati per sollecitare la nomina dell’amministratore di sostegno, fondamentale per eseguire accertamenti sulla persona, vista la sua contrarietà agli stessi". A chi spetta la nomina dell’amministratore di sostegno? Al giudice tutelare del Tribunale di Lucca. E in effetti, come confermano sempre dalla direzione generale dell’Azienda Usl Toscana Nord Ovest, "una settimana dopo quella segnalazione, il 13 aprile era stato nominato come amministratore di sostegno un legale, che però poi ha rifiutato la nomina, come altri successivamente". Nessuno, quindi, si prende carico di Seung. E lui resta libero di circolare, salire su un treno e da Torre del Lago raggiungere Pisa. Attendere, per due giorni, che la dottoressa Capovani esca dal reparto e colpirla, ripetutamente alla testa e al volto, fino a massacrala. Cancellando, forse, nel suo delirio i mostri che affollavano la sua mente. Un cortocirucito da qualunque angolazione lo si guardi.


Un percorso, quello di Seung dall’ospedale verso casa, che è stato notato da alcuni passanti. Ci sono dunque altre persone che lo avrebbero visto in quel venerdì che ha cambiato molte vite, una vicino al Santa Chiara e l’altra quando era già più lontano. "Sembrava nascondesse qualcosa". Forse proprio l’arma, mai ritrovata. L’uomo - come ricostruisce uno dei suoi legali, l’avvocato Parrini - dopo l’assoluzione per l’aggressione al vigilante al Tribunale di Lucca - avrebbe avuto a metà maggio l’udienza davanti al magistrato di sorveglianza per verificarne la pericolosità sociale e applicare eventualmente una misura di sicurezza. Potrebbe essere legata proprio a questo l’aggressione così violenta alla dottoressa Capovani che aveva firmato la sua dimissione, nel 2019, con una diagnosi che di fatto lo avrebbe reso invece imputabile? Una domanda che resta per ora senza un perché.





Seung andava fermato, furono disposti un Tso e misure di sicurezza. Mai attuati: perché?
29 apr 2023
Seung andava fermato, furono disposti un Tso e misure di sicurezza. Mai attuati: perché?
Nelle ultime settimane si erano mossi la questura e il tribunale di Lucca. Ma l’iter per l’attuazione dei provvedimenti è andato a rilento. Autopsia: una decina di colpi alla testa, forse utilizzato un mattarello







Lucca, 29 aprile 2023 – Nemmeno un mese prima dell’aggressione alla dottoressa Barbara Capovani, era stata fatta richiesta di Tso su Gianluca Paul Seung, ma qualcosa si è ingolfato. Ad avanzarla era stata la questura di Lucca, dopo che il 35enne aveva seminato il caos negli uffici. Questo è solo uno degli ultimi retroscena che emergono intorno all’uomo di Torre del Lago, notoriamente problematico, accusato di aver aggredito a morte la dottoressa Barbara Capovani, la sera del 21 aprile, fuori dal reparto di psichiatria al Santa Chiara di Pisa. Mentre Seung tace, oggi tutto il resto parla di lui. Dei suoi fantasmi, dei suoi vizi mentali, della sua storia e dei suoi precedenti, di cosa si poteva fare per fermarlo, e quindi ci si chiede se è stato fatto tutto o qualcosa è sfuggito.


Domande che nascono con facilità, alle quali rispondere è però più complicato. Ciò che si può fare è ricostruire i vari tasselli di questa storia, che nasce molto prima di quel tragico venerdì sera. Gianluca Paul Seung, è stato detto a ripetizione negli ultimi giorni, ha nel suo curriculum vari episodi di aggressioni. Sosteneva pesanti teorie complottiste che spesso trovavano spazio sui social, ma altrettanto spesso si concretizzavano in querele ed esposti che portava negli uffici di varie procure, nei tribunali, anche a costo di violare divieti e fogli di via. È proprio per questo che il 30 marzo Seung era andato in questura a Lucca. Per sporgere denuncia. Non si sa verso chi o per quale motivo, ma dopo discorsi sconnessi e deliranti, quando gli animi hanno iniziato a scaldarsi, ha estratto lo spray al peperoncino dalla tasca spruzzandolo addosso ai presenti. Un episodio che non stupì più di tanto e non fece scalpore. Quel tipo di reazioni da parte sua erano note alle forze dell’ordine. In quel caso venne denunciato e mandato via, se la cavò così.

Poi, però, dalla stessa questura sarebbe partita una richiesta di Tso al Comune di residenza, quindi Viareggio (indirizzata per conoscenza anche a prefettura e ospedale), ma non avrebbe avuto seguito. Il motivo non è noto. Così come non si sa ancora a che punto fosse arrivato l’iter per attuare le misure di sicurezza disposte nei confronti di Seung dal giudice di Lucca, alla fine di uno degli ultimi processi a suo carico, in merito a un’aggressione avvenuta nel 2022 verso il vigilante del tribunale lucchese. Seung era stato assolto perché secondo la perizia psichiatrica era "incapace di intendere e di volere". Ma alla luce di un’accertata "pericolosità sociale" il giudice aveva disposto le misure di sicurezza: libertà vigilata o ricovero in una struttura. Da quanto appreso l’iter era iniziato: a gennaio di quest’anno la sentenza era diventata definitiva e a febbraio era stata trasmessa dal pm delle esecuzioni di Lucca al magistrato di sorveglianza (competenza della Procura di Pisa). Mancavano gli ultimi step, non proprio immediati: la conferma della pericolosità e l’esecuzione della misura tramite il centro di salute mentale competente. Intanto, nelle scorse ore, è stata eseguita l’autopsia sul corpo martoriato della psichiatra. Secondo quando emerge da fonti investigative l’arma utilizzata per il delitto potrebbe essere un mattarello da cucina, probabilmente in legno.

Un utensile brandito con ferocia, prima colpendo Capovani alla testa e poi finendola con una decina di colpi anche sul volto. Una sequenza dell’orrore che non ha lasciato scampo alla dottoressa. E il delitto di Barbara Capovani scuote l’intero Paese: molte altre città, dopo l’iniziativa partita da Pisa, stanno organizzando per mercoledì prossimo fiaccolate silenziose per le strade del centro. Una marcia funebre per ricordare la psichiatra pisana, ma anche per denunciare i continui rischi degli operatori sanitari, sia in corsia che negli ambulatori.

