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  • 18/04/2026 16:06

TRENO DELLA MEMORIA 2026 - ISI PERTINI LUCCA

TRENO DELLA MEMORIA 2026 - ISI PERTINI LUCCA

Il peso della storia non si legge solo sui libri; a volte lo si sente nel freddo di una baracca, nel

silenzio irreale di un campo, nelle teche di un Museo. Dal 23 al 27 marzo 2026, la Toscana è

tornata a viaggiare verso la Polonia con la tredicesima edizione del Treno della Memoria.

Tra i 400 studenti a bordo e 50 insegnanti provenienti da tutta la Toscana, c’era anche una

delegazione di studenti e studentesse dell’ISI Pertini di Lucca, accompagnata dalla

professoressa Katia Giannelli. Finanziato da Regione Toscana con il Fondo Sociale Europeo

nell’ambito del Programma Operativo Regionale 2021-2027, il progetto organizzato dalla

Fondazione Museo della Deportazione e Resistenza di Prato ha coinvolto le scuole

secondarie di secondo grado e gli studenti universitari della Toscana con un obiettivo

preciso: mantenere viva la memoria storica, parlando di deportazioni, resistenza e

persecuzioni dei regimi totalitari del Nazismo e del Fascismo.

Il tema di quest'anno, "Tracce di Memoria", ha visto i ragazzi del Pertini protagonisti ben

prima della partenza. Gli studenti — Nicla Matteucci, Sophia Tedesco, Melissa Bengasi,

Emma Lazzari , Chathumi Fernando Rathugamage, Susanna Gigliucci, Laura Giusti, Matteo

Bigliazzi e Emili Shani — hanno svolto ricerche approfondite sul territorio lucchese,

intervistando testimoni e rintracciando lapidi e monumenti legati alla Resistenza. Un lavoro

che ha trasformato la storia da concetto astratto a identità cittadina.

La partenza è avvenuta il 23 marzo da Firenze. Alle ore 12, presso la Palazzina Reale, si

sono tenuti i saluti istituzionali, con l’intervento del presidente della Regione Toscana

Eugenio Giani e dell’assessora all’istruzione e alla cultura della Memoria Alessandra Nardini,

che ha preso parte anche al viaggio insieme ai ragazzi. Mentre nel primo pomeriggio, intorno

alle 14:30, il treno è partito in direzione Polonia. Dopo un lungo viaggio, gli studenti sono

arrivati la mattina successiva a Oświęcim, cittadina polacca che sotto l’occupazione nazista

fu ribattezzata Auschwitz e dove oggi si trova l’omonimo Museo statale. Ed è lì che il viaggio

ha cominciato a cambiare tono.

Alle ore 9.00 del 24 marzo è iniziata la visita ad Auschwitz II-Birkenau. Gli studenti erano

divisi in gruppi. Ad accompagnare ogni gruppo tra i binari e le baracche di Birkenau c’era

una guida e c’erano Andra e Tatiana Bucci, testimoni viventi dell’orrore: da bambine furono

rinchiuse proprio lì, nella baracca dei bambini, selezionate dal dottor Mengele per i suoi

esperimenti. Camminando nelle varie sezioni del campo, le parole sono diventate superflue.

Il dolore era tutto nei volti degli studenti: occhi bassi, qualcuno in silenzio a prendere

appunti, altri con il viso segnato dalle lacrime. Un silenzio pesantissimo che ha avvolto il

corteo fino al Monumento Internazionale, dove l’assessora Alessandra Nardini ha deposto

una corona d’alloro davanti alle 23 lapidi che, in tutte le lingue del mondo, gridano il ricordo

delle vittime del campo.

Il 25 marzo la visita è proseguita nel campo di Auschwitz. Qui il peso della storia si è fatto

ancora più concreto. Non tanto nei gesti simbolici, ma in quello che gli studenti si sono

trovati davanti: le fotografie dei deportati, gli oggetti personali, le valigie, le scarpe, i capelli.

E poi le protesi, gli occhiali. Tutto quello che resta di vite interrotte. Davanti a quelle stanze,

a quelle teche, il silenzio era lo stesso. Qualcuno si fermava più a lungo, qualcuno

abbassava lo sguardo, altri prendevano appunti senza parlare. Ma i momenti più difficili sono

arrivati entrando nei forni crematori e nella camera a gas.

Per molti studenti, l'impatto con Auschwitz e Birkenau ha spazzato via ogni dubbio: "Prima di

partire pensavo che alcune cose fossero esagerate," - ammette Sophia - "Poi ho visto i

luoghi e sono diventata una sentinella della memoria".

