La
crisi idrica, le dighe del Serchio ai minimi, i problemi
dell’acquedotto e il futuro della gestione del servizio impongono una
scelta chiara: superare divisioni territoriali e logiche di parte per
difendere una risorsa che appartiene a tutti.
La
situazione idrica della Valle del Serchio e della Piana di Lucca
conferma, ancora una volta, che l’acqua non può essere trattata come una
questione di campanile. Non esiste “l’acqua dei lucchesi”, così come
non esiste l’acqua di un singolo Comune o di una singola azienda.
L’acqua è un bene comune, una risorsa pubblica, essenziale alla vita,
all’ambiente, all’agricoltura, all’industria e al futuro delle comunità.
I
dati pubblicati in questi giorni sulla riduzione dell’acqua nelle dighe
del sistema del Serchio sono un segnale molto serio. Dall’inizio di
giugno il sistema ha perso circa 900 mila metri cubi d’acqua. Le
principali dighe, e in particolare quella di Vagli, registrano livelli
inferiori rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Anche la falda
idrica mostra segnali di sofferenza, con abbassamenti significativi
rispetto ai mesi precedenti.
Questo
quadro non può essere letto come un episodio isolato. È il sintomo di
una crisi climatica ormai strutturale, che rende sempre più fragile
l’equilibrio tra disponibilità della risorsa, consumi civili, attività
produttive e tutela ambientale. Per questo servono scelte pubbliche
lucide, coordinate e lungimiranti.
In
questo contesto si inserisce anche la vicenda della gestione del
servizio idrico a Lucca. GEAL, l’azienda che attualmente gestisce il
servizio nel Comune di Lucca, terminerà la propria esperienza a fine
anno. Dal 2027 il servizio passerà a Gaia. È una conclusione che, a
nostro avviso, conferma quanto abbiamo sostenuto da tempo: la gestione
del servizio idrico deve stare dentro un quadro pubblico, coerente con
la legge e con l’interesse generale.
Purtroppo,
nell’ultimo anno si è perso tempo in ricorsi inutili e costosi, pagati
con risorse pubbliche, tentando persino da parte di questa
amministrazione di avvicinarsi ideologicamente a Pisa per recidere il
cordone ombelicale naturale con Gaia. Oggi sarebbe grave continuare a
disperdere energie e denaro in ulteriori passaggi privi di reale
utilità, come nuove due diligence che appaiono superflue, considerando
che i bilanci dei gestori sono certificati e che il valore residuo delle
concessioni viene aggiornato annualmente nei documenti dell’Autorità
Idrica Toscana.
Va
chiarito anche un altro punto, spesso usato in modo strumentale nel
dibattito pubblico: le tariffe. Non è corretto attribuirsi meriti
politici inesistenti sulle tariffe più basse. Le tariffe dipendono dagli
investimenti realizzati, dagli ammortamenti e dalle regole stabilite
dall’autorità nazionale ARERA. In caso di differenze tariffarie tra
territori, la legge prevede un percorso graduale di armonizzazione,
generalmente nell’arco di alcuni anni. Raccontare altro significa
semplificare in modo fuorviante una materia complessa.
La
questione più importante, però, resta un’altra: la Piana di Lucca
continua a essere divisa in due diverse Conferenze Territoriali. Questa
divisione è irrazionale e dannosa. Con l’ingresso di Lucca in Gaia non
verrà automaticamente superata. Per questo chiediamo con forza che i
sindaci di Capannori, Altopascio, Porcari, Montecarlo e Villa Basilica
escano dal silenzio e chiedano all’Autorità Idrica Toscana di ricondurre
l’intera Piana, e più in generale la Provincia di Lucca, dentro la
stessa Conferenza Territoriale della Toscana Nord , non lo hanno fatto
fino ad oggi e se non lo faranno con sollecitudine nei prossimi mesi,
perderanno un’occasione storica e ne porteranno per sempre le
responsabilità.
È una
scelta di buon senso. Ogni anno circa 230 mila metri cubi di liquami
transitano da Lucca verso Porcari attraverso le fognature di Capannori.
Esiste inoltre una condotta, in parte già realizzata, che collega
Saltocchio a Porcari passando da Camigliano, funzionale anche a servire
territori e attività produttive oltre i confini comunali. Il distretto
cartario, fortemente dipendente dall’acqua, è parte integrante di questo
sistema. Continuare a ragionare per compartimenti separati significa
non capire la realtà materiale delle reti, dei flussi e dei bisogni del
territorio.
La mancanza
di un unico gestore e di una visione unitaria per tutta la Piana rischia
di compromettere la capacità di programmare gli investimenti necessari.
Di fronte alla crisi climatica, non possiamo permetterci opere tardive,
insufficienti o progettate male. Servono infrastrutture adeguate,
manutenzioni efficaci, reti moderne, controlli ambientali rigorosi e una
gestione capace di tenere insieme acqua potabile, fognature,
depurazione, falde, fiumi e attività economiche.
I
problemi già emersi in questi anni lo dimostrano. Le mancate fognature
nell’Oltreserchio, la presenza di ferro e manganese nell’acquedotto di
alcune zone, i casi di PFAS nella falda e nella rete di San Filippo, le
criticità di Antraccoli e gli interventi straordinari di pulizia e
lavaggio delle tubazioni annunciati da GEAL sono tutti segnali di una
situazione che richiede attenzione, trasparenza e interventi
strutturali.
Non basta
intervenire quando il problema esplode. Non basta pulire le condotte
dopo episodi di torbidità. Non basta rincorrere le emergenze estive
quando le dighe si svuotano e le falde si abbassano. Serve una politica
pubblica dell’acqua, seria e preventiva.
Per
questo ribadiamo un principio semplice: l’acqua non è una merce.
L’acqua è vita, salute, ambiente, lavoro, agricoltura (oggi in forte
sofferenza), industria e futuro. L’accesso all’acqua e ai servizi idrici
è un diritto universale. Non deve diventare occasione di profitto per
soggetti privati, ma deve essere gestito nell’interesse collettivo, con
responsabilità pubblica e controllo democratico anche se possibile dei
cittadini.
Dire che
“l’acqua dei lucchesi” non esiste, non significa negare l’identità di un
territorio. Significa affermare qualcosa di più alto: l’acqua
appartiene a tutti, va tutelata per tutti e va consegnata in condizioni
migliori a chi verrà dopo di noi.
La
vera sfida non è difendere piccoli recinti locali. La vera sfida è
costruire una gestione pubblica, integrata e lungimirante della risorsa
idrica, capace di rispondere alla crisi climatica, proteggere l’ambiente
e garantire diritti uguali a tutti i cittadini.
Forum Acqua Pubblica e Si-Cura di Lucca
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