Tso - 30/04/2023 12:49

28 aprile 2023 – Colpi mortali alla testa e al volto. La violenza che non ha lasciato scampo a Barbara Capovani emerge dai risultati dell’autopsia eseguita oggi, 28 aprile, dal medico legale Marco Di Paolo. La psichiatra è stata aggredita mortalmente fuori dal suo reparto venerdì scorso all’ospedale Santa Chiara di Pisa, ed è stata uccisa con almeno una decina di colpi alla testa e al volto, sferrati con un oggetto contundente “molto duro e smussato”, come un mattarello. I colpi hanno raggiunto la donna prima alla testa, mentre dava le spalle al suo aggressore ed era intenta a slegare la bicicletta per fare ritorno a casa, e poi nella ragione cranio-facciale, e dunque sferrati frontalmente dall'omicida.

Dell'omicidio è accusato Gianluca Paul Seung, 35enne di Torre del Lago (Lucca), suo ex paziente, che da domenica si trova rinchiuso in regime di custodia cautelare nel centro clinico del carcere Don Bosco di Pisa. Gli inquirenti gli contestano anche l'aggravante della premeditazione. Entro 60 giorni il medico legale consegnerà alle parti le sue conclusioni rispetto all'esame autoptico eseguito oggi e finalizzato anche a individuare l'oggetto utilizzato durante l'aggressione.

zuzzolino - 28/04/2023 23:29

Vero, ma la maggior parte dei lettori della Voce sono persone che cercano uno scambio di opinioni, breve e conciso. A me personalmente, quando vengo sulla Voce, più che i fatti (trovabili ovunque su qualunque giornale), interessa molto di più ciò che le persone hanno da dire in proposito. Purché lo dicano abbastanza in breve. Nel mondo moderno (giusto o sbagliato che sia) nessuno ha tempo di leggere cose lunghe, a meno che farlo non sia intrinseco nel suo lavoro (come nel caso degli psichiatri che lei legittimamente cita, ma che non credo costituiscano la maggioranza dei lettori qui) o stia dedicandosi, per hobby, a leggere un libro.

In ogni caso, come già detto, finché si agisce con cortesia, qui si può postare di tutto. Inclusa la mia opinione che nessuno legga alcunché più lungo di dieci frasi.

Anonimo - 28/04/2023 22:39

Gli abstract sono alla base leggono anche psichiatri qui

Zizzola - 28/04/2023 20:47

Dategli un altro nome ma le REMS sono manicomi in piccolo con sbarre e polizia interna la soluzione è solo farne di più

Fab - 28/04/2023 20:46

La soluzione (come per altri ambiti) va ricercata nel rafforzamento della medicina territoriale.
Ovviamente sono favorevole a strutture più snelle per i casi conclamati pericolosi e violenti come il tizio di torre del lago. Per intenderci anche io sono contro il concetto di assoluzione per incapacità di intendere e volere. Ma il ritorno del concetto di manicomio proprio no.

anonimo - 28/04/2023 19:00

Finché agisce con educazione chiunque può postare ciò che vuole su questo sito, ma sappiate che ritengo molto difficile che qualcuno legga cose così lunghe. Magari riassumetelo con parole vostre costruendo il discorso in modo da evidenziare ciò che volevate sottolineare...

anonimo - 28/04/2023 13:19

Eh sì!
Mi sa che quei tipi li, assai numerosi, e che se ne 'intendono', essendo tuttologi di un certo tipo, non le dicono le altre soluzioni, per un motivo molto semplice.
Per andare sulla Luna ci sono sicuramente 'altre soluzioni'...
per completare l'affermazione e non lasciare puntini sotttintesi,
ci si potrebbe mettere molto semplicemente 'con il cavallo senza peso di Astolfo' oppure 'con un più sicuro sommergibile', ma,
ma forse in quel caso riaprirebbero davvero il manicomi...
Ci sarebbe un altro motivo più prosaico, la paura che gli rubino l'idea geniale!
Che geni! Che geni!

anonimo - 28/04/2023 11:21

Pisa, 28 aprile 2023 – Seung si trova, per il momento, nel Centro diagnostico terapeutico o centro clinico (ora nominato Sai, servizio assistenziale integrato) dell’Asl Toscana Nord ovest, “in grado di accogliere detenuti di media e di alta sicurezza”. Si tratta di una struttura dove si effettuano cure, di ogni genere, a seconda delle necessità delle persone recluse. L’uomo, che è accusato dell’omicidio della psichiatra Barbara Capovani, arrestato tra sabato e domenica, è stato portato nella casa circondariale “Don Bosco” di Pisa e subito messo in questa area. A breve potrebbe essere trasferito in altra sezione, o in un’altra città.


E’ la dottoressa Bianca Maria Melis, responsabile del presidio sanitario all’interno dell’istituto pisano, a spiegare come funziona il ricovero. Il 35enne è seguito dal personale penitenziario come tutti gli altri detenuti, ma non ha una terapia medica, come è stato scritto da alcuni in questi giorni.

Dottoressa, come mai, allora, Seung si trova nel centro?

"Non è qui per cause sanitarie. E’ stato isolato, inizialmente, per motivi legati alla diffusione del Covid, arrivando lui dall’esterno. Ma anche per ragioni di sicurezza, per tutelare lui stesso e gli altri. Il giudice per le indagini preliminari ha disposto la custodia cautelare in carcere per il pericolo che possa reiterare il reato”.


Come funziona la struttura che dirige?

"E’ un piccolo ospedale, nato oltre 60 anni fa, all’interno del carcere, ce ne sono pochi in tutta Italia. Lavoro qui dal 1991. Grazie anche al legame che si è instaurato con il personale dell’Spdc del Santa Chiara, siamo riusciti a creare una collaborazione con gli psichiatri. Ci sono dunque molti specialisti”.

Quindi conoscevate anche la dottoressa Capovani.

"Sì e siamo molto addolorati per questa tragedia”.


Come funziona il servizio?

“Ci sono 27 posti letto. Abbiamo anche un ambulatorio chirurgico, la sala vera e propria è chiusa da due anni, ahimé, per lavori. Inviamo i pazienti con patologie gravi, che non riusciamo a gestire noi, all’esterno. Ci sono persone ricoverate per malattie di vario genere, sia chirurgiche che non, tossicodipendenti, pazienti con problemi circolatori, cardiaci, tutto ciò che riguarda la medicina”.


Chi sono i vostri utenti?

“Riceviamo detenuti per la maggior parte dalla Toscana, dall’Umbria e anche fuori regioni. Di fatto, copriamo il territorio dei provveditorati regionali”.

E il giovane Seung?

“Non è qui per motivi sanitari, ma, come detto, di sicurezza per la sua e l’incolumità altrui”.

