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  • 03/10/2026 19:11

Psichiatria Pisa troppo pericolosa, dimissioni a valanga soluzioni ZERO

Pisa, 3 ottobre 2024 – Undici operatori, di cui sette infermieri e quattro Oss su un organico di 26, hanno formalmente chiesto di lasciare il reparto di Psichiatria dell’ospedale Santa Chiara di Pisa. Una scelta che arriva dopo mesi di tensioni, minacce al personale e difficoltà nella gestione di pazienti ad alta complessità e potenziale pericolosità, alcuni provenienti dal circuito delle Rems troppo ingolfate. Altri tre operatori hanno già lasciato il reparto negli ultimi tre mesi. Un dato che arriva da un reparto già segnato dall’omicidio di Barbara Capovani, la psichiatra che lo aveva diretto e che nel 2023 fu uccisa all’uscita dal servizio da un uomo ricoverato anni prima proprio in quelle stanze. Le parole del sindacato “La situazione va avanti da tempo – spiega Daniele Carbocci, segretario Nursind Pisa –. Già all’inizio alcuni avevano chiesto il trasferimento, poi con l’escalation e lo spostamento di pazienti ad alta pericolosità dalla Rems di Volterra, altri hanno detto ’basta’”. Per Carbocci, 11 richieste sono “un numero sicuramente significativo”: quasi la metà dei presenti. E il rischio, secondo il sindacato, è anche quello di perdere competenze. “Parliamo di persone che lavorano lì da anni. Se se ne vanno perdi professionalità costruite nel tempo”. L’episodio del punto di rottura La tensione è cresciuta con l’arrivo allo Spdc di alcuni pazienti provenienti dalle Residenze per l’esecuzione delle misure di sicurezza, fino all’episodio dei giorni scorsi che ha segnato il punto di rottura. Un uomo proveniente dalla struttura di Volterra, già condannato per un omicidio commesso a Pisa nell’agosto 2022, durante una crisi aveva distrutto un televisore e alcuni comodini e minacciato di morte personale e degenti. Gli altri pazienti erano stati spostati temporaneamente nel settore femminile, mentre erano intervenute due volanti della polizia. L’uomo è stato poi trasferito.“È un reparto – osserva Carbocci – dove la tensione esiste, ma quando si concentrano più pazienti particolarmente aggressivi la situazione cambia”.Anche la Fials denuncia “forti tensioni ed esposizione a rischi” e ha chiesto un tavolo al prefetto. Il nodo irrisolto delle Rems Sullo sfondo resta il nodo irrisolto delle Rems. In Toscana sono attive 2 strutture, Volterra con 30 posti ed Empoli con 20: tutti i 50 posti sono occupati. Sono 21 – secondo dati di qualche mese fa – le persone della lista toscana in attesa di ingresso e 13 quelle della lista umbra (destinate sempre in Toscana). Interpellata da La Nazione, l’Azienda Usl Toscana nord ovest evidenzia che “la situazione è costantemente all’attenzione della Direzione aziendale e del Dipartimento delle professioni infermieristiche ed ostetriche, che nei prossimi giorni forniranno una risposta alle organizzazioni sindacali”. ------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------ Quello sopra articolo web di un quotidiano ma aggiungiamo pure la triste realta su questo personaggio o detenuto o chissa' cosa , uno dei tanti in ITALIA che compiono reati anche gravi e non sono o in grado di intendere e volere o il giudice non e' capace di prendere decisioni veloci dopo questa notizia che il cosiddetto paziente non sanno dove infilarlo, rems piene, minacce continue sposato al momento in altra spdc Toscana piantonato da Guardie SOLUZIONI ZERO

I commenti

Per muoversi,
probabilmente aspettano la statistica soglia politica critica di chilogrammi di cadaveri.
Preferisco esser povero,
ma vivo ed intero.

.... - 05/10/2026 20:19

quanto costa il piantonamento in un ospedale toscano, in una cella di sicurezza con guardie carcerarie 24 ore al giorno ????????????????????????..un autore di reati gravi aggressioni e anche altro di molto molto grave gia' condannato ma si vede che piace coccolare queste persone in Italia

I giudici che fanno ?? le rems che fanno ??

riattendono un morto ancora ?????????????

uno su mille - 05/10/2026 20:15


"L'episodio di gravissima violenza verificatosi lo scorso 23 settembre presso il Servizio psichiatrico di diagnosi e cura dell'ospedale Santa Chiara di Pisa merita la nostra massima attenzione. Ci stiamo impegnando per garantire condizioni di sicurezza a tutti i lavoratori di Psichiatria, che oggi svolgono la propria professione in un clima di profonda paura a causa della presenza in corsia di soggetti che dovrebbero trovarsi nelle Rems". E' quanto dichiarano il consigliere regionale di Fratelli d'Italia Diego Petrucci e il deputato Francesco Michelotti, quest'ultimo ha presentato una specifica interrogazione rivolta ai Ministri della Giustizia e della Salute. Il caso dei pochi posti disponibili per le soluzioni alternative al carcere è emerso recentemente anche sul dibattito sulle condizioni del Don Bosco di Pisa, come spiegato dal Garante comunale delle persone private della libertà personale, l'avvocato Valentina Abu Awwad.

