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  • 08/08/2026 14:00

DACCI OGGI L' EDITORIALE FILO-RUSSO QUOTIDIANO

DACCI OGGI L' EDITORIALE FILO-RUSSO QUOTIDIANO

Dopo un certo periodo di tempo il direttorissimo è tornato con il marchio di fabbrica degli ultimi anni: l'editoriale sulla guerra in Ucraina con annessa ricostruzione che toglie ai russi gran parte delle responsabilità e le addossa all'occidente e dichiara l'Ucraina finita, per la 4506esima volta dall'inizio del conflitto. Questa volta Travaglio si supera e mette nuovamente in fila le argomentazioni spesso ripetute dagli ambienti filorussi italiani, dice il direttore che la Russia non ha mai chiesto altri territori. Ma questa argomentazione viene ancora una volta (l'ennesima) smentita dai russi stessi. All'inizio del conflitto, Putin in un folle discorso durato ore ha messo in dubbio la sovranità ucraina in diverse occasioni, inoltre l'argomento «è la nazione più vasta del mondo quindi non ha bisogno di territori» è quasi comico dal punto di vista logico: la superficie già posseduta da uno Stato non ha alcuna correlazione sulla volontà dello stesso di acquisire territorio strategicamente importante. Il problema degli editoriali del direttore è sempre quello, il metodo: Ai russi si concede sempre l'interpretazione più razionale possibile. La colonna di Kiev non sarebbe necessariamente un fallimento: magari era pressione negoziale. Il ritiro non sarebbe necessariamente una sconfitta: era un gesto per favorire Istanbul. Le annessioni non sono imperialismo ma la conseguenza del rifiuto ucraino di negoziare. Odessa potrebbe non essere davvero un obiettivo: magari è un bluff per mettere pressione diplomatica a Zelensky. Agli ucraini, invece, attribuisce subito l'interpretazione maggiormente negativa: Kiev «abbandona» la pace e Kiev «vieta» i negoziati. Inoltre, ogni azione russa viene presentata come reazione a una decisione ucraina e non come una propria iniziativa. Putin invade perchè Kiev non tratta, crea zone cuscinetto perchè gli ucraini usano missili occidentali. Proprio sulla questione dei missili occidentali va aperto un capitolo a parte: gli ucraini ormai usano quasi solamente armi di propria creazione per colpire la Russia in profondità e, inoltre, creare zone cuscinetto può allontanare artiglieria e droni a corto raggio ma nulla può contro missili con gittate di migliaia di km. Insomma si mischiano due piani operativi differenti. Anche sull'estensione dell'area del Donbass che i russi richiedono per terminare il conflitto, Travaglio tende a sminuire le richieste russe parlando di "un fazzoletto". Peccato che quel "fazzoletto", sia la fortress belt, una vasta rete di fortificazioni ucraine vitali per la difesa della regione che copre indicativamente un’area vicina ai 1.000 km², sviluppata per circa 50 km tra Kostiantynivka e Sloviansk. Per capirci quanto l'area di Roma. Altro che fazzoletto, caro direttore. Anche sull'avanzata russa il punto è totalmente contestabile: è vero che nel biennio 2024/2025 l'Ucraina ha perso terreno ma è anche vero che nell'ultimo anno l'avanzata russa si è praticamente arenata. Questo editoriale del direttore descrive benissimo il suo metodo: si prendono alcuni fatti veri, si eliminano quasi tutte le tesi dissonanti e si dispongono gli accadimenti in una sequenza nella quale la conclusione desiderata sembra inevitabile. Insomma un gran bel metodo. 

Il metodo Travaglio Da facebook

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