Lucca è la città che amo
Lucca è la città che amo ...

Lucca è la città che amo, ma oggi è diventata una città in vendita. Sfavillante e patinata, si offre senza riserve a orde di turisti "mordi e fuggi", mentre vacilla sotto i colpi di un turismo di massa che la rende sempre più omologata e simile a tante altre realtà. Non è più dei lucchesi, o forse sono stati gli stessi lucchesi ad averla messa all'asta.
Nel centro storico i prezzi dei prodotti sono ormai alle stelle, ma è varcando la soglia delle mura che emerge l'altra faccia della medaglia: per chi governa la città, tutto ciò che sta fuori è periferia e viene trattato come tale. Non c'è alcuna reale valorizzazione dei paesi del territorio lucchese, dove il trasporto pubblico resta scarso e inutilizzato, le scuole rischiano la chiusura e i servizi essenziali continuano a mancare di un vero decentramento. Può il centrosinistra proporre una nuova visione di città? Può farsi portavoce di una Lucca diversa? Ha il coraggio di presentare una proposta davvero forte e autonoma?
Io credo di sì, ma a una sola condizione: che accetti fino in fondo la sfida del cambiamento. Cambiare, cambiare, cambiare: questa deve essere l'unica bussola.
Non è il momento delle mezze misure, dei tatticismi o delle continue mediazioni al ribasso. Serve radicalità. Serve il coraggio di costruire e difendere un progetto alternativo, coraggioso e credibile. Senza se e senza ma.
Andrea Gioffredi
Pezzo genericamente condivisibile (perché in realtà non dice proprio una sega nulla, come giustamente rimarca il commento sotto).
Ma è l'incipit, quel terrificante "Lucca è la città che amo", che me lo fa puzzare di pesce.
Identico all'inizio del discorso della "discesa in campo " di quel pattume di Berlusconi trenta e passa anni fa.
Coincidenza o ispirazione? In ogni caso, fa veramente schifo.
Ancora la solita solfa dei proclami politici? Parlare di "città svenduta" e ripetere come un mantra "cambiare, cambiare, cambiare" fa sicuramente figura nei comizi, ma alla resa dei conti non dice assolutamente nulla di concreto.
È fin troppo facile puntare il dito contro il turismo di massa e stracciarsi le vesti per il centro storico "patinato", ignorando comodamente che quell'economia tiene in piedi centinaia di famiglie, commercianti e lavoratori locali. Parlate di periferie dimenticate, di scuole a rischio e di trasporti inefficienti — problemi reali, per carità — ma la ricetta pratica qual è? "Serve radicalità"? "Servono progetti coraggiosi"? E quali sarebbero, esattamente?
Se il centrosinistra vuole davvero proporre una visione alternativa, smettiamola con la retorica epica, i "senza se e senza ma" e le formule vuote da campagna elettorale. I cittadini non se ne fanno niente del "coraggio di cambiare" finché restano solo parole: servono numeri, progetti di mobilità fattibili, coperture finanziarie e soluzioni per i servizi essenziali. Continuare con questo tono moralista che colpevolizza i lucchesi e santifica la politica di turno stanca soltanto chi in questa città ci vive e lavora ogni giorno.
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