"La vicenda scatenante - spiegano Petrucci e Michelotti - è l'aggressione compiuta dal cittadino tunisino già responsabile del brutale omicidio di un barbiere a Pisa nel 2022. Destinato a una misura di sicurezza di 15 anni nella Rems di Volterra, l'uomo si trovava invece al Santa Chiara, dove ha scatenato il panico. Oggi gli operatori sanitari vivono nel terrore di recarsi al lavoro perché, secondo le segnalazioni, non sarebbe l'unico degente presente in reparto a doversi trovare in una struttura di sicurezza".

"Con l'interrogazione ai Ministri - proseguono gli esponenti di FdI - sollecitiamo il potenziamento dei posti nelle Rems su tutto il territorio nazionale e in Toscana e chiediamo interventi urgenti per evitare che casi di spiccata complessità ricadano sui reparti ordinari e di fare luce sulle motivazioni per cui l'uomo fosse ancora in Italia nonostante i provvedimenti di espulsione a suo carico. Il Governo Meloni ha avviato un percorso fondamentale per rafforzare il sistema delle Rems, ma occorre superare i ritardi territoriali. Riteniamo che il progetto di ampliamento della Rems di Volterra debba essere rivisto prevedendo quantomeno 30 posti in più, il doppio di quelli attualmente disponibili, anziché i soli 10 programmati: su questo continueremo a chiedere spiegazioni alla Regione Toscana".





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https://www.pisatoday.it/politica/paziente-aggressivo-in-psichiatria-fdi-lavoratori-terrorizzati-per-soggetti-che-dovrebbero-stare-nelle-rems.html

linda - 05/10/2026 20:04

Sette infermieri avrebbero chiesto di lasciare lo SPDC di Psichiatria dell'ospedale Santa Chiara di Pisa. Un numero che trasforma le ripetute denunce sulla sicurezza in un problema che riguarda ormai direttamente anche la tenuta del personale. Il NurSind Pisa torna a chiedere interventi concreti, dopo settimane segnate da episodi di aggressività, minacce, difficoltà nella gestione di pazienti particolarmente complessi e preoccupazioni espresse anche dai familiari dei degenti".

NurSind: "Psichiatria al limite, sette infermieri chiedono il trasferimento"
PISA, 04/10/2026 – La situazione all'interno del Servizio Psichiatrico di Diagnosi e Cura (SPDC) del Santa Chiara di Pisa torna al centro dell'attenzione. Questa volta a far scattare l'allarme è un dato che riguarda direttamente gli operatori: sette infermieri avrebbero formalizzato la richiesta di trasferimento dal reparto.

Secondo quanto denunciato dal NurSind Pisa, alle richieste degli infermieri si aggiungerebbero quelle di quattro OSS. Su un organico complessivo indicato dal sindacato in 26 infermieri e operatori sociosanitari, il numero di professionisti che starebbe manifestando l'intenzione di lasciare il servizio assume quindi un peso rilevante.

A questo quadro si aggiungerebbero altri operatori che avrebbero già lasciato il reparto negli ultimi mesi e alcune assenze per malattia registrate tra il personale.

Per Daniele Carbocci, segretario territoriale NurSind Pisa, quanto sta accadendo non può essere considerato un elemento marginale.

«È un dato sicuramente significativo: parliamo di sette infermieri e quattro OSS su 26 operatori complessivi. Nonostante tutto, resta un attaccamento al servizio che supera le paure».

Le richieste arrivano dopo settimane particolarmente difficili per lo SPDC pisano. NurSind aveva già segnalato ripetutamente le criticità legate alla gestione di alcuni pazienti ad elevata complessità, anche provenienti dalle Residenze per l'esecuzione delle misure di sicurezza (REMS).

Un allarme che NurSind denuncia da settimane
Quello che emerge oggi non rappresenta un episodio isolato. Infermieristicamente.it aveva già documentato nelle scorse settimane le denunce del NurSind Pisa sulla sicurezza nello SPDC del Santa Chiara.

Il 15 settembre, nell'articolo “Pisa, paura in Psichiatria. NurSind: infermieri esposti a pazienti pericolosi”, avevamo raccontato le preoccupazioni del sindacato per aggressioni, minacce e difficoltà nella gestione di pazienti ad elevata complessità. Già allora venivano segnalati accessi degli operatori al Pronto soccorso dopo episodi violenti e richieste di trasferimento verso altri reparti.

