Il sindaco Pardini dà i numeri

Il sindaco Pardini sul Magificio dà i numeri su facebook https://www.facebook.com/share/v/19AULtgory/ e due punti sono facilmente contestabili. Il primo è la data: dice di aver preso come riferimento il 2022, anno dell’insediamento, ma poi afferma che «dal 2012 al 2021 sono diventate 601». Subito dopo, però, usa quelle 601 attività come dato del 2022 per calcolare l’aumento di 77 unità. Quindi bisogna chiarire una cosa: 601 è il dato del 2021 o del 2022? Se invece è davvero il dato del 2021, non può dire con precisione che dal 2012 al 2022 l’aumento è stato di 77 senza conoscere il dato del 2022. Il secondo punto è «quasi il 10%». Da 601 a 554 la diminuzione è di 47 attività, cioè il 7,8%, non è “quasi il 10%”. Ma anche ammesso che il confronto tra 601 e 554 sia statisticamente corretto, quel dato, da solo, non dimostra che la diminuzione sia stata causata dalla moratoria. Per sostenerlo bisognerebbe verificare almeno se i dati confrontino lo stesso perimetro geografico e le stesse categorie di attività, quante imprese abbiano effettivamente chiuso, quante si siano trasferite, quante nuove aperture siano state impedite dalla moratoria e quale sarebbe stato presumibilmente l’andamento in assenza della misura. I dati della Camera di Commercio possono riferirsi alle imprese attive, mentre il sindaco parla di licenze. Impresa, esercizio commerciale e licenza non sono necessariamente la stessa unità statistica e non possono essere sovrapposti senza ulteriori verifiche. La diminuzione delle attività può dipendere da molteplici fattori: chiusure, aumento dei costi, conseguenze della pandemia, inflazione, ricambio commerciale, trasferimenti o altre dinamiche economiche. Per attribuire quella riduzione alla moratoria occorrerebbe quindi dimostrare un rapporto causale che il semplice confronto numerico non è in grado, da solo, di provare. I numeri parlano, certamente. Ma bisogna capire che cosa dicono realmente. Nel 2012 le attività indicate erano 524; oggi sono 554. Significa che, rispetto al 2012, risultano ancora 30 attività in più, pari a un incremento di circa il 5,7%. Soprattutto, il dato complessivo non dice nulla sulla loro distribuzione all’interno del centro storico. Un’attività può chiudere in una zona mentre altre si concentrano in un’altra; il numero totale può diminuire e, contemporaneamente, la pressione commerciale e notturna su determinate strade residenziali può restare invariata o persino aumentare. Il fatto che si sia reso necessario introdurre una moratoria e successivamente ampliare le cosiddette “zone rosse” indica, del resto, che la concentrazione delle attività ha continuato a richiedere interventi. Se ancora nel 2026 il Comune ha ritenuto necessario estendere le limitazioni ad altre aree del centro storico, è difficile sostenere che il semplice calo del numero complessivo delle attività dimostri, da solo, che il problema sia stato risolto. I 47 esercizi in meno rappresentano dunque un dato quantitativo, pari a una diminuzione di circa il 7,8% rispetto alle 601 attività prese come riferimento. Non sono però la prova né che tale diminuzione sia conseguenza della moratoria, né che sia stato risolto il problema dell’eccessiva concentrazione di bar e ristoranti nelle zone residenziali. Per valutare realmente l’efficacia delle politiche comunali bisognerebbe sapere dove siano localizzate le 554 attività attuali, come sia cambiata la loro concentrazione nelle singole strade e quale sia il loro effettivo impatto sulla residenza. È su questi elementi che dovrebbe essere misurata l’efficacia delle politiche comunali, non soltanto sul numero complessivo delle attività o delle licenze.
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