Nicla aggiunge: "Visitare i campi lascia il segno dell'orrore, ma vedere gli oggetti personali

dei prigionieri dà un nome a quel dolore, lo rende reale". Ed Emma descrive una sensazione

viscerale: "Camminando lì ho sentito come se ci fosse ancora l'odore della morte... le

lacrime mi bloccavano il respiro".

Proprio tra i corridoi del museo, la delegazione ha trovato un monito che riassume il senso

dell'intero progetto. Matteo si sofferma su una frase incisa in una delle stanze: "Chi non

ricorda il passato è condannato a ripeterlo". Una citazione che per Matteo e le sue

compagne è diventata una missione: "Non è solo una frase letta su un muro, è la ragione

per cui siamo qui. Senza memoria, non c'è difesa contro il ritorno del male".

La sera, gli studenti hanno incontrato nuovamente le sorelle Bucci in un momento più

raccolto, all’interno della sala conferenze dell'Hotel Metropolo. Un incontro fatto di racconto e

ascolto, in cui hanno condiviso la loro storia, dall’ingresso nel campo fino alla vita dopo la

liberazione. Susanna è rimasta scossa dal concetto di "gioco" nel campo: "Per quei bambini,

giocare con il nulla era l’ultimo modo per restare umani". Emili riflette sulla normalizzazione

del male: "Giocare a pochi metri dai cadaveri era diventato normale. Quel posto cercava di

cancellarti dentro".

Il giorno successivo, il 26 marzo, il gruppo si è spostato a Cracovia, visitando i quartieri

ebraici della città, altro passaggio fondamentale per comprendere la storia e le sue

conseguenze. In serata, intorno alle 19, gli studenti sono ripartiti in treno verso Firenze,

portando con sé qualcosa che difficilmente si riesce a spiegare del tutto. E Chathumi ha

paragonato il viaggio moderno alla tragedia delle deportazioni: "Noi ci lamentavamo del poco

spazio in treno, ma loro? Ammassati in cento in un vagone merci, privati di ogni sogno".

Per la professoressa Katia Giannelli, tornata sul Treno dopo quasi dieci anni, l'esperienza

conferma la necessità del confronto diretto: "Non è come leggere la storia sui libri, è entrare

nelle vite delle persone". Il messaggio delle sorelle Bucci ai ragazzi è stato chiaro: “Accettare

l’altro, il diverso o meglio, vivere con l’altro. Prima di parlare, bisogna studiare, imparare,

ascoltare i nonni. La memoria è un fatto generazionale. Non c’è una generazione che può

fare a meno dell’altra”. E la professoressa confessa che “Una lacrima mi è scesa quando sul

palco la sera del 25 marzo, Ugo Caffaz si è sciolto in un grande abbraccio con le sorelle

Bucci e tutti noi ci siamo sentiti parte di questo abbraccio.”

Gli studenti del Pertini tornano a Lucca cambiati, consapevoli che la memoria non è un

esercizio del passato, ma un impegno per il futuro. Come sottolineato da Matteo, ricordare è

l'unica via per non sbagliare di nuovo.

I commenti

Mi arrendo.
Israele non ha bombardato niente (ha bombardato il GOVERNO israeliano). Il cecchino nato e cresciuto nell'odio sionista verso i palestinesi, che ha sparato al bimbo in fila per le provviste non ha colpa.
La Germania non ha invaso mezza Europa (l'ha invasa il GOVERNO tedesco). Il sergente che ha rinchiuso i civili nella chiesa del paesino e poi ha appiccato il fuoco non ha colpa né peccato. Non governa, non è iscritto al partito nazista, ama i suoi tre bambini e gli piace la buona birra.
L'Italia fascista (coloni civili, camicie nere e Regio Esercito) non ha massacrato migliaia di etiopi in rappresaglia per l'attentato a Graziani, l'ha fatto Graziani tutto da solo, perché gli sono girati i coglioni.
Ma non ha colpa neanche lui perché seguiva le direttive di Mussolini, capo del GOVERNO italiano.
Il "consenso" è un concetto storico sorpassato e fuorviante, si sa per esempio che nessuno in Italia amava Mussolini a parte tutti quelli del suo partito (ma neanche tutti tutti, via).
Insomma è sempre "IL GOVERNO", questa entità ectoplasmatica, che costringe le nazioni a fare le peggio porcate. Anche in democrazia evidentemente, non sbaglia chi spara ma chi ordina di sparare. La colpa, diceva mia nonna, morì fanciulla.
Ho scritto che gli ebrei morti ad Auschwitz a mio avviso erano uomini e donne migliori degli ebrei che oggi invadono, bombardano e sparano anche sui civili, e che dalla loro storia pare non abbiano imparato un cazzo. Ingenuo.
Potevo risparmiarmelo, perché alla fine quelli che veramente massacrano, guarda te, sono sempre pochissimi, praticamente solo "IL GOVERNO". Non i coloni, che devono pur campare, come quelli che cacciavano gli indiani dalle praterie, né i militari che, si sa, non possono che obbedire agli ordini, sennò che militari sono?
Invece ho scritto questo commento "orrendamente razzista".
Mi avete sgamato.
Sono un razzista orrendo e uno schifoso antisemita.
Adesso, smetto di rispondere e vado a farmi rinnovare la tessera delle SA (che comunque non essendo "DEL GOVERNO" han fatto anche loro una brutta fine).