Ma gli sono stati prescritti medicinali? Almeno così è stato

Uno - 28/04/2023 11:14

l setting delle REMS tra sicurezza e riabilitazione: il punto di vista della psichiatria
BY
CORRADO VILLELLA
,
ALESSIA D'ANDREA
,
GIOVANNA PAOLETTI
e
GIUSEPPE NICOLÒ
2 NOVEMBRE 2022
di
Corrado Villella
,
Alessia D'Andrea
,
Giovanna Paoletti
e
Giuseppe Nicolò
Residenze per l’esecuzione delle misure di sicurezza (REMS): un possibile equilibrio tra esigenze di sicurezza e prospettive riabilitative alla luce della sentenza della Corte Costituzionale n. 22/2022. Il setting delle REMS tra sicurezza e riabilitazione: il punto di vista della psichiatria

di Corrado Villella, Alessia D’Andrea, Giovanna Paoletti, Giuseppe Nicolò 1



Abstract

L’articolo, redatto da psichiatri che operano nelle REMS, diviso in due parti, intende contribuire al dibattito innescato dalla sentenza 22/2022 della Corte Costituzionale. La seconda sezione sottolinea la necessità di garantire le indispensabili condizioni di sicurezza agli utenti ed al personale e valorizza la prospettiva riabilitativa in cui si iscrive il lavoro delle REMS, proponendo alcune riflessioni teoriche su questo setting di cura.

Introduzione
La sentenza della Corte costituzionale n. 22/2022 ha evidenziato una serie di criticità emerse in seguito all’entrata in vigore del decreto legge n. 211/2011 recante “Interventi urgenti per il contrasto della tensione detentiva determinata dal sovraffollamento delle carceri”, innescando un vivace dibattito pubblico, dapprima sulle riviste giuridiche1, quindi anche su testate generaliste. A questa discussione, in qualità di psichiatri che lavorano nelle REMS sin dalla loro istituzione, intendiamo contribuire individuando dei punti su cui riteniamo opportuno un confronto tra la cultura psichiatrica e quella giuridica. Questa sezione segue una prima parte già pubblicata su questa rivista (consultabile qui https://lamagistratura.it/penale-e-sorveglianza/rems-liste-dattesa-e-dimensionamento-dei-servizi-il-punto-di-vista-della-psichiatria/).

Sicurezza
La sentenza della Corte Costituzionale n. 22/2022, citando il Ministero della Giustizia, individua un ulteriore ostacolo nel funzionamento del sistema nella «sottovalutazione delle problematiche relative alla sicurezza interna ed esterna alle R.E.M.S.», ove gli operatori incontrano difficoltà «estreme […] nella gestione dei pazienti psichiatrici connotati da personalità particolarmente violente ed aggressive».

Prima della riforma, negli Ospedali Psichiatrici Giudiziari la sicurezza era chiaramente affidata al corpo di Polizia Penitenziaria, mentre le REMS hanno una gestione esclusivamente sanitaria, che non dispone di strumenti efficaci nel prevenire reati che non siano sintomatici di un disturbo mentale. In questi anni abbiamo assistito ad un grande numero di episodi di aggressività che hanno comportato poche conseguenze in termini di danni fisici subiti dal personale o da altri utenti, ma anche, seppur meno frequenti, ad agiti violenti che hanno determinato lesioni a danno di altri utenti o hanno esposto a pericoli gli operatori delle REMS.

Gli aspetti relativi a questa tematica andrebbero considerati come determinanti nella strutturazione del setting di cura della REMS, individuando soluzioni rispettose delle esigenze degli utenti e dei mandati professionali del personale sanitario. Sul tema l’illustre psichiatra forense Ugo Fornari2 sottolinea che i comportamenti criminosi dei nostri pazienti non vanno sempre considerati quali sintomi del disturbo mentale, specie nei casi di pazienti trattati, la cui sintomatologia è in fase di remissione. Lo stesso autore3 evidenzia che al personale sanitario non spettano compiti di sorveglianza e neutralizzazione polizieschi, qualora i comportamenti dei pazienti non siano da interpretare come sintomi del disturbo o qualora trattamenti adeguati non abbiano sortito gli effetti sperati.

Altra questione di difficile gestione, nell’ambito della tutela sanitaria dei nostri utenti, è la necessità di garantire accertamenti o trattamenti sanitari non erogabili all’interno della struttura, che pur non configurandosi quali prestazioni urgenti, non sono differibili: si pensi, a titolo di esempio, alle visite infettivologiche periodiche necessarie per la prescrizione delle terapie antiretrovirali a pazienti portatori di infezione al virus HIV o HCV. In diverse occasioni ci siamo trovati a dover garantire l’accompagnamento – da parte di soli professionisti sanitari – di alcuni presso i centri di riferimento, anche in condizioni cliniche di compenso psicopatologico solo parziale. In tali condizioni il professionista sanitario si trova a dover scegliere tra il rischio di riattivazione della patologia infettiva a causa dell’interruzione delle cure e il rischio di fuga o della messa in atto di nuovi reati.

Ci preme sottolineare che la tutela della sicurezza dei luoghi di cura non è frutto di istanze custodialistiche, ma un obiettivo imprescindibile delle organizzazioni sanitarie, tanto che le aggressioni ai danni degli operatori sanitari e degli utenti, al pari dei suicidi e tentati suicidi, sono individuate dal Ministero della Salute come eventi sentinella, ovvero eventi avversi di particolare gravità, che causano morte o gravi danni al paziente e che determinano una perdita di fiducia dei cittadini nei confronti del Servizio Sanitario, oggetto di monitoraggio da parte dello stesso Ministero.

Alcuni settori della pubblica opinione tendono a negare l’utilità di risorse quali le guardie particolari giurate, metal detector, grate sulle finestre, videosorveglianza, stigmatizzandole come un retaggio di una mal definita “cultura carceraria”. A nostro avviso, tali misure strutturali garantiscono piuttosto la sicurezza degli utenti limitando l’accesso ad oggetti potenzialmente pericolosi. Tali misure strutturali sono infatti indicate dalla “Raccomandazione per prevenire gli atti di violenza a danno degli operatori sanitari” del Ministero della Salute4.

Citiamo inoltre i Centers for Diseases Control and Prevention5, che, ad esempio, indicano tra le strategie prioritarie per la prevenzione del suicidio quello di creare ambienti protettivi, riducendo l’accesso a strumenti potenzialmente pericolosi per i soggetti a rischio suicidario. Il XVIII rapporto Antigone6 sulle condizioni di detenzione ci informa dell’elevato tasso di suicidi e di gesti autolesivi nella popolazione detenuta, mentre, purtroppo, alcune meta-analisi sottolineano la scarsa forza statistica dei modelli di valutazione del rischio suicidario, la cui predittività appare subottimale7-9. Di fronte all’impossibilità di prevedere quando un soggetto a rischio possa mettere effettivamente in atto un gesto autolesivo, appare prioritario attuare tutte le possibili strategie strutturali di prevenzione.

