La sinistra a Pardini: “O governi come diciamo noi, o sei un estremista”

Dopo 10 anni in cui ha governato in modo autocratico, la sinistra lucchese - quella che aveva diviso la città in ‘buona’ e ‘cattiva’ a seconda che avesse o meno votato Tambellini, quella dei patentini per godere delle piene libertà civiche, quella delle denunce contro i cittadini dissidenti - ora vorrebbe che la nuova amministrazione continuasse a portare avanti i loro programmi. Con buona pace del rispetto del voto democratico e della libera scelta di cambiamento che Lucca ha espresso. La carta che giocano è quella dell’inesistente “estremismo”: se Pardini non fa quello che dice la sinistra - dicono - è vittima degli “estremisti” della maggioranza. Se la maggioranza quindi non fa quello che dice la minoranza, non è brava e buona. Insomma, la democrazia e il principio dell’alternanza diventano quella cosa per cui prima governa la sinistra, e poi governa di nuovo la sinistra. Ci sarebbe da ridere, se la situazione non fosse grave. Siamo davanti non solo ad un’opposizione del tutto incapace di accettare il voto elettorale - che sarebbe un problema relativo - ma che non vuole perdere la capacità di alimentare il proprio potere all’interno della città. Che userà qualunque strumento lo capiamo dal cinismo applicato per orientare le scelte del sindaco. Raramente esiste la critica di merito, quasi sempre esiste l’arma del ricatto morale, dell’insinuazione o della pura diffamazione (che in politichese diventa “critica”, e quindi li salva dalle condanne dei tribunali, dove comunque godono di ampie compiacenze). Ecco, davanti a questa tattica scientifica con cui la minoranza cerca di rovesciare la maggioranza democraticamente eletta, il sindaco ha sì l’obbligo di intervenire: a salvaguardia del voto dei lucchesi e dell’integrità della città. La “memoria condivisa” - di cui parla la sinistra per tentare di riaprire la propria filiale sulle Mura (la ex Casa della Memoria) - è in realtà un sigla vuota, un grimaldello. La memoria proposta da Pd e soci non è mai ampia, ma sempre selettiva, militarizzata e militante. Ne sono esclusi ovviamente “estremisti” e “fascisti”, termini usati al solo fine di demonizzare l’avversario e che sono stati riservati, nel corso degli anni, ai vari Berlusconi, Salvini, Meloni, e più in generale a tutti coloro che fanno parte della loro cerchia. Insomma, fuori dalla sinistra, nient’altro. Ma chi ha votato Pardini, vuole andare avanti, non indietro verso i pruriti sovietici di questi signori.
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