JD - 22/04/2026 11:26

Alle ultime elezioni il partito di Bibi (Likud) ha preso il 23 per cento, il principale partito che si oppone a Bibi ha preso il 17. Il Likud ha fatto la maggioranza di governo alleandosi con partiti religiosi un paio dei quali decisamente razzisti. Ovvio che il governo israeliano rappresenti i cittadini di Israele come collettività (non singolarmente), compresi i non ebrei, come il Partito Nazionale Fascista rappresentò l'Italia e dunque gli italiani. Quello era il governo dell'Italia. Tutto questo però non basta a definire tutti gli italiani dei fascisti, come non basta a definire tutti gli israeliani una cosa sola con il governo attuale. Fosse per me cancellerei il suo commento orridamente razzista per cui nei campi di sterminio sarebbero morti gli "ebrei migliori".

anonimo - 22/04/2026 01:51

" La pregherei di non fare del razzismo attraverso giochini retorici."

"Gli israeliani sono i cittadini di Israele e come tali non bombardano nessuno. Chi bombarda è il governo CHE LI RAPPRESENTA ed in ogni caso questo non basta ad attaccare l'etichetta di "ebrei cattivi" su nessuno."

Lei mi fa troppo onore, a me sembra che nei giochini retorici non la batta nessuno. Se il governo israeliano bombarda, e se Israele è "la sola democrazia in Medio Oriente", come tanti rivendicano, mi pare ovvio il governo CHE LI RAPPRESENTA sia stato scelto dai cittadini che quindi approvano la politica del governo ecc. ecc. ...
Sillogismo: Bibi vince le elezioni (le ha vinte? onestamente ammetto di non essere esperto, se è arrivato dov'è con altri mezzi chiedo scusa) = Bibi rappresenta Israele - il governo bombarda = gli israeliani bombardano.
Poi i cittadini inorriditi protesteranno e la prossima volta NON rinnoveranno il mandato a Bibi (sì, larillallero...).
Sennò è come dire che nel 39 la Germania NON ha invaso la Polonia, perché nonno Helmut, e anche il suo amico Karl, erano antinazisti e allora si deve dire che sono stati i nazisti.
Solo che la Germania la governava (legittimamente, non con un colpo di stato, che a Monaco non funzionò) Hitler e perciò la Germania ERA nazista.

" Israeliano è il cittadino di Israele, ebreo è uno che appartiene ad un gruppo etnico, ma può essere anche cittadino italiano, tedesco o di non so dove"
Lo so benissimo e l'ho anche scritto, però evidentemente mi spiego male.

"se è antisionista è dura che Lei non sia antiisraeliano. Israele è la nazione fondata dal sionismo."
Ha ragione da vendere e infatti nella mia inguaribile bontà voglio pensare che non tutti i cittadini israeliani siano convinti sionisti perché nel sionismo, checchè Lei ne dica, io trovo molti punti di contatto tra nazismo e sionismo.
Due ideologie razziali che si propongono fini molto simili, una improntata al razzismo "scientifico" (noti le virgolette, per pietà, sennò poi mi dà dell'SS) per cui gli ariani sono "razza padrona", l'altra a quello "religioso" per cui gli ebrei sono "razza eletta".
Questo comunque resta un mio punto di vista, perfettamente criticabile.
Insomma che fate, mi cancellate o no? E' stancante discutere con i sofisti...

