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  • 27/11/2022 12:57

In Italia ci sono almeno 1.400 luoghi del fascismo

In Italia ci sono almeno 1.400 luoghi del fascismo Lo dimostra una mappa online realizzata dall'Istituto nazionale Parri. Un censimento, ancora incompleto, di tutti i simboli della dittatura che ancora costellano il paesaggio urbano dello Stivale In tutta Italia esistono più di 1.400 monumenti, targhe e nomi di strade che rievocano o celebrano il fascismo e costellano ancora il paesaggio urbano. Lo documento l’Istituto nazionale Parri in una mappa interattiva, consultabile sul sito web chiamato I luoghi del fascismo. Dopo la fine della Seconda guerra mondiale, immagini, simboli e nomi collegati al nazismo furono totalmente cancellati dall’intero complesso amministrativo, monumentale e stradale della Germania. Le svastiche, le statue o i ritratti dei gerarchi del Terzo Reich vennero sistematicamente distrutti o rimossi dai luoghi pubblici, per essere invece riposti nei musei, in un'opera di denazificazione condotta anche dall'Austria. Per questo in Germania è impensabile poter trovare un ritratto di Adolf Hitler all’interno del Bundeskanzleramt, la sede del governo federale e del Cancelliere. Mentre in Italia, la foto del dittatore fascista Benito Mussolini è ancora tranquillamente esposta in ben due sedi istituzionali: a palazzo Chigi e palazzo Piacentini, sede del ministero dello Sviluppo economico, oggi delle Imprese e del made in Italy. Ma questi sono solo due esempi del vasto repertorio di simboli del fascismo ancora liberamente esposti in tutto il paese. In base al censimento dell’Istituto nazionale Ferruccio Parri, della rete degli istituti per la storia della resistenza e dell’età contemporanea, i “luoghi del fascismo” sarebbero più di 1.400. Il progetto è iniziato quattro anni fa, ma secondo Igor Pizzirusso, ricercatore di storia e webmaster del sito intervistato da Reuters “è un censimento ancora parziale, un lavoro in corso, perché sappiamo bene non essere ancora completo”. Il sito verrà infatti ampliato anche con le proposte del pubblico, che potranno essere inviate tramite l’apposita sezione presente sulla homepage e che saranno poi sottoposte a verifica da parte degli esperti. La presenza nel nostro paesaggio urbano di così tanti simboli della dittatura, rappresenta una prova di come l’Italia non abbia mai fatto veramente i conti con il suo passato fascista, di cui sembra non riuscire a scrollarsi di dosso la criminale eredità. Al contrario, mentre in Germania il nazismo è associato alla cosiddetta “colpa collettiva”, in Italia si tende ancora a giustificare e a difendere il fascismo. Come se i fascisti non avessero ucciso nei campi di concentramento 7.500 ebrei, 10mila prigionieri politici e 40mila internati militari. Come se i fascisti non avessero mutilato e ucciso circa 18 mila etiopi con i gas tossici dell’ipirite, colpiti alle spalle mentre si stavano ritirando dopo la sconfitta nella battaglia dell’Amba Aradam. Un massacro così imponente che il nome della località divenne poi sinonimo di “disastro” nella lingua italiana. Tuttavia, quando non lo giustifica, l’Italia si presenta spesso come una vittima innocente del fascismo, nonostante nessuna dittatura possa resistere senza il consenso e la complicità del suo popolo. Così, l’assenza di un’opera di defascistizzazione capillare come quella tedesca, con il mantenimento di simboli celebrativi del ventennio, ci ha continuato a illudere che, alla fine, il fascismo avrebbe fatto anche cose buone. Le storie da non perdere di Wired

I commenti

Molti simboli fascisti sono ormai storicizzati, hanno ottant'anni o più e non mi pare il caso di mettersi a scalpellinare scudi, lapidi e stemmi. Forse va cambiata qualche intitolazione di strade, ma nulla di più. Vediamo poi le affermazioni "....... Come se i fascisti non avessero ucciso nei campi di concentramento 7.500 ebrei, 10mila prigionieri politici e 40mila internati militari.... Come se i fascisti non avessero mutilato e ucciso circa 18 mila etiopi con i gas tossici dell’ipirite, colpiti alle spalle mentre si stavano ritirando dopo la sconfitta nella battaglia dell’Amba Aradam....". Io ritengo che la gran parte di questi crimini siano da attribuire all'Italia e agli italiani, più che "ai fascisti". Infatti quasi tutti i crimini di guerra sono stati commessi dall'Esercito Italiano e non da corpi paralleli tipo la Milizia. In sostanza generali come Badoglio (capo del primo governo post fascista che chiuse la guerra) e Geloso (che non collaborò con la RSI e si fece il campo di prigionia tedesco) sono direttamente responsabili dei crimini di guerra che vanno dunque riferiti a tutti gli italiani. Invece di cancellare targhe e stemmi sarebbe il caso che l'Italia facesse i conti con le sue responsabilità storiche.

Anonimo - 28/11/2022 00:27

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