ACQUA PUBBLICA: È ARRIVATO IL MOMENTO DI TAGLIARE IL NODO
Quando una situazione diventa troppo complicata, forse è arrivato il momento di semplificare.
È quello che pensiamo debba accadere nella Piana lucchese con Aquapur e Acque
Aquapur
è una società a maggioranza pubblica, ma con circa il 40% del capitale
in mano a soggetti privati, tra cui Confindustria Toscana Nord, il
Consorzio Industriale di Depurazione e aziende utenti.
Ma c'è un
dato ancora più importante: Aquapur figura tra i soci pubblici di Acque,
con una partecipazione indicata nei documenti societari di Acque nel
5%. Complessivamente, i soci pubblici detengono il 55% di Acque, mentre
il restante 45% è detenuto dal socio privato ABAB.
Ecco allora il nodo.
*Che
senso ha mantenere questa complessa rete di partecipazioni e rapporti
societari quando abbiamo bisogno di una gestione dell'acqua semplice,
trasparente e realmente pubblica?*
La nostra proposta è chiara.
I Comuni escano da Aquapur.
Non
significa abbandonare il depuratore di Casa del Lupo: l'impianto deve
rimanere sotto pieno controllo pubblico e Aquapur può continuare a
gestirlo fino alla scadenza della concessione, prevista nel percorso di
proroga fino al 2045, garantendo investimenti, efficienza e rispetto
degli standard ambientali. Il progetto di potenziamento dell'impianto e
la richiesta di estensione della concessione al 2045 sono documentati
negli atti e nelle comunicazioni relative all'intervento.
Ma Aquapur non deve essere utilizzata come una partecipazione pubblica indiretta dentro Acque.
Se
i Comuni decidono di uscire da Aquapur, chiediamo che le relative quote
di Acque vengano ricondotte direttamente ai Comuni, attraverso le
modalità societarie e giuridiche appropriate.
E, contemporaneamente, deve essere affrontato il secondo nodo:
FUORI IL PRIVATO DA ACQUE.
Questa non è una conseguenza automatica sul piano giuridico: è una scelta politica che riteniamo indispensabile.
Se l'acqua è un bene pubblico, anche il soggetto che gestisce il servizio deve essere pienamente pubblico.
Non
possiamo infatti avere una situazione nella quale i Comuni partecipano
ad Acque anche attraverso Aquapur, mentre contemporaneamente una quota
rilevante di Acque rimane in mano a un socio privato.
È proprio questa sovrapposizione che va superata.
Il problema diventa ancora più evidente con il nuovo Acquedotto Pluriuso del Serchio.
La
Regione ha autorizzato ad Acque la derivazione dal Serchio per uso
potabile, con una portata media annua autorizzata pari a circa 1,93
milioni di metri cubi. La nuova infrastruttura potrà arrivare a una
portata massima complessiva di 450 litri al secondo, di cui 330 per uso
potabile e 120 per produzione di beni e servizi.
E c'è un altro
elemento decisivo: il Co-Uso delle opere è regolato da una convenzione
sottoscritta nel febbraio 2026 proprio tra Acque e Aquapur.
Questa è una risorsa strategica per tutta la Piana.
Proprio
per questo non possiamo permetterci una governance fatta di società
sovrapposte, partecipazioni incrociate e interessi diversi.
L'acqua
del Serchio deve essere governata nell'interesse dell'intero
territorio, non diventare l'ennesimo terreno di sovrapposizione
societaria.
La Piana ha bisogno di una visione unitaria del
proprio bilancio idrico, della tutela delle falde, delle esigenze
dell'industria, dell'agricoltura e dei cittadini.
Per questo chiediamo ai Comuni, alla Regione e all'Autorità Idrica Toscana di affrontare finalmente il problema alla radice:
Aquapur continui a fare bene il proprio lavoro di depurazione, sotto controllo pubblico, fino alla scadenza della concessione.
I
Comuni escano dalla struttura societaria di Aquapur e assumano
direttamente, con le modalità tecniche opportune, le proprie
partecipazioni in Acque.
Acque liquidi progressivamente la partecipazione privata e diventi un soggetto integralmente pubblico.
La gestione dell'acqua della Piana venga ricondotta a un sistema forte, unitario, pubblico e trasparente.
Non è una guerra contro Aquapur.
Non è una guerra contro Acque.
È una proposta per semplificare il sistema e restituire chiarezza alle responsabilità pubbliche.
Meno partecipazioni incrociate.
Meno giochi societari.
Meno poltrone da contendere.
Più controllo pubblico, più trasparenza e più capacità di programmare il futuro dell'acqua.
La Piana, Lucca compresa, ha bisogno di questo.
Quando il nodo è troppo intricato, diamoci un taglio.
Forum Acqua Pubblica e Si-cura