La creazione di un ambiente sicuro consente, in modo che solo ai meno avveduti può sembrare paradossale, maggiori margini di libertà nella vita quotidiana interna alla struttura, limitando il senso di minaccia cui sono esposti gli utenti nelle nostre Residenze, oltre agli stessi operatori.

Il setting della REMS deve contemperare la tutela dei diritti dei nostri utenti, che accedono alle REMS su disposizione dell’Autorità Giudiziaria e non per libera scelta individuale, con le esigenze di cura di condizioni di tale complessità.

Ad esempio, occorre ricordare che buona parte delle comunità terapeutiche che ospitano pazienti con disturbi da uso di sostanze, al fine di prevenire le recidive, impone agli utenti una limitazione all’accesso di visitatori, all’uso del telefono, alle uscite dei pazienti. Spesso i pazienti dimessi dalle REMS perché inviati presso tali strutture in regime di libertà vigilata, incontrano maggiori restrizioni di quelle cui erano sottoposti durante la misura detentiva, restrizioni funzionali alla prosecuzione dell’astensione dalle sostanze stupefacenti.

Alcuni sistemi sanitari stranieri individuano specifici percorsi di trattamento in contesti forensi, ad esempio il National Health System Britannico gestisce direttamente tre ospedali psichiatrici ad alta sicurezza, finanzia 57 strutture a media sicurezza ed altre a bassa sicurezza, al fine di garantire un ambiente di cura adeguato in base alle precipue necessità degli utenti, che vengono considerati in una prospettiva evolutiva10. Molti stati hanno anche delle unità forensi territoriali, altri prevedono servizi differenziati in base alle esigenze cliniche11.

In Italia oltre alle REMS, che appaiono idonee alla gestione di pazienti da media-sicurezza, ma che non dispongono di strumenti atti a contrastare l’aggressività predatoria o pazienti psichiatrici molto violenti, non sono previsti servizi psichiatrici dedicati agli utenti forensi; l’utilizzo di modelli già sperimentati in altri contesti potrebbe semplificare i processi di presa in carico, individuando dei percorsi che consentano progressivamente maggiori margini di libertà, pur mantenendo delle caratteristiche di maggiore protezione degli stessi utenti e della collettività.

Stati Mentali, scopi, obiettivi personali
Un aspetto da valorizzare delle riforme che hanno portato al superamento degli OPG è l’intervento dei centri di salute mentale nel definire dei progetti di cura alternativi, che presuppongano l’impegno del paziente nell’aderire alle cure. Sul tema della prospettiva riabilitativa in cui si iscrive il lavoro delle REMS intendiamo evidenziare alcuni aspetti teorici he dovrebbero guidare il lavoro clinico.

Come suggerito dall’Organizzazione Mondiale della Sanità12, i servizi comunitari per la salute mentale hanno bisogno di includere un approccio basato sulla recovery, ovvero al processo di recupero di una vita significativa, come definita dalla persona stessa.
La definizione degli obiettivi del trattamento vanno definiti in accordo col paziente; tali obiettivi devono essere realistici, dipendenti da ciò che è nel potere del paziente, appropriati e adeguati alla situazione, alle circostanze e al contesto, in accordo con altri scopi e con i valori perseguiti dal paziente13. Il modello della Terapia Dialettica Comportamentale, sviluppato per pazienti gravemente disregolati come quelli affetti da disturbo borderline di personalità, stimola a tal fine i pazienti, nella fase di pretrattamento, a creare la propria rappresentazione di “una vita degna di essere vissuta”, verso cui orientare il lavoro di cura14,15.
Una particolarità del setting forense è che i nostri pazienti non formulano autonomamente una richiesta di cure, che sono invece imposte dall’autorità giudiziaria tramite l’applicazione della misura di sicurezza. Una sfida cruciale del terapeuta che opera nell’ambito della REMS è quello di stabilire e mantenere un clima terapeutico collaborativo, con una chiara definizione dei ruoli e del setting di cura. Il terapeuta dovrà aiutare il paziente a raggiungere scopi funzionali, sviluppando strategie relazionali alternative a quelle dei cicli interpersonali problematici, fattori di mantenimento di alcuni dei disturbi di personalità più frequenti tra i nostri utenti16.
Su ogni paziente andranno individuati degli obiettivi concreti e delle strategie per realizzarli, acquisendo gradualmente maggiori margini di autonomia e favorendo lo sviluppo di stati mentali di autoefficacia positiva.
Le azioni sono guidate o regolate da scopi, ovvero sulla base di una rappresentazione del loro esito e in funzione di esso, e le emozioni fungono da indicatore rispetto a quanto si approssimi o ci allontani dal suo raggiungimento17. Un setting di cura che non sia tarato sul raggiungimento di obiettivi personali di vita può divenire un fattore patogeno, generando demotivazione, se non veri e propri stati mentali problematici, che in pazienti disregolati possono condurre a gesti impulsivi, anche in senso auto od eterolesivo.
Va inoltre sottolineata l’inefficacia di un trattamento basato esclusivamente sulla punizione la quale è, infatti, una delle tecniche meno efficaci per modificare il comportamento nel lungo periodo. Ciò in quanto: 1) ha un effetto minore rispetto alla gratificazione fornita dal comportamento che si intende sopprimere; 2) sopprime il comportamento indesiderato solo in presenza della persona che lo punisce, mentre in sua assenza il comportamento si ripresenta; 3) non insegna strategie alternative, anzi tende ad offrire la punizione come modello di comportamento. Il ricorso massivo alla punizione tende inoltre a creare un clima terapeutico negativo, non favorendo la cooperazione tra il curante ed il paziente14.

In questo contesto si iscrive la progressiva concessione di benefici, quali la possibilità di svolgere attività esterne o di fruire di licenze a domicilio. Alcune di queste aperture appaiono inoltre indispensabili ai fini della riabilitazione, ad esempio per soddisfare la necessità di poter acquistare capi di vestiario, o recarsi presso gli uffici pubblici per ottenere o rinnovare i documenti. In un’ottica evolutiva, sarebbe inoltre opportuno individuare dei percorsi di reinserimento lavorativo in contesti protetti. In questa direzione abbiamo sviluppato dei progetti di riabilitazione vocazionale, volti a stimolare gli internati a svolgere delle attività che contribuiscano al decoro ed al funzionamento della struttura. A tal proposito evidenziamo che ognuno di questi passaggi comporta dei margini di rischio, ad esempio di allontanamento o di reiterazione del reato. Tuttavia tali passaggi sono indispensabili nel contesto di un trattamento che miri al recupero di maggiori autonomie ed al reinserimento sociale dei nostri utenti: al clinico spetterà valutare le condizioni di compenso psicopatologico e l’adeguatezza del progetto rispetto a tale presupposto mentre, come spora specificato, esula dalle competenze sanitarie la vigilanza su comportamenti dettati da volontà predeterminata degli utenti e messi in atto scientemente.



