• 0 commenti
  • 22/01/2026 16:17

Perché i controlli sui rave party non sono una crociata ma prevenzione

Quando si parla di controlli sui rave, il dibattito scivola quasi sempre nello stesso vicolo cieco: la droga. Come se fosse l’unico tema, l’unico problema, l’unica ragione per cui lo Stato interviene. In realtà è una lettura comoda, ma superficiale. E soprattutto sbagliata. Non è affatto scontato che in ogni rave ci sia uso di sostanze, e anche quando c’è, spesso si parla di consumo personale, una scelta individuale che – piaccia o no – esiste in molti contesti sociali, non solo lì. Ridurre tutto a questo significa perdere di vista il punto centrale: la sicurezza. I controlli servono prima di tutto a verificare se un luogo è idoneo, autorizzato, strutturalmente sicuro. Capire se ci sono rischi reali: impianti elettrici improvvisati, uscite di emergenza inesistenti, pericoli di incendio, strutture fatiscenti, assenza totale di presidio sanitario. Tutte cose molto concrete, molto poco ideologiche, e purtroppo già viste fin troppe volte. Applicare la legge in questi casi non è moralismo né repressione del divertimento. È prevenzione. È interrompere situazioni che possono trasformarsi in tragedie prima che qualcuno si faccia male sul serio, o peggio. Perché un conto è scegliere consapevolmente di assumere una sostanza, un altro è rischiare la vita perché si balla in un capannone senza vie di fuga, in mezzo a cavi scoperti e generatori instabili. I giovani hanno tutto il diritto di svagarsi, di ballare, di cercare spazi di libertà e di espressione. Nessuno lo mette in discussione. Ma insieme a questo diritto ce n’è un altro, spesso dimenticato: il diritto alla sicurezza. Ed è qui che entra in gioco lo Stato, che non può girarsi dall’altra parte facendo finta di niente. Dire sì ai controlli e al blocco dei rave non autorizzati non significa dire no alla musica o al divertimento. Significa dire no all’improvvisazione pericolosa, al “tanto va tutto bene” finché non succede qualcosa di irreparabile. La vera linea di confine non è tra chi si diverte e chi proibisce, ma tra chi organizza in modo responsabile e chi mette a rischio vite umane. Alla fine la questione è semplice, anche se qualcuno la complica apposta: non è la droga il problema unico, né quello principale. Il problema è morire o farsi male in un posto che non avrebbe mai dovuto ospitare centinaia di persone. Su questo, davvero, non dovrebbe esserci discussione.

Gli altri post della sezione

GIORNATA DELLA DOLCEZZA

Sabato 24 e domenica 25 ge ...

Ma il divieto vale ?

Divieto di transito dei ri ...

Cure odontoiatriche.

Partiamo da un messaggio p ...

Più taxi

Ieri dovevo prendere un Ta ...