Aria di Lucca
Nonostante il fermo delle ...

Da giovane si adattò all'ordine imposto dai francesi e fece il Maire, ma rimase sempre un convinto conservatore. A Vienna ottenne un risultato miracoloso, ma l'opera faticosamente costruita gli venne demolita da Maria Luisa di Borbone, che piantò una grana così enorme da far cambiare l'atto conclusivo del Congresso. Il Ducato di Lucca divenne così uno stato a termine, una specie di Hong Kong, il cui destino finale sarebbe stato, sia pure in data ignota, l'annessione alla Toscana. Il Mansi fu allora abilissimo a mantenere un totale dominio politico su Lucca ed a farsi accettare, come uomo forte, dalla nuova sovrana. Il prezzo di tale accettazione fu un rigoroso conservatorismo. Le cose cambiarono, come noto, nel 1824, quando ascese al trono Carlo Lodovico, assolutista convinto, scarsamente entusiasta verso il destino parmense che, prima o poi, lo attendeva ed in molte cose innovatore. Il Duca Carlo, estroso, incostante, eccentrico e spendaccione era difficile da gestire e certo ben diverso dal Mansi, suo Presidente del Consiglio di Stato e Ministro degli Interni. Forse Ascanio, dal 1824 al 1840 fece un vero e proprio secondo miracolo politico, dopo quello Viennese di dieci anni prima, tenendo in soggezione il Duca stesso, le cui alzate d'ingegno non valsero a destabilizzare il fragile stato a termine frutto dell'impuntatura di Maria Luisa. Alcuni ritengono che proprio la morte di Ascanio aprì il vaso di Pandora che avrebbe portato al dissesto delle finanze dello stato. Il Duca nominò ministri non lucchesi, come il barone Ostini e soprattutto l'ex stalliere inglese Tommaso Ward e le cose precipitarono, nel giro di un quinquennio, verso l'annessione alla Toscana. Va però detto, a scusante del Duca, che egli, probabilmente su richiesta del figlio e della Duchessa Maria Teresa, forse mai avrebbe ceduto anticipatamente Lucca ai Lorena se non per il precipitare della situazione politica italiana e avendo chiarissima cognizione della grave malattia che affliggeva Maria Luigia di Parma, alla cui morte, in ottemperanza dell'Atto Addizionale di Parigi, il Ducato avrebbe comunque cessato di esistere. In conclusione Ascanio Mansi fu un freddo calcolatore, un uomo di grande potere, un conservatore anti liberale e realista, ma anche un abile governante. Certo non fu un innovatore come il fratello Antonio Mazzarosa (non inganni il diverso cognome, Antonio, nato Mansi, era stato adottato da un ricchissimo zio Mazzarosa), anche lui, per un tempo breve, Presidente del Consiglio, ma che passò alla storia per aver condotto abilmente l'Università degli Studi, che visse anni splendenti, per gli studi storici ed agronomici e per esser stato anche senatore del Regno d'Italia, riconoscendogli i liberali lucchesi di aver creduto nella prospettiva dell'unità nazionale, piuttosto che alla conservazione di un mondo assolutista e reazionario.
Anonimo - 06/01/2026 01:57Nonostante il fermo delle ...
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