Bibliografia:

1 Gualtieri (2022) L’applicazione delle misure di sicurezza detentive e il “malfunzionamento strutturale” del sistema delle REMS, secondo C. Cost., sentenza n. 22 del 2022: un punto di svolta nel percorso di superamento degli ospedali psichiatrici giudiziari Giustizia Insieme, 07/02/2022

2 Fornari (2008): Perizia psichiatrica- parte generale, in Trattato di Psichiatria Forense, quarta edizione, Torino, UTET

3 Fornari (2008): Deontologia e responsabilità in psicologia e in psichiatria cliniche e forensi. In Trattato di Psichiatria Forense, quarta edizione, Torino, UTET

4 Ministero della Salute (2007) “Raccomandazione per prevenire gli atti di violenza a danno degli operatori sanitari”

5 https://www.cdc.gov/suicide/resources/prevention.html consultato in data 30/10/2022

6 M. Miravalle (2022) “Pazze galere. Esiste una “questione psichiatrica” nel sistema dell’esecuzione penale?” XVIII Rapporto Antigone sulle condizioni di Detenzione

7 Chung, D. T., Ryan, C. J., Hadzi-Pavlovic, D., Singh, S. P., Stanton, C., & Large, M. M. (2017). Suicide Rates After Discharge From Psychiatric Facilities: A Systematic Review and Meta-analysis. JAMA Psychiatry, 74(7), 694–702. https://doi.org/10.1001/jamapsychiatry.2017.1044;

8 Franklin JC, Ribeiro JD, Fox KR, Bentley KH, Kleiman EM, Huang X, Musacchio KM, Jaroszewski AC, Chang BP, Nock MK. Risk factors for suicidal thoughts and behaviors: A meta-analysis of 50 years of research. Psychol Bull. 2017 Feb;143(2):187-232. doi: 10.1037/bul0000084. Epub 2016 Nov 14. PMID: 27841450

9 Schafer, K. M., Kennedy, G., Gallyer, A., & Resnik, P. (2021). A direct comparison of theory-driven and machine learning prediction of suicide: A meta-analysis. PloS one, 16(4), e0249833. https://doi.org/10.1371/journal.pone.0249833).

10 Holley, J., Weaver, T. & Völlm, B. The experience of long stay in high and medium secure psychiatric hospitals in England: qualitative study of the patient perspective. Int J Ment Health Syst 14, 25 (2020). https://doi.org/10.1186/s13033-020-00358-7

11 Goethals (2018) Forensic Psychiatry and Psychology in Europe. Springer

12 Organizzazione Mondiale della Sanità (2013) Piano d’azione per la salute mentale 2013-2020

13 Gragnani A, De Sanctis B, Romano G (2021): Il processo terapeutico: obiettivi, strategia, contratto e regole della terapia, in Perdighe C, Gragnani A (a cura di) : Psicoterapia Cognitiva: Comprendere e curare i disturbi mentali, Milano, Raffaello Cortina.

14 Linehan (2015): DBT Skilss Training manual, 2nd edition. The Guilford Press

15 Swenson C.R. (2018) I Principi della DBT in azione. Accettazione, cambiamento e dialettica. Milano, Raffaello Cortina

16 Carcione A, Nicolò G (a cura di) (2016) Curare i casi complessi: la terapia metacognitiva interpersonale, Bari, Laterza.

17 Castelfranchi C, Miceli M. (2002): Architettura della Mente: Scopi, conoscenze e loro dinamica, in C. Castelfranchi, F. Mancini, M. Miceli: Fondamenti di cognitivismo clinico, Fondamenti di Cognitivismo Clinico, Bollati Boringhieri, 2002, pagg. 45-62.

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Gli autori:

Corrado Villella, Direttore UOSD “REMS Minerva e REMS Merope” – Palombara Sabina Dipartimento di Salute Mentale e Dipendenze Patologiche ASL Roma 5

Alessia D’Andrea, Referente REMS Merope – Palombara Sabina Dipartimento di Salute Mentale e Dipendenze Patologiche ASL Roma 5

Giovanna Paoletti, Direttrice UOSD “REMS Castore e REMS Polluce” – Subiaco Dipartimento di Salute Mentale e Dipendenze Patologiche ASL Roma 5

Giuseppe Nicolò, Direttore del Dipartimento di Salute Mentale e Dipendenze Patologiche ASL Roma 5

***

La prima parte dell’articolo è disponibile al link https://lamagistratura.it/penale-e-sorveglianza/rems-liste-dattesa-e-dimensionamento-dei-servizi-il-punto-di-vista-della-psichiatria/
Residenze per l’Esecuzione delle Misure di SicurezzaFonte”, fonte: ausl.re.it .

mario - 28/04/2023 09:25

Fino a circa 50 anni fa l'impianto delle leggi che regolavano l'internamento risaliva all'epoca fascista.

anonimo - 28/04/2023 05:33

Omicidio Barbara Capovani, svolta sulla legge Basaglia. Il governo apre alle modifiche: "Oggi nuove malattie mentali"
Summit psichiatri-ministro, la presidente Dell’Osso: servono 10mila operatori in più per garantire i servizi. Schillaci istituisce un tavolo tecnico per rafforzare prevenzione e assistenza
La dottoressa Barbara Capovani, 55
Roma, 27 aprile 2023 – La legge Basaglia può e deve essere modificata, "non è un tabù, anche considerando che oggi solo il 25% dei pazienti in cura presso i dipartimenti di salute mentale sarebbe stato un tempo suscettibile di ricovero nei manicomi cancellati proprio dalla 180/78. Il resto è composto da malati che soffrono di patologie inedite a quei tempi, dalle dipendenze comportamentali agli esordi psichici dovuti all’uso di cannabinoidi". Sullo sfondo dell’aggressione mortale alla collega di Pisa, per bocca della loro presidente eletta, Liliana Dell’Osso, gli psichiatri aprono alla revisione della normativa simbolo della cura della malattia mentale, tra l’altro invocata in campo politico dalla Lega. Ma questo non significa riaprire gli ospedali psichiatrici quanto piuttosto, chiarisce il vertice della Società italiana di psichiatria, "ragionare su uno snellimento delle procedure di attivazione dei Tso (Trattamenti sanitari obbligatori), su un incremento del personale medico e infermieristico della psichiatria del territorio e dei posti letto delle Rems (Residenze per le misure di sicurezza) che hanno sostituito, tra il 2013 e il 2015, gli ospedali psichiatrici giudiziari".

Professoressa, le Rems sono il punto debole del sistema di trattamento e cura dei malati mentali?


