Ma quale città vogliamo?

Ma quale città vogliamo? Lucca è bellissima e ha una vocazione turistica naturale. È un piccolo gioiello architettonico cinto dall’arborato cerchio delle Mura, una meraviglia così bella da sembrare quasi in vendita, da esporre in vetrina. In questi anni abbiamo assistito a un notevole incremento dei flussi e la città ha subito una vera e propria trasformazione genetica, diventando una normale località turistica di massa: negozi di cianfrusaglie, punti ristoro in ogni angolo, "buttadentro" fuori dai ristoranti e tavolini che occupano le strade in ogni via. Aperifood, aperitivi ovunque, stranieri dappertutto. L'economia gira e il commerciante esulta, ma si tratta di un'economia volatile, caratterizzata da un’apertura e chiusura di esercizi commerciali a un ritmo vertiginoso. Dicevo, una normale e piccola città provinciale a vocazione turistica. Non ci sarebbe nulla di male, se non fosse che in questo processo si è smarrita l'anima della città. Ed è qui che io, che mi definisco progressista, finisco per sentirmi conservatore. Ripenso ai negozi storici e ai lucchesi che conoscevano ogni singola bottega della propria città. Alla Luminara, un tempo, tutti i cittadini si riversavano in centro per seguire la processione; oggi, invece, sono in pochi a parteciparvi davvero. Al loro posto c'è molta gente che schiamazza e osserva lo spettacolo bevendo un drink a pochi metri dal passaggio del corteo religioso. Tanti turisti, pochi lucchesi. Molti residenti hanno venduto le proprie case nel centro storico o le hanno convertite in affitti brevi per turisti. Così la città si svuota e l'immediata periferia rischia di diventare un quartiere dormitorio — o meglio, un dormitorio diffuso per visitatori, con bed and breakfast spuntati alla bisogna. E a tutto questo non fa da contraltare un miglioramento delle periferie stesse, che spesso soffrono di trasporti pubblici insufficienti e servizi quasi inesistenti. Oggi, persino chi vive nelle frazioni lucchesi, quando entra nel centro storico, finisce per sentirsi un turista in casa propria. Davvero il centrosinistra non può riflettere su tutto questo? Non può iniziare a pensare a uno sviluppo più equilibrato?»

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