JD - 21/04/2026 11:47

La mia posizione non è comoda. Se nei campi di sterminio sono morti "i migliori", allora, secondo il suo ragionamento, quelli sopravvissuti, da cui sono nati gli ebrei di oggi, sarebbero stati "i peggiori". In verità nei campi non sono morti migliori, né peggiori, ma solo persone mandate lì non per quello che facevano o pensavano, ma solo perché appartenenti ad un gruppo etnico. La pregherei di non fare del razzismo attraverso giochini retorici. Gli israeliani sono i cittadini di Israele e come tali non bombardano nessuno. Chi bombarda è il governo che li rappresenta ed in ogni caso questo non basta ad attaccare l'etichetta di "ebrei cattivi" su nessuno. Israeliano è il cittadino di Israele, ebreo è uno che appartiene ad un gruppo etnico, ma può essere anche cittadino italiano, tedesco o di non so dove.
Forse Lei non è un razzista, ma scrive cose razziste.
PS se è antisionista è dura che Lei non sia antiisraeliano. Israele è la nazione fondata dal sionismo.
PPS Il parallelo tra allora ed oggi è molto ardito, in quanto alludere al fatto che il governo israeliano di oggi, di cui penso le cose peggiori, sia nazista o una replica del nazismo mi pare del tutto sballato.

anonimo - 21/04/2026 02:05

alcuni dicono non sono razzista non sono antisemita etc etc poi detto questo come una autoassoluzione si dedicano a denigrare etnie come ad ad esempio gli ebrei , invece che criticare eventualmente un tipo di governo che non rappresenta certo l'idea di un popolo.

dante - 20/04/2026 14:42

Rispetto la sua (comoda) posizione, preciso però che non intendo affatto "appiccicare" alcunché su "tutti gli ebrei viventi", né che sono "cattivi", semmai ho solo detto che ad Auschwitz sono morti "i migliori", le sembra la stessa cosa?
L'etichetta di "ebrei cattivi" non l'appiccico io ma gli israeliani, mi pare. Fanno bene a bombardare, invadere, occupare?
Lei può anche dire di sì, ma non si permetta di dire che io sono un razzista.
Darmi del razzista è troppo comodo, io anche per una questione generazionale sono cresciuto nel più profondo rispetto per le vittime dell'olocausto, rispetto che non rinnego, e nella repulsione per il nazifascismo.
Non sono razzista, né antisemita, e a rigore neanche anti-israeliano, però sono ferocemente antisionista.
Le assicuro che mi ci è voluto ben più che a tanti altri per liberarmi del cliché dell'ebreo "buono comunque sia", su cui lei e i sionisti fate gioco.
Fatela finita con questa storia, sono buoni tutti a buttare la palla in tribuna.
E' dovere di chiunque ha pietà per le vittime innocenti dei nazisti avere pietà anche per le vittime innocenti degli israeliani.
Ritengo sia dovere degli ebrei "buoni" (utilizzo la sua sciocca dicotomia buoni-cattivi per renderle semplice il concetto), e dei buoni israeliani protestare contro i sionisti e i coloni, ma bisogna ammettere che di proteste degli ebrei (anche italiani) contro Bibi se sentono pochine.
Una qualunque vittima di Auschwitz, fosse stato pure un ladro o un assassino, sarà per me sempre infinitamente migliore di Netanyahu e di chi lo sostiene.
Ammetto però che l'accusa di "razzismo" me la dovevo aspettare.
Ultima considerazione: chissà se i professori che hanno accompagnato i ragazzi hanno colto l'occasione per fare alcune considerazioni sull'attualità e su quanto poco si impari dalla Storia.

JD - 20/04/2026 11:25

Invito l'amministratore di questo spazio a cancellare il commento "iniziativa positiva". Tale commento, evidentemente razzista, tende ad appiccicare un'etichetta negativa su tutti gli ebrei viventi, ovvero, secondo il commentatore, gli ebrei viventi sono "cattivi" in quanto ebrei.

anonimo - 19/04/2026 23:04

E' sempre importante mettere i ragazzi in condizione di capire la Storia.
In questo caso si sono potuti rendere conto della tragica fine che ha fatto la parte migliore del popolo ebreo.

JD - 19/04/2026 19:47

La storia va conosciuta. Però, per esser precisi, Oświęcim in tedesco si chiama Auschwitz, quindi non fu ribattezzata. A meno che non si voglia sostenere che gli italiani hanno ribattezzato Lyon con il nome di Lione, Zurich con il nome di Zurigo o Bozen con il nome di Bolzano.

Anonimo - 19/04/2026 01:31

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