"Queste strutture sanitarie residenziali accolgono autori di reato pericolosi socialmente, ma segnati da un vizio totale o parziale di mente. Attualmente sono poche, 30 in tutta Italia, e sovraffollate. La conseguenza è che questi malati, ai quali va garantita in primo luogo la cura più che la custodia a dispetto di quanto succedeva negli ospedali psichiatrici, finiscono in gestione ai servizi di salute mentale territoriale".

Aumentando così i rischi per infermieri e psichiatri dei dipartimenti?

"Assolutamente sì, stiamo parlando comunque di pazienti che hanno un profilo criminologico. È materia più dei criminologi che esclusiva degli psichiatri".

Dai servizi di salute mentale territoriale arriva la richiesta di 10mila operatori, tra medici e infermieri.

"I tagli lineari, che da anni colpiscono la sanità, hanno messo in crisi tutti i settori della medicina. In psichiatria sentiamo particolarmente la carenza di personale, data la delicatezza delle patologie che trattiamo. Siamo esposti ad aggressioni quotidiane, delle quali 7 su dieci colpiscono sanitari donne".

Siete contenti dell’incontro di ieri con il ministro della Salute, Orazio Schillaci?


"Sì, è un giusto passo quello di costituire un nuovo tavolo tecnico sulla psichiatria. Così come accogliamo favorevolmente il via libera a un confronto parlamentare sull’intera materia legislativa inerente la Psichiatria".

Compresa la legge 180/78…

"Tutto è modificabile. Ricordiamoci che i manicomi, i quali hanno avuto una loro importanza storica quando vennero istituiti alla fine del ’700, non sono stati chiusi per merito di psichiatri illuminati o politici progressisti".

Che cosa allora ha fatto la differenza?

"Lo sviluppo della farmacologia, con l’introduzione degli psicofarmaci che hanno permesso di curare a domicilio pazienti altrimenti destinati agli ospedali psichiatrici. D’altra parte, va chiarito che questo riguarda la possibilità di deistituzionalizzazione dei pazienti psichiatrici: per gli autori di reato è altra cosa".




Esyy - 28/04/2023 01:09



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PENALE E SORVEGLIANZADIRITTO E SOCIETÀ
REMS, liste d’attesa e dimensionamento dei servizi: il punto di vista della psichiatria
di Corrado Villella, Alessia D'Andrea, Giovanna Paoletti e Giuseppe Nicolò- 2 NOVEMBRE 2022


Residenze per l’esecuzione delle misure di sicurezza (REMS): un possibile equilibrio tra esigenze di sicurezza e prospettive riabilitative alla luce della sentenza della Corte Costituzionale n. 22/2022. Liste d’attesa e dimensionamento dei servizi: il punto di vista della psichiatria

di Corrado Villella, Alessia D’Andrea, Giovanna Paoletti, Giuseppe Nicolò 1



Abstract

L’articolo, redatto da psichiatri che operano nelle REMS, intende contribuire al dibattito innescato dalla sentenza 22/2022 della Corte Costituzionale. Il testo è diviso in due parti; la prima sezione affronta il tema delle liste d’attesa, da un lato indicando fattori che possono determinare l’impropria permanenza in REMS di utenti le cui condizioni psicopatologiche consentirebbero l’adozione di progetti di cura alternativi, dall’altro sottolineando la necessità di dimensionare i servizi di salute mentale sulla base di studi che valutino le reali esigenze epidemiologiche. Gli autori invitano ad affrontare il tema della tutela della salute mentale tra i pazienti autori di reato nell’ottica della creazione di una rete tra servizi territoriali, REMS ed articolazioni per la tutela della salute mentale, che spesso si trovano a curare gli stessi utenti in fasi diverse della loro esistenza.



Introduzione
La sentenza della Corte costituzionale n. 22/2022 ha evidenziato una serie di criticità emerse in seguito all’entrata in vigore del decreto legge n. 211/2011 recante “Interventi urgenti per il contrasto della tensione detentiva determinata dal sovraffollamento delle carceri”, innescando un vivace dibattito pubblico, dapprima sulle riviste giuridiche1 quindi anche su testate generaliste. A questa discussione, in qualità di psichiatri che lavorano nelle REMS sin dalla loro istituzione, intendiamo contribuire individuando dei punti su cui riteniamo opportuno un confronto tra la cultura psichiatrica e quella giuridica.

Attualità della pericolosità sociale
Le sentenze n. 139 dell’8/7/1982 della Corte Costituzionale e la sentenza n. 249 del 15/07/1983 della Corte Costituzionale hanno stabilito che la pericolosità sociale va valutata al tempo dell’applicazione della misura di sicurezza. Attualmente osserviamo un tempo medio di attesa, su scala nazionale, di circa 10 mesi tra l’ordinanza di applicazione della misura di sicurezza e la sua effettiva esecuzione – ciò in un contesto in cui la Magistratura ha recepito l’indicazione di fare ricorso al ricovero in REMS solo come estrema ratio- con l’effetto paradossale di dover attendere per l’ingresso in REMS un tempo quasi pari a quello della durata prevista della misura di sicurezza. Molti dei pazienti inseriti in lista d’attesa sono stati nel tempo intercorrente presi in carico dai Dipartimenti di Salute Mentale ed avviati a trattamenti alternativi, spesso in strutture residenziali psichiatriche, e dopo mesi di trattamento hanno visto migliorare la propria condizione psicopatologica. Per cui, a volte, l’ingresso in REMS va ad interrompere dei percorsi di cura già proficuamente avviati e non riscontra una reale esigenza clinica. Molti magistrati tendono a rivalutare pertanto l’effettiva necessità di applicare la misura detentiva prima di dare esecuzione al provvedimento, ma tale decisione è lasciata all’iniziativa personale, non essendo stata codificata dal legislatore.

Rete con gli Istituti Penitenziari
Molti degli utenti delle REMS si sono resi autori negli anni di più reati e non in tutti i procedimenti penali viene riscontrata una condizione di non imputabilità rispetto ai diversi fatti costituenti reato. Lo stesso paziente può trovarsi ad essere ritenuto imputabile, anche per precise strategie difensive, in alcuni procedimenti, non imputabile in altri, in altri ancora affetto da vizio parziale. Le esigenze di cura vanno però valutate rispetto alle condizioni psicopatologiche evidenziatesi nell’attualità durante il periodo detentivo, che possono differire rispetto a quelle in cui il soggetto versava all’atto della commissione del reato, rispetto alle quali si valuta la condizione di imputabilità.

Ricordiamo peraltro che un’indagine epidemiologica condotta negli istituti penitenziari statunitensi ha rilevato una prevalenza dei disturbi di personalità nei due terzi della popolazione detenuta2.

