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  • 22/01/2026 14:01

Ciofeca, storia di una parola che non fa sconti

C’è una parola che in italiano riesce a stroncare giudizi, oggetti e situazioni senza alzare la voce, senza essere volgare e senza bisogno di spiegazioni: ciofeca. Basta dirla e il verdetto è definitivo. Ma da dove arriva questo termine così efficace e così popolare? La nascita di ciofeca è legata a Roma e, più precisamente, al caffè. Non quello buono, però. Tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento, nelle osterie e nei bar più economici circolava spesso un caffè annacquato, bruciato o di qualità scadente. Una bevanda che aveva l’aspetto del caffè ma non il sapore. Quel miscuglio poco invitante veniva chiamato ciofeca, una storpiatura popolare nata dal parlato, probabilmente per imitazione sonora e per disprezzo più che per rigore linguistico. Col passare del tempo, il significato si è allargato. Il termine ha smesso di riferirsi solo al caffè ed è diventato un’etichetta universale per tutto ciò che delude. Un film noioso, un lavoro fatto male, un servizio scadente, una promessa non mantenuta: tutto può diventare una ciofeca. La forza della parola sta proprio qui, nella sua capacità di adattarsi a qualunque contesto mantenendo intatta la condanna. Ciofeca è anche un esempio perfetto di come il linguaggio popolare sappia essere più preciso di mille giri di parole. Non è un insulto violento, non è una parolaccia, ma è impossibile fraintenderla. Quando la usi, stai dicendo che qualcosa non vale il tempo, i soldi o l’attenzione che le hai dedicato. Punto. Forse è per questo che è sopravvissuta così bene nel tempo. In un mondo che spesso addolcisce tutto, ciofeca resta diretta, onesta e un po’ spietata. Proprio come certi giudizi che, ogni tanto, vanno dati senza zucchero. Loredana la Ciuffa

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