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  • 23/10/2026 15:26

NON SOLO BRIVIDO: L’INCERTEZZA È LA CHIAVE DELLA RICERCA DI SENSAZIONI FORTI

NON SOLO BRIVIDO: L’INCERTEZZA È LA CHIAVE DELLA RICERCA DI SENSAZIONI FORTI

Uno studio della Scuola IMT Alti Studi di Lucca, con le università di Tubinga e Darmstadt, ribalta il modo di intendere il “sensation seeking”

Lucca, 23 ottobre 2026 - Perché alcune persone sono più attratte di altre da esperienze nuove ed emozionanti? Che cosa le spinge a ricercarle? Un nuovo studio condotto da ricercatori della Scuola IMT Alti Studi Lucca, dell’Università di Tubinga e della TU Darmstadt, e pubblicato sulla rivista Communications Psychology, pone l’accento su un elemento che finora è stato trascurato di questo tratto, ovvero la capacità di accettare e “sopportare” l’incertezza.

La ricerca di sensazioni (sensation seeking) viene spesso spiegata come una maggiore attrazione per le esperienze stimolanti. Questo tratto è stato associato sia a comportamenti esplorativi e alla ricerca di nuove opportunità, sia a comportamenti rischiosi.

“Il sensation seeking viene spesso inteso come il semplice desiderio di più emozioni”, spiega Ern Wong, primo autore dello studio e dottore di ricerca della Scuola IMT. “I nostri risultati suggeriscono che per comprenderlo bisogna considerare anche l’incertezza”. Pensiamo a un film horror: parte del fascino sta nell’intensità dello spavento, ma un’altra parte nasce dal non sapere quando arriverà il successivo “salto sulla sedia”.

Come è stato condotto lo studio

In due esperimenti, i partecipanti dovevano scegliere tra opzioni che differivano per ricompensa e per probabilità di ricevere una stimolazione sensoriale. Grazie alla modellizzazione computazionale, i ricercatori hanno potuto distinguere quanto le persone valorizzassero la stimolazione da come reagissero al non sapere se questa sarebbe arrivata.

In generale, chi ha un sensation seeking più elevato si lascia scoraggiare meno dalla stimolazione incerta, ma l’effetto dipende dal valore attribuito alla stimolazione stessa. Quando lo stimolo conta meno, queste persone scelgono più volentieri opzioni imprevedibili; quando conta di più, mostrano invece una preferenza più marcata per una stimolazione prevedibile. I soggetti con punteggi più alti di sensation seeking hanno inoltre esplorato una gamma più ampia di opzioni, ottenendo ricompense complessivamente un po’ più basse.

Sensation seeking e impulsività: simili, ma non uguali


I ricercatori hanno anche confrontato il sensation seeking con l’impulsività, un tratto affine, anch’esso associato a comportamenti a rischio nella vita reale. Pur sovrapponendosi in parte, i due tratti hanno mostrato schemi decisionali diversi: il sensation seeking si associa a una minore avversione per la stimolazione incerta, l’impulsività, all’opposto, con una maggiore avversione. In sostanza, due persone che apparentemente assumono più rischi possono arrivare a farlo attraverso meccanismi decisionali diversi.

Le possibili implicazioni


I risultati possono aiutare a spiegare perché il sensation seeking sia stato collegato sia a esiti positivi sia a esiti dannosi. Avvicinarsi a esperienze incerte può essere utile quando l’esplorazione offre nuove informazioni od opportunità, ma costoso quando l’incertezza non porta alcun vantaggio. Le conseguenze di questo tratto potrebbero dunque dipendere in parte dall’ambiente in cui si manifesta.

“Questi risultati hanno importanti implicazioni anche per la comprensione e l’approccio terapeutico nei disturbi del comportamento, dove sensation seeking e impulsività possono coesistere seppur in misura diversa e rivestono spesso un ruolo determinante nella commissione di reati di impeto”, spiega Pietro Pietrini, Direttore dell’Area scientifica multidisciplinare in neuroscienze, psicologia e filosofia della Scuola IMT e coautore dello studio.

Il lavoro ha coinvolto il gruppo di ricerca del MoMiLab (Molecular Mind Laboratory) della Scuola IMT Alti Studi Lucca e gruppi di ricerca della Technische Universität Darmstadt, dell'Università di Tübingen, del German Centre for Mental Health e dell'University College London.



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