Infermieri e cessazione del vincolo di esclusività

quotidianosanita.it 1, le attuali disposizioni legislative che prevedono, e consentono, che i Dirigenti Sanitari Medici possano optare per il rapporto di lavoro esclusivo scegliendo di svolgere attività libero professionale all'interno di una azienda sanitaria, declinate in chiave infermieristica stanno sviluppando un dibattito da distrazione di massa piuttosto che da contesto effettivamente utile e realizzabile. Non è infatti l'intramoenia la sola o principale prospettiva di tanti tra infermiere ed infermieri che contribuiscono a reggere non marginalmente le sorti del sistema salute. Essi ambiscono ad una differente libertà dell'agire e nell'agire professionale che non si risolva, appunto, nella sola attività intra-muraria ma che possa concretizzarsi, nell’esercizio della libera professione anche per i pubblici dipendenti afferenti alle dotazioni organiche in qualità di collaboratori professionali sanitari infermieri. Esattamente, e senza alcun distinguo, come disposto per la dirigenza sanitaria medica. La previsione dell'esclusività del rapporto di lavoro tende ad evitare un conflitto di interessi tra dipendente pubblico e pubblica amministrazione, e se è assodato il diritto del dirigente medico di esercitare l’attività "libero professionale" intra-muraria anche al fine di legittime ambizioni economiche e di crescita professionale, questo diritto deve essere comunque riconosciuto, e finanziato, anche al dipendente pubblico sanitario infermiere. L’obiettivo è arrivare ad una riduzione della sperequazione tra professioni e professionisti, cioè realizzando condizioni che non siano totalmente o parzialmente incompatibili all’esercizio della "libera professione" infermieristica extra istituzionale, quindi possibile oltre le 36 ore contrattuali settimanali, quindi fuori dallo stabilimento ospedaliero o del servizio territoriale, quindi tra i cittadini. Tra i cittadini, la libera professione infermieristica extra istituzionale rispetterebbe anche i principi costituzionalmente protetti di garantire loro uniformità e universalitá nelle risposte alle domande di salute. Il dibattito in corso, a mio avviso, è fuorviante quando non chiarisce o vorrebbe lasciare intendere che l'attività libero-professionale intra-muraria nell’ambito della pubblica amministrazione e quindi in posizione subordinata sia da intendersi anche come una forma equiparata alla libera professione extramoenia. Così non è. L’attività libero-professionale intra-muraria può essere esercitata dai sanitari a rapporto di lavoro esclusivo e nel rispetto delle modalità organizzative stabilite dall’azienda. La libera professione extra-muraria è quella che può essere esercitata dai sanitari a rapporto di lavoro non esclusivo, non ha limiti di volumi, non ha condizioni, consente di avere la partita IVA, è libera professione nell’accezione più totale del termine. Emerge in modo rilevante anche dal differente regime fiscale tra le due attività, che dal punto di vista amministrativo-contabile non possono, appunto, essere assimilate. Nella distinzione dei contesti sopra richiamati, è da prendere inoltre in considerazione, e non secondariamente, che tra le finalità dello svolgimento dell’attività libero-professionale intra-moenia medica, vi sono di snellire le liste di attesa e di ricavare ulteriori risorse economiche per il servizio pubblico. Una attività libero professionale intra-muraria infermieristica rappresenterebbe certamente una possibilità di diversificare l'offerta istituzionale, ma non snellirebbe le liste d'attesa e non porterebbe significative risorse economiche alle esigue casse del SSN e dei SSR. Sia per superare il resistente paradigma "ospedale-centrico" quale luogo di cura ed assistenza che nell'immaginario collettivo ruota intorno al solo dirigente medico, che per colmare definitivamente il divario di crescita personale, di riconoscimenti professionali, di ambizioni di carriera, di progressioni economiche e di identificazione sociale, deve trovare accoglimento il riequilibrio tra diritti, con la cessazione totale del vincolo di esclusività anche per infermieri ed infermiere, proprio in virtù della sussistenza di elementi esclusivi e caratterizzanti le prestazioni rese nei confronti dei cittadini nello svolgimento dell'esercizio di una professione sanitaria intellettuale esattamente sovrapponibile all’altra professione sanitaria d’eccellenza. Se il dirigente medico dipendente pubblico e libero professionista non viola il dovere di fedeltà verso la pubblica amministrazione, non si capisce il motivo per il quale una professione di pari rango dell'area medica come quella infermieristica debba essere incidentalmente "autorizzata" ad esercitare oltre il mandato contrattuale piuttosto che svolta in autonomia per un riconoscimento formale e legislativo e non per gentile e discrezionale concessione di funzionari, molto solerti nel diniego e nel perseguire, contestare e spesso sanzionare contesti anche irrilevanti di attività extra istituzionale non autorizzati. In conclusione, non è quindi con il solo allentamento del vincolo di esclusività riferito alla sola previsione dell'attività libero professionale intramoenia che andremo a livellare l'esercizio professionale infermieristico raffrontato all'area medica. Questa riduzione di gap culturale e regolamentari, questa rincorsa alle pari opportunità professionali e di trattamento economico, questo raggiungimento di pari dignità tra professioni e professionisti, saranno possibili garantendo la libera professione al di fuori delle 36 ore settimanali contrattuali di cui al comparto sanità: io infermiere pubblico dipendente di una pubblica amministrazione azienda sanitaria mi rendo disponibile ad esercitare esclusivamente in azienda a crescenti e garantite condizioni retributive e organizzative. In difetto o in alternativa, oltre il minimo contrattuale del servizio da rendere settimanalmente, devo essere automaticamente autorizzato alla libera professione se, dove, come, quando io esercente sanitario intellettuale indico secondo le mie competenze e il mio sapere. Così facendo, si rende nuovamente attrattiva, e più attrattiva tra altre, la professione di cui ai profili dell'infermiere e dell'infermiera pediatrica, perché sarà possibile di non restare ingabbiati sine die nelle contraddizioni del CCNL e dei CIA, per i quali la sostanza è che uno vale uno e nessuna effettiva differenziazione di valori e di merito tra professionisti è possibile per le ricorrenti, indistinte e strutturali ricadute a pioggia di quasi tutte le previsioni di incentivo economico, sia perché la progressione di carriera è nei fatti, al momento, una utopia. L'indennità di esclusività con valori annui, lordi e comprensivi della tredicesima mensilità per chi opta per l'attività intramuraria quale atto di "fedeltà” nell’ambito dei rapporti di lavoro che implicano la totale disponibilità per l’attività istituzionale, colmerebbe anche un gap retributivo. Ma colma un gap economico anche chi vi rinuncia volendosi mettere in gioco perché extra istituzionalmente uno non vale uno ma si misura con gli altri, scommette su se stesso e sui diritti dei cittadini ai quali si rivolge con un' altra veste. Graziano Lebiu Infermiere Presidente Opi di Carbonia Iglesias
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