Lucca riscopre Boccherini nella chiesa di San Francesco
Un pomeriggio di musica e memoria nella chiesa di San Francesco ha riportato al centro della scena uno dei figli più illustri di Lucca, Luigi Boccherini. A 221 anni dalla sua morte, la città ha scelto di non limitarsi alla celebrazione formale, ma di far rivivere davvero il compositore attraverso ciò che meglio lo rappresenta: la sua musica. Nel luogo dove riposano le sue spoglie, tra le mura silenziose di una delle chiese più simboliche del centro storico, studenti e maestri del Conservatorio “Luigi Boccherini” hanno dato vita a un appuntamento che aveva il sapore delle cose autentiche, lontane dalla retorica delle commemorazioni di circostanza.
L’iniziativa si è inserita nel percorso di eventi che Lucca dedica ogni anno al musicista nato nel 1743 e considerato uno dei più grandi autori europei del classicismo musicale. Boccherini, violoncellista straordinario e compositore raffinato, trascorse gran parte della sua vita lontano dall’Italia, soprattutto alla corte spagnola, ma il legame con la sua città non si è mai spezzato davvero. Oggi Lucca continua a custodirne la memoria con un’intensità rara, quasi affettuosa, come si fa con certi talenti che il tempo non riesce a consumare.
Nel pomeriggio musicale organizzato in San Francesco, protagonisti sono stati gli allievi della classe di quartetto del professor Paolo Ardinghi, interpreti di pagine che hanno restituito al pubblico tutta la leggerezza elegante e la precisione della scrittura boccheriniana. Non un semplice concerto celebrativo, ma un dialogo tra generazioni: da una parte il compositore che nel Settecento rivoluzionò la musica da camera, dall’altra giovani musicisti chiamati a confrontarsi con una scrittura complessa, delicata e sorprendentemente moderna.
Boccherini viene spesso ricordato solo per il celebre Minuetto, diventato quasi popolare nel senso più ampio del termine, ma la sua produzione è immensa: quintetti, quartetti, sinfonie, musica sacra. Un universo musicale sofisticato che per anni è rimasto in ombra rispetto ai grandi maestri viennesi del classicismo, salvo poi essere riscoperto nel Novecento da interpreti e studiosi. Dentro le sue composizioni c’è un’identità chiarissima: il gusto italiano per la melodia, la ricerca timbrica, il ruolo centrale del violoncello e una scrittura capace di evocare ambienti, strade, atmosfere con una naturalezza quasi cinematografica.
La scelta della chiesa di San Francesco non è casuale. Quel luogo rappresenta un ponte tra la città medievale e la memoria culturale moderna di Lucca. Qui riposano figure importanti della storia lucchese e qui, dal 1927, anche Boccherini. Entrare in quella navata durante un concerto dedicato a lui significa vivere qualcosa che va oltre l’ascolto: è un ritorno alle radici musicali della città, in uno spazio che conserva ancora il fascino del tempo e della tradizione.
In un’epoca in cui tutto corre velocissimo e la cultura spesso si consuma nel tempo di uno schermo acceso, vedere una chiesa riempirsi per ascoltare quartetti d’archi del Settecento ha qualcosa di sorprendente. Forse perché Boccherini, sotto l’eleganza delle sue composizioni, riesce ancora a parlare con una voce profondamente umana, malinconica e luminosa insieme. Ed è proprio questo il motivo per cui Lucca continua a celebrarlo non come un monumento polveroso, ma come una presenza ancora viva nella propria identità culturale.
Francesco L. M.