Si pongono quindi due questioni:

1) il tema di realizzare le condizioni per garantire il diritto alle cure al grande numero di detenuti che presentano disturbi di ordine psicopatologico3, oltre a realizzare un numero di posti letto nelle articolazioni per la tutela della salute mentale, previste dal medesimo d.l. n. 211/2011, adeguato rispetto alle esigenze della popolazione detenuta, che andranno valutate con opportuni studi epidemiologici;

2) la necessità di avviare la presa in carico da parte dei centri di salute mentale dei territori di residenza già durante la detenzione in carcere, senza attendere l’ingresso in REMS, per indirizzare a percorsi di cura alternativi i pazienti che grazie ai trattamenti ricevuti, presentino condizioni psicopatologiche per cui appaia più indicato un setting di cura diverso dalla REMS.

Ostacoli amministrativi alle dimissioni
Segnaliamo alcune difficoltà di ordine amministrativo incontrate nel processo di presa in carico territoriale, che in alcune occasioni hanno ostacolato le dimissioni di alcuni utenti dalle REMS.

In particolare segnaliamo problematiche legate alla compartecipazione di spesa necessaria all’inserimento in alcune strutture quali le Residenze Sanitarie Assistenziali, uno dei possibili setting di cura in cui sarebbe possibile trattare alcuni pazienti con quadri psicopatologici stabilizzati, per i quali le esigenze assistenziali superino quelle riabilitative.

In questi anni abbiamo assistito a diversi casi di pazienti cancellati dalle liste anagrafiche dei comuni di residenza poiché irreperibili, in violazione del diritto dei detenuti a conservare la propria residenza nel luogo ove vivevano prima dell’arresto. Ciò costituisce un fattore ostativo alla presa in carico territoriale nei casi in cui sia necessario l’intervento dei servizi sociali comunali, e più generalmente all’ottenimento di documenti d’identità ed alla fruizione dei diritti individuali4.

Appare opportuno evidenziare che ai fini della continuità e dell’integrazione di servizi nel processo assistenziale appare necessario individuare chiaramente il coinvolgimento delle istituzioni locali, per le competenze precipue.

La Conferenza Unificata nell’accordo del 26 novembre 20095 fissava criteri per l’attribuzione della competenza territoriale sugli internati rispetto ai Dipartimenti di Salute Mentale, senza citare tuttavia le amministrazioni comunali, cui è istituzionalmente affidato il ruolo degli interventi di sostegno sociale6 nonché il rilascio dei documenti d’identità.

Riportiamo inoltre la problematica segnalataci da alcuni colleghi dei Centri di Salute Mentale, per i cittadini extracomunitari, che al termine della misura di sicurezza detentiva e durante l’esecuzione della misura di sicurezza della libertà vigilata, non avrebbero titolo per l’iscrizione al Sistema Sanitario Nazionale, se sprovvisti di permesso di soggiorno, che non è sempre possibile ottenere, in presenza di reati ostativi.

Occorre porre queste problematiche all’attenzione del legislatore e delle istituzioni locali al fine di individuare dei percorsi strutturati che consentano di avviare a misure alternative tutti i pazienti per cui la magistratura ritenga possibile, valutate le condizioni psicopatologiche, convertire la misura di sicurezza da detentiva a non detentiva, a tutela dei diritti individuali ed a beneficio delle liste d’attesa.

Stranieri comunitari
Sottolineiamo inoltre che le nostre REMS ospitano diversi cittadini di stati membri dell’Unione Europea, comunitari, sprovvisti di rete sociale in Italia, le cui famiglie vivono nel Paese d’origine; per loro sarebbe auspicabile prevedere la possibilità di eseguire la misura di sicurezza nello stato di cui sono cittadini, analogamente a quanto previsto per le pene detentive7.

6. Dimensionamento dei servizi

Le considerazioni sopra riportate servono da invito ai giuristi ad elaborare soluzioni utili ad evitare l’impropria permanenza in REMS per utenti le cui condizioni psicopatologiche consentirebbero la formulazione di progetti di cura alternativi.

Siamo però consapevoli della necessità di dimensionare i servizi sulla base delle reali esigenze, partendo da studi epidemiologici condotti sulla popolazione detenuta, o quanto meno, ove ciò non sia facilmente realizzabile, da indicatori quali il numero di pazienti in lista d’attesa per le REMS, il numero di sentenze in cui sia riconosciuta una condizione di vizio totale e di vizio parziale, il numero di detenuti in trattamento psichiatrico ospitati negli Istituti Penitenziari.

Svariati argomenti, tra quelli sopra esposti, invitano ad affrontare il tema della tutela della salute mentale tra i pazienti autori di reato nell’ottica della creazione di una rete tra servizi territoriali, REMS ed articolazioni per la tutela della salute mentale, che spesso si trovano a curare gli stessi utenti in fasi diverse della loro esistenza.



Bibliografia

1 Gualtieri F. (2022) L’applicazione delle misure di sicurezza detentive e il “malfunzionamento strutturale” del sistema delle REMS, secondo C. Cost., sentenza n 22 del 2022: un punto di svolta nel percorso di superamento degli ospedali psichiatrici giudiziari. Giustizia Insieme il 7 Febbraio 2022

2 Peter Tyrer, Geoffrey M Reed, Mike J Crawford (2015) : Classification, assessment, prevalence, and effect of personality disorder Lancet 2015; 385: 717–26

3 M. Miravalle (2022) “Pazze galere. Esiste una “questione psichiatrica” nel sistema dell’esecuzione penale?” XVIII Rapporto Antigone sulle condizioni di Detenzione

4 Morozzo Della Rocca (2021) “Diritti negati e responsabilità eluse nella gestione dei servizi anagrafici” Questione Giustizia in data 14/07/2021

5 Conferenza Unificata (2009) Accordo, ai sensi dell’articolo 9, del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281, concernente la definizione di specifiche aree di collaborazione e gli indirizzi di carattere prioritario sugli interventi negli Ospedali Psichiatrici Giudiziari (OPG) e nelle Case di Cura e Custodia (CCC) di cui all’allegato C al D.P.C.M. 1° aprile 2008. Accordo del 26/11/2009

6 D.P.R. n. 616 del 24 luglio 1977, art.25

7 Manuale sul trasferimento delle persone condannate e le pene detentive nell’Unione europea, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea del 29/11/2019.

