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  • 12/09/2026 10:54

Il paradosso di Emma Bonino, celebrata da morta e combattuta da viva.

Quando si faceva arrestare per conquistare diritti civili, quando frequentava le carceri e i dissidenti, la votavano due italiani su cento. Ora che non c’è più, è tutto un profluvio di lodi e di commozione, poi da domani si torna a sostenere i populisti di sinistra e destra.


Emma Bonino ha compiuto un altro, l’ennesimo, miracolo radicale. Ora che se n’è andata, a settantotto anni dopo una malattia che l’ha fiaccata per un decennio senza mai domarla, sembra che tutta l’Italia negli ultimi cinquant’anni sia stata boniniana e radicale, attenta ai diritti civili e non bacchettona, garantista e non giustizialista, impegnata a riscattare i paria della terra e non indifferente. Ovviamente non è così. La storia italiana è diversa.


Emma si merita questa universale celebrazione postuma, per tutto quello che ha fatto, a fianco di Marco Pannella, per il progresso civile del nostro paese e per la difesa dei diritti umani a tutte le latitudini, ma sarebbe stato meglio se gli italiani l’avessero votata allora, o anche solo alle ultime elezioni politiche ed europee, dove non ha superato il quorum, anziché compiangerla adesso.


Scorro su Twitter e su Instagram il carosello di post addolorati di persone di ogni tipo, genuinamente affrante per la morte di Emma, ma tra gli autori dei post riconosco pochi, i soliti, suoi reali compagni di battaglia. Gli altri piangono un’eroina italiana, poi diventata anche una superba statista europea (nominata a Bruxelles da Silvio Berlusconi, mica dalla sinistra che oggi si commuove), ma quando era necessario sostenere le sue battaglie, quando faceva tutte le belle cose che oggi le riconoscono, gli stessi che oggi si dolgono della sua scomparsa guardavano altrove.


C’è stato un lungo periodo in cui Bonino era persona non grata in televisione, tanto che una volta, era la fine del 1986, quarant’anni fa, per comunicare al grande pubblico che il Partito Radicale si sarebbe sciolto se non avesse raggiunto cinquemila iscritti entro l’anno, e diecimila entro il 1987, lei e Pannella si prestarono a un passo di danza al “Maurizio Costanzo show” su Canale 5, perché quello era l’unico modo possibile per farsi ascoltare.


Quando Bonino era in vita, quando si faceva arrestare con Adele Faccio e Adelaide Aglietta, quando frequentava i marciapiedi delle città e le carceri italiane e i dissidenti internazionali, e si batteva per i diritti delle donne e dei detenuti, per la giustizia giusta, per le donne afghane, per la Bosnia e per tutto il resto, be’, Emma Bonino non era così popolare come sembra oggi dal profluvio di commozione social e di paginate sui giornali.


La votavano soltanto due italiani su cento, tranne in un’occasione speciale, alle Europee del 1999, quando furono quasi nove gli italiani su cento che misero incredibilmente la croce sulla lista radicale e intorno alla campagna “Emma for president” che, pochi lo sanno, nacque in sordina per mano di Giovanni Negri all’insaputa di Bonino e soprattutto di Pannella. Poi Pannella fu abilissimo a intestarsela, e Bonino a costruirci il suo mito di eterna candidata a tutto, e poi entrambi a fare il botto alle Europee, ma “Emma for president” era nata come una campagna intraradicale contro Marco cui Emma si prestò molti anni prima della rottura politica con Pannella.


Bene, dunque, che ora tutti celebrino la vita e l’azione politica di Emma Bonino, anche se quando sarebbe davvero servito erano latitanti o la etichettavano radical fascista, sionista, amerikana, liberista, amica dei corrotti e dei terroristi, o assassina. E chissà cosa direbbero oggi le sedicenti femministe della schwa di fronte a una vera gigantessa del femminismo se solo sapessero che lo slogan per la campagna “Emma for president” era “Finalmente l’uomo giusto”.


Non bisogna illudersi, però. Da domani torneranno tutti a sostenere e a votare ancora una volta i populisti e i reazionari di sinistra e di destra.


https://www.linkiesta.it/2026/09/emma-bonino-celebrata-morte-combattuta-vita/

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