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  • 16/01/2026 23:31

Il beccamorto delle strade basse di Lucca

A Lucca, quando il sole calava dietro le mura e l’aria si faceva umida come un respiro trattenuto, c’era un uomo che usciva solo allora. Nessuno conosceva il suo nome vero. Tutti lo chiamavano il Beccamorto. Non per cattiveria, ma per necessità: dare un nome alle cose aiuta a non averne paura. O almeno così si diceva. Abitava in una casa stretta, incastrata tra due edifici più vecchi di lui, con una porta che sembrava sempre sul punto di cedere. Di giorno non lo si vedeva mai. Di notte invece sì, con una lanterna fioca e un carretto che scricchiolava come se si lamentasse del carico. Non cantava, non fischiava, non parlava con nessuno. Faceva il suo lavoro e basta. Il suo compito era semplice e ingrato: raccogliere i morti che nessuno reclamava. I poveri, i forestieri, quelli trovati soli in una stanza fredda. Li prendeva con rispetto, questo glielo riconoscevano tutti. Li copriva, li sistemava, e prima di sollevarli mormorava sempre qualcosa. Nessuno sapeva se fosse una preghiera o solo un’abitudine, ma quel gesto metteva a disagio più del silenzio. La gente lo evitava. Quando passava, le finestre si chiudevano piano piano, come palpebre stanche. Qualcuno diceva che portasse sfortuna, altri che parlasse coi morti. Lui lasciava dire. Aveva imparato presto che le voci fanno meno male della solitudine, se non altro tengono compagnia. Una notte d’inverno, mentre attraversava una strada bassa vicino alle mura, sentì un rumore diverso. Non il solito silenzio pesante, ma un respiro. Si fermò. La lanterna tremò. In un angolo trovò un uomo ancora vivo, mezzo assiderato, abbandonato come uno scarto. Per un attimo il Beccamorto restò immobile. Quel corpo non gli apparteneva ancora. Fece qualcosa che nessuno si sarebbe aspettato: lo caricò sul carretto e cambiò strada. Invece del camposanto, andò verso casa. Ci mise giorni a rimetterlo in piedi, dividendo il poco pane che aveva e scaldandolo come poteva. Quando l’uomo si riprese, non disse grazie. Scappò via all’alba, senza voltarsi. Da quella notte, però, il Beccamorto cambiò. Continuò il suo lavoro, ma quando prendeva un corpo, controllava sempre il respiro due volte. E qualcuno giurò di averlo visto, una volta, sorridere appena. Un sorriso storto, breve, come chi sa che non può salvare il mondo, ma ogni tanto può rimettere una cosa al suo posto. Morì anni dopo, come muoiono quelli che non hanno mai fatto rumore: in silenzio. Il giorno seguente nessuno lo raccolse. Fu sepolto in fretta, senza nome sulla pietra. Eppure, per molto tempo, nelle notti di nebbia, qualcuno disse di sentire un carretto passare piano, come se Lucca non volesse restare sola nemmeno con i suoi morti.

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