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  • 15/06/2026 17:14

Banca d'Italia a Lucca con il rapporto sull'economia della Toscana


Banca d'Italia a Lucca con il rapporto sull'economia della Toscana: focus su crescita, produttività e innovazione

 

Analizzare lo stato di salute del sistema produttivo regionale, tracciando la rotta tra sfide globali e opportunità di sviluppo locale. È questo l'obiettivo del rapporto “L’economia della Toscana”, lo studio della Banca d’Italia che è stato presentato oggi nella sede di Lucca di Confindustria Toscana Nord durante un incontro organizzato dall’associazione e dalla sede di Firenze della Banca d’Italia.

 

Chi ha partecipato

Dopo i saluti istituzionali di Fabia Romagnoli (presidente di Confindustria Toscana Nord) e Vito Barone (direttore della sede di Firenze della Banca d’Italia), la presentazione del rapporto è stata affidata a due economisti della divisione Analisi e ricerca economica territoriale della sede di Firenze della Banca d’Italia: Edoardo Frattola e Stefano Rosignoli. La parola è poi passata a Luca Rossi (direttore di Confindustria Toscana Nord), che ha introdotto e moderato un dibattito sulla crescita, la produttività e l’innovazione in Toscana. Sono poi intervenuti rappresentanti del mondo aziendale e accademico: Flavio Batti (SADAS Srl), Marianna Marino (IMT Lucca) e Katia Palagi (Verallia Italia Spa).

 

Il quadro di insieme

Il rapporto evidenzia il proseguimento della fase economica sfavorevole in corso dalla pandemia in poi: nel 2025 la crescita dell’economia toscana è rimasta contenuta, con un aumento del prodotto pari allo 0,4%, leggermente al di sotto della media nazionale (0,5%).

Non sono mancati, comunque, i segnali di ripresa: le esportazioni sono fortemente cresciute, riflettendosi però in una ridotta attivazione di valore aggiunto sul territorio per le caratteristiche dei comparti più interessati, ovvero metalli preziosi e prodotti farmaceutici. Non solo. Nel sistema della moda il calo del fatturato si è attenuato, mentre il settore delle costruzioni è cresciuto, così come quello dei servizi, sostenuto dalla spesa delle famiglie.

 

Il mercato del lavoro

Il tasso di disoccupazione si è mantenuto su livelli bassi nel confronto storico e rispetto al resto del Paese e le retribuzioni hanno continuato ad aumentare per effetto di rinnovi e adeguamenti contrattuali come nel 2024, anche se sono aumentati gli ammortizzatori sociali e i salari reali non hanno ancora recuperato la prolungata perdita di potere di acquisto avvenuta nel periodo 2008-2023.

 

Il credito

Dopo quasi due anni di contrazione, a fine 2025 i prestiti al settore privato non finanziario sono tornati a crescere dell'1 per cento. A trainare l’aumento è stato il credito alle famiglie: la dinamica dei prestiti di banche e società finanziarie alle famiglie toscane si è rafforzata (3,4 %); in costante aumento, seppur a ritmi inferiori rispetto all'anno precedente, anche il credito al consumo.

 

Sono invece rimasti in calo i finanziamenti alle imprese, penalizzati soprattutto dalla debolezza della domanda e da condizioni di offerta improntate alla cautela. Nonostante questo rallentamento, la qualità del credito si è mantenuta elevata e il tasso di deterioramento dello stesso è sceso ulteriormente nel 2025, attestandosi su livelli storicamente bassi.

 

La finanza pubblica locale

Parallelamente, è proseguita l'azione di stimolo degli enti pubblici toscani: sono aumentate sia le spese correnti sia soprattutto quelle in conto capitale. Gli investimenti pubblici sono stati alimentati principalmente dai progetti del PNRR e dai maggiori investimenti degli enti locali, mentre resta ancora limitato l'apporto delle politiche europee di coesione del ciclo 2021-2027.

 

Le aspettative per il futuro

Le prospettive dell'economia toscana restano avvolte da una forte incertezza a causa delle tensioni geopolitiche internazionali, in particolare per il conflitto nel Golfo Persico e il blocco dello Stretto di Hormuz. Questa situazione ha provocato un netto rincaro dei beni energetici che, insieme all’aumento dell’inflazione e al calo della fiducia delle famiglie, rischia di indebolire i consumi. Nonostante questo scenario, per il 2026 le imprese toscane prevedono un fatturato stabile, mentre sono negative le stime sugli investimenti.

Nel lungo termine, la Toscana dovrà recuperare un ritardo strutturale ed economico rispetto al Centro Nord. Pesano sul territorio la frammentazione in micro e piccole imprese, la scarsa presenza in settori ad alta tecnologia e l'invecchiamento della popolazione e della classe imprenditoriale, con rischi connessi al mancato ricambio generazionale.

 

La situazione a livello provinciale

Analizzando la dinamica del valore aggiunto, è stato osservato che l’andamento peggiore dal 2020 si è registrato a Firenze. Tra le altre province, il valore aggiunto è leggermente diminuito a Siena e a Prato. Lucca e Arezzo hanno invece mostrato gli andamenti migliori, favoriti dalla crescita dei settori industriali locali.

 

Il punto di vista di Confindustria Toscana Nord

"I dati del rapporto evidenziano un'economia toscana a più velocità, dove alcuni territori come Lucca hanno mostrato performance favorevoli, mentre altre aree, tra cui Prato, hanno faticato a ritrovare lo slancio pre-pandemico", ha commentato la presidente di Confindustria Toscana Nord, Fabia Romagnoli. "Le tensioni geopolitiche internazionali, insieme all’aumento dell’inflazione e al peggioramento del clima di fiducia delle famiglie, stanno frenando i consumi e gli investimenti. Pur nelle difficoltà del contesto esterno, dobbiamo continuare a lavorare sulla nostra competitività. Abbiamo bisogno di una strategia coordinata che favorisca l’immissione di nuove tecnologie nelle filiere produttive manifatturiere, rendendo anche meno complesso l'accesso al credito per chi fa innovazione."

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