TOUR DE FRANCE 2026, IVANO FANINI SU JONAS VINGEGAARD

TOUR DE FRANCE 2026, IVANO FANINI SU JONAS VINGEGAARD:
“SARÀ L’UNICO IN GRADO DI BATTERE IL PIÙ FORTE DELLA STORIA, TADEJ POGAČAR”

LA STORIA DEL PRIMO DANESE A VINCERE IL GIRO PASSA ATTRAVERSO QUELLA DI PETERSEN E DI AMORE & VITA FANINI: “UN PERCORSO INIZIATO OLTRE QUARANT’ANNI FA”

CAPANNORI (LUCCA), 1° luglio 2026 – La vittoria di Jonas Vingegaard al Giro d’Italia 2026 non ha rappresentato soltanto il trionfo di uno dei più grandi campioni del ciclismo moderno, ma anche una pagina storica destinata a rimanere scolpita per sempre nella memoria dello sport mondiale.

Per la prima volta nella storia, infatti, un atleta danese ha conquistato, con grandissimo merito, la Maglia Rosa finale del Giro d’Italia.

Un successo che assume un significato ancora più profondo per Ivano Fanini, storico patron dei Team Fanini e fondatore di “Amore & Vita”, messaggio nato in Vaticano insieme a San Giovanni Paolo II e divenuto, dal 1989 al 2021, il primo nome ufficiale della squadra davanti a qualsiasi sponsor commerciale.

Fanini, autentico pioniere del ciclismo internazionale, fu tra i primi, tra la fine degli anni Settanta e gli anni Ottanta, a intuire la necessità di globalizzare il movimento ciclistico, in un’epoca in cui il professionismo era quasi esclusivamente dominio di Italia, Belgio, Francia, Spagna e Olanda.

Quando ancora sembrava impensabile, Fanini aprì le porte del ciclismo dilettantistico e professionistico ad atleti provenienti da Svezia, Camerun, Argentina, Australia, Venezuela, Messico, Ecuador, Gran Bretagna, Stati Uniti, Polonia, Cecoslovacchia, Sudafrica e molti altri Paesi allora considerati periferici rispetto al grande ciclismo internazionale, diventando di fatto l'artefice della globalizzazione del ciclismo mondiale.

Una visione rivoluzionaria che all’epoca suscitò anche critiche e perplessità, ma che la storia ha poi consacrato come una delle intuizioni più lungimiranti del ciclismo moderno.

Tra tutti i Paesi nei quali Ivano Fanini ha svolto un’opera straordinaria di scouting e sviluppo, la Danimarca occupa senza dubbio un posto speciale. Grazie anche allo storico rapporto con l’amico fraterno Ole Ritter, ex recordman dell’ora e leggenda del ciclismo del Nord Europa, Fanini contribuì in maniera decisiva alla crescita del movimento danese, scoprendo e lanciando alcuni dei più grandi talenti della sua storia: da Rolf Sørensen, autentico simbolo del ciclismo danese moderno, fino a Bjarne Riis e Jørgen Marcussen, passando per Brian Petersen, corridore passato professionista con Amore & Vita nel 1990.

Ed è proprio Brian Petersen a rappresentare il legame diretto con Jonas Vingegaard.

Pur non diventando un campione sulle due ruote, Petersen fece tesoro degli insegnamenti ricevuti da Ivano Fanini, trasformandosi successivamente in uno dei più brillanti talent scout e direttori sportivi del ciclismo nordico. Fu infatti proprio Petersen a scoprire e lanciare il giovane Jonas Vingegaard, accompagnandolo nella crescita che lo avrebbe portato a diventare uno dei dominatori assoluti del ciclismo mondiale, vincitore di tutti e tre i Grandi Giri e protagonista assoluto di un’epoca insieme a Tadej Pogačar.

