Alla Fondazione Ragghianti lectio magistralis del professor Ugo Volli
Lunedì 7 settembre 2026, ...

I bambini diventano lettori se gli adulti dimostrano che i libri contano davvero.
In “Fateli leggere!”, Michel Desmurget mostra che nessun bambino diventa lettore per caso. Servono adulti credibili e occasioni piacevoli e una quotidianità in cui i libri abbiano un valore riconoscibile capace di resistere anche alla concorrenza degli schermi.
I miei genitori volevano diventare insegnanti, ma non sono riusciti a realizzare questo sogno. Mio padre, francese, trascinato in due guerre successive, quella del 1939-45 e poi quella d’Indocina, non è andato oltre la licenza media. Mia madre, tedesca, nuotatrice eccezionale, da adolescente fu costretta a un programma di allenamento per Olimpiadi che non si svolsero mai; trascorse gli anni di guerra come cameriera in un hotel di lusso, al servizio di dignitari nazisti che detestava. Quando tutto finì, i miei genitori decisero di acquistare una piccola libreria e cartoleria a Lione. Un giorno chiesi a mio padre perché una libreria. «Perché – rispose – o era un bar per affogare tutto nell’alcol, o una libreria per sperare un po’ di più nella natura umana»; prima di aggiungere sorridendo: «E poi per crescere un figlio è meglio una libreria di un bar». I libri hanno questo potere.
Dopo aver salvato mio padre dal naufragio e mia madre dalla vergogna, riuscirono ad accompagnare e nutrire la mia infanzia. Non ero infelice, avevo amici, giocavo a rugby e a tennis, i miei genitori erano fantastici. Ma i libri mi hanno dato quel pizzico di anima in più (e di successo scolastico!) senza il quale la mia vita sarebbe stata senza dubbio molto diversa. Certamente non sono né un letterato né un erudito. Sono solo un lettore; e come dice la canzone, «potrebbe essere una piccola cosa per te, ma per me significa molto»1. Se mi permetto di raccontare questa storia è perché è al centro della domanda fondamentale di questo mio lavoro: come fa il bambino a diventare lettore? Se mi guardo indietro, mi accorgo che nei miei primi anni esistevano tutti gli stimoli positivi individuati dalla letteratura scientifica. È un elemento essenziale perché conferma che non si diventa lettori per caso.
Lo diventiamo attraverso l’acculturazione, cioè l’adattamento alla cultura circostante2. In altre parole, è in larga misura l’importanza data ai libri nell’ambiente familiare che permette al bambino, quasi senza saperlo, di diventare un lettore. Naturalmente, come indica Konrad Liessmann (2020), professore di Filosofia all’Università di Vienna, «non è possibile ottenere con la forza che tutti si accostino alla letteratura e la facciano propria: l’unica cosa che possiamo fare è preparare un terreno favorevole al suo incontro». Se ciò non avviene, è improbabile che l’incontro abbia luogo e sia fruttuoso.
Un punto che Orville Prescott, amante della letteratura, critico letterario del “New York Times” per quasi un quarto di secolo, esprime splendidamente quando, nella prefazione di un’opera sulla lettura condivisa, scrive: «Pochi bambini imparano ad amare i libri da soli. Qualcuno deve introdurli al meraviglioso mondo della parola scritta, qualcuno deve indicar loro la strada» (Prescott, 1965). Allora, come si fa a convincere un bambino ad amare i libri? Come fare in modo che non li abbandoni quando arriva l’adolescenza? Come possiamo persuaderlo ad accettare di consacrarvi del tempo in un’epoca in cui i supporti digitali a uso ricreativo catturano così facilmente la sua attenzione? Ovviamente, come ci ricorda la citazione di Liessmann, anche se non esiste una soluzione miracolosa, non significa che non esista nessuna soluzione.