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Nota 1 – Gli autori

Corrado Villella, Direttore UOSD “REMS Minerva e REMS Merope” – Palombara Sabina Dipartimento di Salute Mentale e Dipendenze Patologiche ASL Roma 5

Alessia D’Andrea, Referente REMS Merope – Palombara Sabina Dipartimento di Salute Mentale e Dipendenze Patologiche ASL Roma 5

Giovanna Paoletti, Direttrice UOSD “REMS Castore e REMS Polluce” – Subiaco Dipartimento di Salute Mentale e Dipendenze Patologiche ASL Roma 5

Giuseppe Nicolò, Direttore del Dipartimento di Salute Mentale e Dipendenze Patologiche ASL Roma 5

***

Leggi la seconda parte dell’articolo al link https://lamagistratura.it/penale-e-sorveglianza/il-setting-delle-rems-tra-sicurezza-e-riabilitazione-il-punto-di-vista-della-psichiatria/

Dina - 28/04/2023 00:54

Ritengo altre le soluzioni e poi non dicono quali sarebbero troppo facile non dare una idea alternativa eventuale

Ester - 28/04/2023 00:48

Ritengo altre le soluzioni.
Che bbello!
Altre 'soluzioni'.
Da manuale!!!!!

... - 27/04/2023 20:55

È ovvio che oggi non avremmo le stesse discriminazioni descritte, che comunque ci sono state fino alla fine degli anni 70 (e non al periodo fascista). Semplicemente ne avremo di altre, legate a pregiudizi moderni. Non voglio certo negare il problema psichiatrico, ci mancherebbe. Ritengo altre le soluzioni.

anonimo - 27/04/2023 19:07

Residenze per l'esecuzione delle misure di sicurezza (REMS)
aggiornamento: 10 luglio 2018

Le Residenze per l’esecuzione delle misure di sicurezza sono previste dalla l. 81/2014 per accogliere le persone affette da disturbi mentali, autrici di reati, a cui viene applicata dalla magistratura la misura di sicurezza detentiva del ricovero in ospedale psichiatrico giudiziario o l'assegnazione a casa di cura e custodia.

Le REMS hanno sostituito gli Ospedali psichiatrici giudiziari (OPG) aboliti nel 2013 e chiusi definitivamente il 31 marzo 2015, anche se l’internamento nelle nuove strutture ha carattere transitorio ed eccezionale in quanto applicabile "solo nei casi in cui sono acquisiti elementi dai quali risulti che è la sola misura idonea ad assicurare cure adeguate ed a fare fronte alla pericolosità sociale dell'infermo o seminfermo di mente”.

La gestione della residenza e delle sue attività è di esclusiva competenza della Sanità mentre le attività di sicurezza e di vigilanza esterna nonché l’accompagnamento dei pazienti in ospedali o ad altre sedi sono svolte, tramite specifico accordo, d'intesa con le prefetture. Con l’autorità prefettizia vanno concordati anche gli interventi delle forze dell’ordine competenti per territorio, nelle situazioni di emergenza e di sicurezza.

Alla magistratura di sorveglianza compete sorvegliare la residenza.

La legge 9/2012 prevede due tipologie di REMS:

di valutazione e stabilizzazione per la diagnosi e il programma di cura con l'obiettivo di una rapida stabilizzazione della sintomatologia per permettere il passaggio ad una struttura a minore intensità assistenziale
di mantenimento a vocazione riabilitativa e psicosociale
Le REMS funzionanti sono 30 e la gestione delle loro struttura dipende dalle Regioni.

Nidia - 27/04/2023 19:02

Sa che esistono le REMS solo che sono poche con liste di attesa sono i moderni Ospedali psichiatrici Giudiziari.

Vanno ampliati.

Elio - 27/04/2023 19:00

Se chiarite cosa intendete con manicomio allora se ne può parlare. Non trovo fuori luogo l'esistenza di strutture detentive per persone che rientrano al tempo stesso nella categoria dei criminali e dei malati mentali. Non suona necessariamente una cosa da nazisti. Se però si parla di internare tutti i malati mentali e limitare preventivamente la loro libertà, questo a me suona parecchio come un lager nazista! Quindi occorre prima di tutto capire e chiarirsi. Essere malati di mente è un diritto, fare del male agli altri non lo è mai, non esiste scusante o giustificazione (eccetto l'autodifesa), quindi gestire le persone pericolose non è sbagliato, ma gestirle... in quale modo, di preciso? Di questo dobbiamo parlare.

anonimo - 27/04/2023 12:49

Senta, io non sono un convinto sostenitore degli ospedali psichiatrici, ma non si può continuare, a cinquant'anni dall'epoca di Basaglia e soci, ad identificare queste strutture terapeutiche, con il sistema di leggi fasciste che ne regolavano il funzionamento nel dopoguerra. Un conto erano le leggi fasciste ed un'altra cosa sono gli ospedali psichiatrici.

anonimo - 27/04/2023 01:01
@

Ma non siamo nella stessa epoca storica . Dubito possa avvenire quanto di restrittivo prospettato .

Io - 27/04/2023 00:43

ADN1171 7 POL 0 ADN POL NAZ PSICHIATRA UCCISA: ANTONIOZZI (FDI), 'NO A INFERMITA' PRECOSTITUITE PER SEUNG' = Roma, 26 apr. - (Adnkronos) - ''Nel giorno in cui gli organi della dottoressa Capovani vengono donati restituendo bellezza alla vita, diciamo no a infermità precostituite per Gianluca Paul Seung''. Lo afferma Alfredo Antoniozzi, vice capogruppo di Fratelli d'Italia alla Camera. ''Paul Seung si è chiuso nel silenzio - aggiunge Antoniozzi -, certo una strategia difensiva del tutto legittima. Così come è legittimo e fin troppo facile prevedere che i suoi legali chiederanno l'infermità mentale. Però la stessa compianta dottoressa Capovani, medico eccellente, ne aveva tratto un quadro assai chiaro quattro anni fa''. ''Un altro perito parlò di condizioni deliranti - continua Antoniozzi - ma registro le dichiarazioni di psichiatri autorevoli come i professori Nicolò, Dell'Osso, Di Fiorino che parlano di disturbo di personalità. Abbiamo depositato la proposta di legge di modifica del codice penale proprio per superare questa descrizione assai arcaica dei disturbi dì personalità''. ''Attenzione - precisa Antoniozzi - a non fare confusione con il potenziamento della rete psichiatrica, che è un'altra cosa. Non siamo affatto i barbari che vogliono riaprire i manicomi, ma lavoriamo su un principio esattamente opposto, e cioè la normalizzazione dei disturbi di personalità''. ''Alcuni di questi sono disturbi che richiedono assistenza - conclude Antoniozzi - ed è necessario prevedere carceri speciali. Ma pensare che siano uguali penalmente a una psicosi è una offesa ai veri malati''?

Gina - 26/04/2023 23:05

E' un classico.
Come dire che trecento anni fa dove si lavorava esisteva lo schiavsmo, allora eliminiamo tutti i posti dove si lavora.
Che poi è una 'costante' nella mentalità dell'elite, compresa la stessa Legge Basaglia.
Robba da chiodi!

... - 26/04/2023 20:11

Istituti psichiatrici moderni come in tute le nazioni del mondo civili.

Tins - 26/04/2023 19:06

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