Una settimana dopo, il 22 settembre, siamo tornati sulla vicenda con “SPDC Pisa, il NurSind alza la voce: minacce anche alle famiglie degli operatori”. In quell'occasione Carbocci denunciava un quadro ancora più preoccupante, riferendo di minacce rivolte non soltanto ai professionisti ma, in alcuni casi, anche ai loro familiari, e ribadendo la necessità di percorsi assistenziali e di sicurezza differenti per le situazioni più complesse.

Le sette richieste di trasferimento che emergono adesso danno quindi una dimensione concreta a un allarme che NurSind porta avanti da settimane: il rischio è che il progressivo deterioramento delle condizioni di lavoro finisca per tradursi anche in un impoverimento dell'organico e, di conseguenza, in ulteriori difficoltà per il servizio.

Uno degli episodi più delicati avrebbe riguardato un paziente proveniente dalla REMS di Volterra che, durante una fase di forte agitazione, avrebbe danneggiato arredi del reparto e minacciato operatori e degenti. La situazione avrebbe richiesto anche l'intervento delle forze dell'ordine e il successivo trasferimento dell'uomo.

Per il sindacato, tuttavia, l'allontanamento del singolo paziente non avrebbe risolto il problema complessivo.

«Nonostante il trasferimento del soggetto più pericoloso, le misure finora adottate per la sicurezza e la tutela del personale dello SPDC non hanno prodotto risultati concreti e il clima interno al reparto continua a presentare forti criticità», afferma Carbocci.

La preoccupazione riguarda infatti la permanenza nella struttura di altri pazienti che, secondo NurSind, presenterebbero un'elevata complessità gestionale e possibili profili di pericolosità, con conseguenze sia sulle condizioni di lavoro degli operatori sia sul percorso terapeutico degli altri degenti.

Il sindacato ha inoltre segnalato la presunta introduzione nel reparto di oggetti e sostanze che non dovrebbero essere presenti all'interno di una struttura psichiatrica, circostanza sulla quale chiede controlli più efficaci.

«Abbiamo chiesto all'Azienda di valutare il coinvolgimento delle forze dell'ordine quando vi sia il sospetto della presenza di oggetti pericolosi e il personale sanitario non sia nelle condizioni di intervenire in sicurezza», sottolinea il segretario territoriale NurSind.

A rendere ancora più delicato il quadro sono le testimonianze provenienti dai familiari dei ricoverati. Alcuni avrebbero denunciato un clima di forte tensione, sostenendo che episodi di aggressività e intimidazione rischierebbero di destabilizzare pazienti fragili che si trovano nello SPDC proprio per ricevere cure e assistenza.

Secondo quanto riferito, in almeno una circostanza sarebbe stato segnalato anche l'ingresso nel reparto di bottiglie di vetro. Circostanze che alimentano le preoccupazioni sulla capacità della struttura di garantire contemporaneamente la sicurezza degli operatori e quella degli altri ricoverati.

Il tema assume un significato particolarmente doloroso a Pisa, dove lo SPDC del Santa Chiara è legato alla memoria della dottoressa Barbara Capovani, la psichiatra uccisa nell'aprile 2023 dopo essere stata aggredita all'esterno dell'ospedale.

Per NurSind Pisa, dunque, il punto non è mettere in discussione il diritto all'assistenza delle persone con disturbi psichiatrici, ma assicurare che ogni paziente venga preso in carico in un contesto adeguato alla propria condizione clinica, assistenziale e gestionale, evitando di trasferire sugli operatori e sugli altri degenti situazioni che richiedono differenti livelli di sicurezza.

Le richieste di trasferimento diventano così un ulteriore campanello d'allarme. Quando una parte consistente del personale manifesta la volontà di lasciare un servizio, il problema non riguarda più soltanto il disagio dei singoli professionisti, ma rischia di incidere sulla stessa capacità del reparto di garantire continuità e qualità dell'assistenza.

NurSind chiede quindi che l'Azienda sanitaria intervenga con misure organizzative e di sicurezza adeguate, individuando soluzioni strutturali per la gestione dei pazienti più complessi e garantendo allo SPDC condizioni che consentano agli operatori di svolgere il proprio lavoro senza essere costantemente esposti a situazioni di rischio.

La tutela degli infermieri e degli OSS e il diritto alle cure dei pazienti non sono esigenze contrapposte: entrambe richiedono un'organizzazione capace di garantire sicurezza, appropriatezza della presa in carico e strumenti adeguati alla complessità assistenziale.

Alex - 05/10/2026 20:02

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