In ogni caso, è quanto dimostra un gran numero di studi scientifici. La lettura è in gran parte un patrimonio sociale la cui trasmissione non è casuale e si fonda su tre pilastri fondamentali. Al primo livello bisogna promuovere la lettura, cioè presentarla come un’attività fondamentale e distintiva, ad esempio “siamo una famiglia di lettori; non è così in tutte le famiglie, ma per noi leggere è importante, è una delle cose che ci definisce”. L’obiettivo è che il bambino integri precocemente questa realtà nella sua identità, fino a percepirsi e a presentarsi come lettore. Molte persone oggigiorno si considerano gamers (giocatori di videogiochi) (Peyron, 2019) e mostrano un forte senso di appartenenza alla comunità (France Bleu, 2018). L’idea è quella di far sentire il bambino un reader (lettore di libri) e di farlo sentire orgoglioso.
Questa interiorizzazione, quando avviene, aumenta in modo durevole la motivazione a leggere, la quantità di lettura e, in ultima analisi, le capacità di comprensione (Durik, Vida, Eccles, 2006; Willingham, 2017; Locher et al., 2021; Xiao, 2022). Naturalmente, per arrivare a questo livello, il discorso dei genitori è essenziale. Bisogna incoraggiare il bambino, congratularci con lui quando legge, sottolineare continuamente i doni della lettura, insistendo sul fatto che ci fa crescere, ci chiarisce le idee, ci rende intelligenti, ci aiuta a comprendere il mondo, gli altri e noi stessi ecc. Evidentemente, per quanto essenziali, queste argomentazioni non bastano.
Sarà difficile, ad esempio, spiegare loro che è importante leggere se si trascorre la maggior parte del tempo incollati allo smartphone, a una serie Netflix o a una console di gioco. Il bambino impara anche osservando il comportamento degli adulti che lo circondano (Bandura, 1977). Sarà quindi più propenso a leggere e a costruirsi un’identità di lettore se i suoi genitori sono lettori, se gli leggono spesso storie, se lo portano regolarmente in libreria e nelle biblioteche, se pensano davvero che la lettura sia essenziale e se la casa contiene un gran numero di libri (Debaryshe, 1995; Bhatt, 2010; Evans et al., 2010; Schubert, Becker, 2010; Klauda, Wigfield, 2012; Morni, Sahari, 2013; Cunningham, Zibulsky, 2014; Willingham, 2015; Huang et al., 2019; Clavel, Mediavilla, 2020). In pratica, tutti questi parametri sono interconnessi. I genitori che amano leggere tendono ad apprezzare maggiormente questa attività nei loro figli, a portarli più volentieri nelle librerie e nelle biblioteche, a dare loro più libri e ad avere in casa una biblioteca ben fornita. In definitiva questi dati dimostrano che i lettori non nascono dal nulla. Sono il risultato di un ambiente favorevole, che è allo stesso tempo incoraggiante, stimolante e positivo
Giungiamo così al secondo punto: il piacere. È l’ingrediente essenziale della ricetta. Senza il piacere nulla è possibile. Tutto inizia con la lettura condivisa, che stabilisce il contesto e crea, o meno, il desiderio di leggere (Baker, Scher, Mackler, 1997; Baker, Scher, 2002; Sonnenschein, Munsterman, 2002). Perché il fuoco si accenda, non si deve infastidire il bambino, ma divertirlo. Gli studi dimostrano che, da questo punto di vista, la maggior parte dei genitori fa un ottimo lavoro. Infatti, come indicato nella prima parte di questo libro, alla stragrande maggioranza dei bambini piace farsi leggere delle storie. A questo punto, non si tratta di sviluppare il gusto della lettura, ma di evitare che vada perduto. La risposta è abbastanza semplice: bisogna accompagnare il bambino con pazienza, per assicurarsi, prima, che parta bene e poi che non si allontani dalla strada. Il piacere è la chiave della motivazione e il successo è la base principale del piacere.
(Tratto da “Fateli leggere!” di Michel Desmurget, Carocci editore, 348 pagine, 23,75 euro)
di Michel Desmurget
https://www.linkiesta.it/2026/09/bambini-lettura-famiglia-esempio-genitori/
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