IL DIRE E IL FARE
C’è qualcosa di preocc ...

C’è qualcosa di preoccupante nelle scelte politiche concrete e reali che vengono adottate nella Regione Toscana rispetto alla gestione dei rifiuti. Si parla e si scrive molto sull’economia circolare su recupero e riciclaggio, sulla necessità di ridurre drasticamente quello scandaloso 34% di rifiuti che ancora in Toscana vanno a finire in discarica, ma poi, negli ATO, si fanno scelte che vanno nella direzione opposta, ancora prigioniere dentro la gabbia della vecchia cultura dello smaltimento dei rifiuti, ben distante dalla cultura politica della chiusura del ciclo, del riciclaggio e dell’economia circolare. Ci sono due fatti reali, clamorosi, intollerabili, per la loro dimensione e la loro gravità: il primo, il cosiddetto revamping dell’inceneritore di Montale, che brucia rifiuti dal 1978 che alla scadenza dei 50 anni tondi di esercizio, nel 2028, doveva essere chiuso, per un impegno politico preso in tal senso, invece, niente chiusura. Dietro il termine inglese del revamping, dentro il Piano d’Ambito dell’ATO Toscana Centro, c’è la volontà politica di costruire uno nuovo inceneritore da 100 mila ton/anno, cioè esattamente il doppio di quello attuale. Ai cittadini che ancora, nonostante tutto, si fidavano della politica, gli si manda a dire, senza alcuna vergogna e con una bella dose di arroganza: l’accordo politico per la chiusura non vale niente, è carta straccia e chiacchiere al vento, purtroppo dovete necessariamente subire altri 50 anni di emissioni nocive per di più raddoppiate rispetto a quelle subite fino ad oggi. L’altro fatto molto negativo è quello che troviamo nel Piano industriale dell’ATO Toscana costa, dove si prevede la realizzazione di un mega impianto di Ossicombustione con un investimento gigantesco di 180 milioni di euro, un investimento completamente al buio, ad altissimo rischio, per il semplice inconfutabile fatto, che ad oggi, non esiste nel mondo un impianto simile che tratta rifiuti urbani. La taglia di 177mila tonnellate di rifiuti bruciati all’anno, non è certo quella di un piccolo impianto di tipo sperimentale indispensabile per verificare se le previsioni con un software e le simulazioni di laboratorio vengono confermate in fase operativa e a regime. Due impianti, due sistemi diversi, quello di Montale un inceneritore tradizionale, mentre quello di Peccioli un inceneritore che brucia i rifiuti ad altissime temperature, 1500 °C, fattore che consente il cosiddetto effetto Flameless; i rifiuti bruciano, non in presenza di aria e quindi di azoto, ma con ossigeno puro pressurizzato. I due impianti, seppur utilizzando tecnologie diverse hanno in comune la stessa vecchia cultura dello smaltimento dei rifiuti che è cosa ben diversa dalla riduzione, recupero riutilizzo e riciclaggio, attraverso una impiantistica tecnologicamente avanzata, moderna e innovativa che tratta, separa e seleziona, allo scopo di recuperare quanta più materia prima/seconda per riportarla a nuova vita. Se questi due impianti verranno realizzati, il futuro della gestione dei rifiuti, nei due Ambiti territoriali, sarà segnata e condizionata per altri 50 anni. Questi sono due fatti concreti di grande portata, che fanno piazza pulita di quelle pompose introduzioni al Piano regionale dei rifiuti e alle tante buone intenzioni che contiene, ci restituisce una realtà completamente diversa dove si continua ad insistere e a realizzare impianti di smaltimento, ad utilizzare le discariche, ancora una volta prevale sulla politica il sistema forte e consolidato dei tanti interessi coalizzati che contrastano da sempre ogni possibile svolta reale nella politica di gestione dei rifiuti urbani, per non parlare dei rifiuti speciali, che hanno raggiunto la quantità stratosferica di 172 milioni di tonnellate annue contro i 29/30 milioni dei rifiuti urbani. La gestione e il trattamento di questa montagna gigantesca di rifiuti è lasciata completamente ai privati ad aziende che quasi sempre hanno lunghi curriculum di denunce, e condanne per reati ambientali e che hanno la brutta abitudine di prendere spesso fuoco. Nella sola Toscana, negli ultimi 3 mesi, ben 4 di queste aziende sono state completamente distrutte da incendi , con conseguenze ambientali e per la salute dei cittadini intollerabili. Questo sistema ha portato la nostra Regione a collocarsi al 6° posto a livello nazionale nella classifica della vergogna, quella del numero dei reati e dei crimini contro l’ambiente. Credo che sia giunta l’ora di invertire la rotta rispetto alla gestione dei rifiuti solidi urbani e di iniziare con urgenza a costruire in Toscana anche una offerta pubblica di qualità e sicura per la gestione dei rifiuti speciali. Se non lo facciamo ora, quando?
Eugenio Baronti
Responsabile Dipartimento Ambiente regionale di Sinistra Italiana Toscana
Il Baronti è sempre impeccabile nelle sue denunce. Pare che stia all'opposizione. Invece è da decenni in combutta con PD e soci. Denuncia denuncia ma al momento buono il suo partito si candida col PD e giù altri anni di governo a votare tutto quel che passa il PD. Poi va a casa e giù papiri contro il PD. C’è qualcosa di preoccupante nelle scelte politiche concrete e reali che vengono adottate nella Regione Toscana e nel Baronti.
Anonimo - 27/07/2026 18:13C’è qualcosa di preocc ...
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