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  • 17/06/2026 16:06

Oltremusica, educare al suono


Entrare in una sala cinquecentesca e trovarla trasformata in un paesaggio sonoro fatto di microfoni, diffusori acustici, amplificatori, valvole, convertitori, preamplificatori microfonici e tecnologie d'ascolto. Un insieme di oggetti apparentemente eterogenei che, grazie a un allestimento rigoroso ed elegante, trovavano una sorprendente armonia visiva, quasi cinematografica.


Sabato 13 e domenica 14 giugno, a Villa Bottini di Lucca, il pubblico ha avuto l'opportunità di partecipare a un'esperienza rara: vivere dall'interno l'intero processo di realizzazione di una registrazione musicale, dalla scelta e dal posizionamento dei microfoni fino al montaggio e all'ascolto finale del prodotto realizzato.

L'iniziativa, intitolata Toccare il Suono, è uno dei format originali ideati e realizzati da Oltremusica APS, su proposta del musicista ingegnere del suono Mirko Malacarne. Un progetto che unisce divulgazione, esperienza diretta e riflessione sul rapporto tra interprete, tecnologia e ascoltatore.


«Uno degli obiettivi principali dell'attività di Oltremusica» – spiega il direttore artistico Fabrizio Datteri – «è lavorare sui processi di comprensione del linguaggio musicale, aumentando la consapevolezza di ciò che si ascolta. Il tema generale di Dialoghi in Superficie 2026, all'interno del quale si colloca Toccare il Suono, è il rapporto tra soggetto e oggetto osservato da prospettive differenti: il rapporto tra interprete e partitura, tra interprete e prodotto discografico, ma anche tra l'idea musicale e le scelte tecniche necessarie per tradurla in una registrazione. Tutto questo viene affrontato in modo esperienziale e partecipativo, mai attraverso una semplice spiegazione teorica.»


Il pubblico non è stato infatti semplice spettatore. Prima della registrazione ha potuto avvicinarsi ai diversi gruppi di microfoni, ascoltando come la posizione e la tipologia di ripresa modifichino la percezione del suono. Ha poi assistito all'esecuzione musicale condividendo quel silenzio attento che costituisce parte integrante del processo di registrazione; successivamente è entrato nella sala di regia per osservare le operazioni di controllo e montaggio, per infine tornare nello spazio d'ascolto e confrontare il risultato finale con l'esperienza vissuta dal vivo.


Fondamentale è stata la presenza di artisti di grande sensibilità e competenza, capaci non soltanto di offrire esecuzioni di altissimo livello, ma anche di condividere con il pubblico il proprio punto di vista sul fare musica oggi. La cantante Paola Bivona e il contrabbassista Nino Pellegrini hanno rappresentato il mondo del jazz, mentre la violoncellista Fabia Simini ha portato l'esperienza dell'interpretazione storicamente informata e della musica antica. Tutti hanno partecipato con generosità al dialogo con il pubblico, contribuendo a trasformare la registrazione in un momento di confronto e scoperta.


«L’idea dell’evento” – racconta Mirko Malacarne, musicista e ingegnere del suono con una profonda conoscenza del repertorio classico e della pratica esecutiva – “nasce da una convinzione fondamentale: registrare musica significa anzitutto ascoltare. La tecnologia è uno strumento al servizio dell’interpretazione, mai il contrario. La cornice di Villa Bottini, uno dei luoghi più affascinanti e acusticamente più interessanti di Lucca, ha permesso al pubblico di entrare letteralmente dentro il suono, scoprendone sfumature, dettagli e complessità. I musicisti hanno registrato dal vivo davanti al pubblico, che ha potuto osservare e comprendere le problematiche, le scelte e le sfide che caratterizzano una sessione di registrazione professionale. Abbiamo spiegato come la registrazione, in spazi ricchi di identità sonora, serva a preservare l’autenticità dell’esecuzione e il rapporto organico tra interpreti e ambiente, ponendo sempre al centro l’intenzione musicale, la qualità dell’ascolto, il rapporto con i musicisti e il rispetto della partitura. Successivamente abbiamo accompagnato i partecipanti all’interno della sala di regia, dove hanno potuto ascoltare il materiale registrato e scoprire il percorso che conduce dalla ripresa sonora al prodotto finale: il mixaggio, il mastering e la realizzazione del master definitivo. “


Uno degli aspetti più sorprendenti dell'esperienza è stato rappresentato dalle apparecchiature utilizzate. Il suono è stato catturato grazie agli splendidi microfoni ideati e costruiti da Diego Barone, responsabile di Tordolab, un’eccellenza del territorio e autentico artigiano del suono. Il risultato finale è stato poi riprodotto attraverso diffusori elettrostatici di altissima qualità, regalando al pubblico un’esperienza d’ascolto coinvolgente e immersiva.


Tordolab nasce” – spiega Diego Barone – “con il preciso scopo di rendere l'intero processo, dall'evento musicale fino alla sua riproduzione, non solo un passaggio tecnico, ma un ponte invisibile. Il nostro obiettivo è far sì che ogni anello di questa catena sia in grado di preservare e trasmettere intatte le emozioni dell’artista che ha dato vita a quella musica. Obiettivo ambizioso che ci ha visti impegnati per molti anni a sperimentare tra tecniche di registrazione e sistemi di riproduzione, dedicando ogni momento libero a testare componenti e configurazioni. Ogni nostro prodotto è realizzato a mano, uno alla volta, unendo un approccio scientifico rigorosissimo alla cura dell'artigiano cosi da mantenere un controllo totale e continuo su ogni fase della costruzione e garantire prestazioni costanti e ripetibili su ogni singolo pezzo che esce dal laboratorio.”


Ciò che più ha colpito è stata forse la trasformazione del modo di ascoltare. Durante le due giornate il pubblico si è mosso liberamente nello spazio, cambiando posizione, confrontando prospettive sonore differenti, scoprendo quanto l'ambiente, la distanza e il punto di ascolto influenzino profondamente la percezione della musica. Una consapevolezza spesso trascurata, ma fondamentale per comprendere la complessità dell'esperienza musicale.


Più che un laboratorio tecnico, Toccare il Suono si è rivelato un percorso di educazione all'ascolto: un invito a rallentare, ad osservare, a interrogarsi su come nasce il suono e su come esso venga trasformato prima di raggiungere le nostre orecchie. Un'esperienza che ha mostrato come dietro ogni registrazione non vi sia soltanto tecnologia, ma una continua ricerca di equilibrio tra fedeltà, interpretazione e immaginazione.



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