I fondi per la difesa europea, e la nuova supercazzola di Schlein e Conte per stare insieme.
I fondi per la difesa euro ...

I fondi per la difesa europea, e la nuova supercazzola di Schlein e Conte per stare insieme.
di Mario Lavia - https://www.linkiesta.it/2026/08/i-fondi-safe-e-la-nuova-supercazzola-di-schlein-e-conte-per-stare-insieme/
Il campo largo potrebbe presentarsi alla Camera con una sola mozione sulle clausole di salvaguardia nazionale, ma senza fare riferimento al prestito militare di Buxelles: un accordicchio per mostrarsi uniti, ma che potrebbe costringere i riformisti a fare uno strappo, visto che il Pd è sempre più succube dei Cinquestelle sulle armi all’Ucraina e all’Europa.
Accordicchi, pranzetti. Si cerca un impossibile disgelo tra Elly Schlein e Giuseppe Conte: è il gioco delle parti sempre recitato dalla politica. I due si sono visti ieri a pranzo («clima disteso», riferisce il Nazareno), anche per dare l’idea che non c’è nessuna guerra ma non è vero, non c’è alcun avvicinamento («Sull’Ucraina la nostra posizione rimane la stessa», ha detto l’avvocato del populismo).
Sono dunque le ore del bon ton. Anche sul piano parlamentare, con punte anche un po’ grottesche. Si cerca un compromesso tutt’altro che storico tra Pd e M5S sulla risoluzione che verrà votata oggi alla Camera: può essere il modello dei futuri accrocchi sui temi che spaccano, a partire dall’Ucraina.
Il campo largo non vorrebbe presentare ancora una volta varie mozioni, ma una sola. Si vedrà oggi. Prima alla Camera e poi al Senato, Giancarlo Giorgetti terrà le comunicazioni sulle clausole di salvaguardia nazionale, un atto propedeutico alla decisione sulle risorse da destinare alla difesa.
Praticamente sarebbe un voto sull’utilizzo dei fondi Safe. Ma siccome su questo M5S e Avs sono contrari, e il Pd è ancora un po’ guardingo ma non ostile, ieri si pensava di non citare quell’acronimo, Safe, e trovarsi tutti d’accordo su un testo molto tecnico: dove la politica non arriva, c’è sempre l’astuzia parlamentare. Però è ancora da vedere se Pd e M5s riusciranno a mettere un cerottino sulla piaga apertasi in questi giorni tra Conte e Schlein. Ieri sera il testo non piaceva affatto ai riformisti democratici, per cui se non cambia non lo voteranno.
Il copione da teatro dell’assurdo è stato poi seguito ieri a Montecitorio su tutt’altro tema ma di impatto morale anche superiore, e cioè sulla legge istitutiva della giornata per le vittime degli errori giudiziari nel nome di Enzo Tortora, il simbolo della giustizia ingiusta italiana. I contiani avevano fatto capire che avrebbero votato contro la legge, intendendola come un provvedimento contro i magistrati: il partito delle manette non avrebbe potuto accettarlo. Al che il Pd, per evitare un’altra spaccatura, ha suggerito l’astensione del tripartito Pd-M5s-Avs. «Non siamo stati coinvolti», hanno spiegato i democratici: motivazione, diciamo, non proprio fortissima.
La legge è passata con i voti di tutti gli altri. Agli astensionisti, Gaia Tortora, la giornalista figlia di Enzo, ha detto: «Fate pena. Siete incommentabili». In effetti, uno scambio politico sull’altare di un valore come la difesa dall’ingiustizia giudiziaria non è moralmente il massimo. Ma sarà così su tutto. Compromessi, mediazioni, supercazzole pur di evitare rotture con l’avvocato. Ma fino a che punto si rivelerà una tattica efficace?
Bisogna considerare che il malessere che da tempo attraversa i banchi dei parlamentari del Pd, connesso all’incertezza sulle prospettive del partito e, inutile negarlo, sul proprio futuro personale, si gonfia in questi giorni di una nuova paura: che Conte stia correndo lasciando il Pd indietro. Lui sull’Ucraina una linea chiara, chiarissima, ce l’ha. Può fare orrore a chi la considera non a torto filo-russa, addirittura sovrapponibile a quella di Mosca, ma è una posizione netta e, pur nella demagogia, apprezzata anche da tanti elettori del Pd.
La maggioranza, ha detto Pina Picierno, che quel partito lo conosce da quando fu fondato. Allora la domanda è semplice: la questione ucraina, a partire dal sostegno armato per la sua difesa dall’aggressore russo, è un argomento non negoziabile, come dicono i riformisti, oppure no? Questo è il nodo che solo Elly Schlein può sciogliere. Inutile girarci attorno.
La segretaria tiene il punto sulle armi a Kyjiv o in qualche modo cede a Conte? Perché è vano sperare in supercazzole che salvino capre e cavoli: o è sì o è no. L’incubo del Nazareno è che Conte rompa, o che vinca le primarie: in entrambi i casi, per Schlein sarebbe un disastro. Intanto meglio prendere tempo con i pranzetti e i compromessi tutt’altro che storici.
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