Lucca aveva un porto. Sotto la città. Collegato all'Oriente.
Lucca aveva un porto. Sott ...

A Lucca il 25 aprile non è stato una cartolina tranquilla. Più che una celebrazione lineare, è sembrato un mosaico fatto di pezzi diversi: istituzioni, associazioni, cittadini, ognuno con il proprio modo di stare dentro quella data che, volenti o nolenti, continua a dire qualcosa anche oggi.
Il corteo promosso dall’assemblea del 25 aprile ha attraversato la città con cori e fumogeni, un tono più acceso rispetto alle cerimonie ufficiali. Non una semplice passeggiata commemorativa, ma una presenza rumorosa, visibile, quasi a voler strappare la ricorrenza dalla ritualità. Il percorso però ha trovato un limite chiaro: il Fillungo, cuore commerciale e simbolico della città, è rimasto fuori. Vietato. Una scelta che pesa, perché lì passa molto più di una strada: passa l’immagine pubblica di Lucca.
E allora il corteo si è fermato ai margini di quel centro “protetto”, come se ci fosse una linea invisibile tra due modi di vivere la memoria. Da una parte chi vuole mantenerla composta, istituzionale, dall’altra chi sente il bisogno di renderla più viva, anche a costo di disturbare.
Nel frattempo, sul piano politico e civile, si prova a rimettere insieme i pezzi. Il messaggio che arriva da alcune voci del territorio è chiaro: il 25 aprile non può continuare a essere terreno di scontro permanente. La memoria della Liberazione, dicono, dovrebbe unire, non diventare ogni anno un campo di battaglia ideologico. Facile a dirsi. Più complicato quando si scende in strada e si incrociano sensibilità diverse, storie personali, letture opposte dello stesso passato.
Le celebrazioni ufficiali si sono svolte come da tradizione, con i momenti istituzionali e i richiami ai valori fondanti della Repubblica. Un registro più sobrio, quasi misurato, che però non riesce più a contenere tutta la complessità che si muove intorno a questa data. Perché il punto è proprio questo: il 25 aprile non è solo memoria, è anche presente. E il presente, si sa, è meno ordinato delle cerimonie.
Resta una sensazione, a fine giornata. Lucca non ha dimenticato, ma nemmeno trovato una sintesi. La memoria c’è, eccome. Solo che non parla con una voce sola. E forse è proprio lì il nodo: pretendere unità dove esistono ancora fratture profonde rischia di essere più retorico che reale.
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