E siamo al ballottaggio.

Dieci anni di amministrazione Tambellini: un tempo lungo in cui si sarebbe potuto dare un'impronta nuova alla città.

Così non è stato.


Dieci anni in cui è mancata una progettualità organica, una visione di futuro, un'attenzione ai desideri, alle aspirazioni, alle necessità dei cittadini.

Il tratto specifico di questa amministrazione è stata l'autoreferenzialita'. Il sentirsi superiori.


Ce lo potevamo aspettare d'altra parte.

Il discorso a caldo di Tambellini neoeletto fu: "Ha vinto la parte buona".


 E la parte buona si è chiusa in un cerchio di autoconvinzione il cui riverbero è presente in questa campagna elettorale.

Noi siamo bravi, splendidi, eletti.

Gli altri reietti.

Mai un dubbio.


È intanto quasi la metà dei lucchesi non va a votare. Sono rassegnati al fatto che dalla politica non avranno risposte.

Che se la devono sbrigare da soli.

 Figli di un Dio minore.


 Io credo che la politica, espressione suprema del vivere in comune, dovrebbe interrogarsi profondamente sullo stato di abbandono e di solitudine in cui ha cacciato i cittadini.


Scollamento profondo tra chi ha  potere, mezzi, conoscenze, strumenti e chi non  li ha.

Ho assistito a una campagna elettorale piena di retorica, di edulcorate iniziative: passeggiate al chiaro di luna, rinfreschi, sorrisi.

Come se vivessimo in un eden senza tempo.


E intorno a noi una serie di rovine che avrebbero richiesto ben altro.

Realismo politico. Ecco quello di cui avremmo bisogno.


 Io voterò per il cambiamento, e non mi fanno paura gli spettri agitati, né i retaggi ideologici che riportano al vecchio. Le mie convinzioni e le mie azioni sono da sempre improntate a un profondo antifascismo.


 Continuerò ad essere vigile, com'è nel mio nome. 

Senza pregiudizi.


A tutti i cittadini, comunque, una esortazione. Andate a votare. E' un vostro diritto. E il solo modo che abbiamo per contarci. E per contare.


Gemma Urbani

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