Il lavoro svolto da Fanini per il ciclismo danese è stato riconosciuto e apprezzato persino dalle istituzioni, compreso il Re di Danimarca, appassionato di ciclismo e amico intimo di Rolf Sørensen. Nel 2017 l’allora Primo Ministro danese Lars Løkke Rasmussen, oggi Ministro degli Esteri, fece visita personalmente a Lucca insieme a Ole Ritter per incontrare Ivano Fanini e rendere omaggio alla storia di Amore & Vita.

Rasmussen, appassionato di ciclismo e grande tifoso del Team Fanini, ha sempre riconosciuto il ruolo fondamentale svolto dall’imprenditore lucchese nello sviluppo del movimento ciclistico danese, oggi considerato uno dei più forti e strutturati al mondo.

Per questo motivo, il Tour de France sarà un momento speciale, con Vingegaard che si appresta a dare battaglia al favoritissimo Pogačar nella Grand Boucle. Una splendida lotta annunciata tra il campione del mondo, in corsa per scrivere ulteriormente la storia ed entrare definitivamente nel gotha di coloro che hanno vinto cinque Tour, e chi invece cerca il suo terzo successo nella corsa più importante del mondo, oltre alla doppietta Giro d’Italia-Tour de France, riuscita soltanto a pochissimi fuoriclasse nella storia del ciclismo.

Fanini ha voluto rivolgere un pensiero speciale anche a Brian Petersen:

“Faccio i complimenti anche a Brian Petersen, mio ex atleta e uomo che considero parte della nostra famiglia sportiva. È stato lui a portare Jonas a diventare l’uomo e il campione che oggi tutti conoscono. Ciò rende il legame con questo risultato ancora più speciale per me.”

Ivano Fanini ha poi fatto un’analisi sul momento del ciclismo italiano:

“Mi dispiace per Jonathan Milan, figlio del mio ex corridore Flavio, che non è riuscito a contrastare uno straordinario Paul Magnier. Sicuramente non è stato il suo Giro, ma alla fine si è rifatto vincendo alla grande la tappa finale di Roma e poi il Campionato Italiano, tra l’altro proprio come avevo pronosticato.”

Infine, la chiusura con uno sguardo al futuro del ciclismo italiano:

“Non bisogna mai mollare. Pellizzari e Piganzoli possono diventare protagonisti assoluti nei prossimi anni. Ma il vero fenomeno, secondo me, è Mark Lorenzo Finn. Credo che sarà uno dei pochissimi corridori al mondo capaci di tenere testa a due giganti come Pogačar e Vingegaard, insieme a Seixas. E sono convinto che il prossimo italiano a vincere il Giro d’Italia sarà proprio lui.”

Jonas Vingegaard è stato il primo danese della storia a conquistare il Giro d’Italia e, con questo successo, si chiude idealmente un cerchio iniziato oltre quarant’anni fa grazie alla visione internazionale di Ivano Fanini, uno degli uomini che più di tutti hanno contribuito a rendere il ciclismo uno sport realmente globale.

A poche ore dal via della Grand Boucle Fanini conclude:

“Ora mi aspetto di vedere un Tour con grandi battaglie in salita, ma non soltanto tra Pogačar e Vingegaard. Seguirò con grande interesse anche il figlio di un mio ex atleta, l’ex olimpionico Miguel Martinez, che con la nostra maglia ha mosso le sue prime pedalate e ottenuto le sue prime vittorie: Lenny Martinez. Magari non sarà ancora pronto per lottare per la classifica generale, ma lo vedo bene per la vittoria di qualche tappa e per la conquista della maglia a pois. E poi farò sicuramente il tifo per il team NSN del patron e grandissima leggenda del calcio Iniesta, e  dove ci sono i molti miei ex atleti e ds, come Francesco Frassi (ds) e Kjell Crlstrom (General Manager) ”.

Questo post ha 0 commenti
Estratto da www.lavocedilucca.it/post/25713/tour-de-france-2026--ivano-fanini-su-jonas-vingegaard.php