I campanari lucchesi conquistano Andora

C’è chi parte per un concerto rock, chi per una partita di calcio e chi invece carica corde, tradizioni e passione per raggiungere un raduno dove le vere protagoniste sono le campane. Lo scorso fine settimana, il 30 e 31 maggio, anche una delegazione proveniente da Lucca e dalla Valle del Serchio ha preso parte al 64esimo Raduno Nazionale dei Suonatori di Campane ospitato ad Andora, in provincia di Savona. Un appuntamento che per gli addetti ai lavori vale quasi quanto una finale nazionale. Decine di gruppi arrivati da tutta Italia, insieme a rappresentanze straniere, si sono ritrovati sul lungomare ligure per celebrare un’arte antica che continua a resistere al tempo e alle mode. Tra loro anche l’Associazione Campanari Lucchesi e l’Unione Campanari Valle del Serchio, che hanno portato in trasferta una tradizione profondamente radicata nel territorio. Per due giorni Andora si è trasformata in una sorta di orchestra a cielo aperto. Campane montate su strutture mobili, esibizioni itineranti, tecniche diverse provenienti dalle varie regioni italiane e un continuo alternarsi di suoni che hanno riempito piazze e lungomare. Non il classico rumore di fondo che accompagna le giornate nei paesi, ma vere e proprie esecuzioni che richiedono esperienza, coordinazione e una conoscenza tramandata spesso da generazioni. I campanari lucchesi non sono arrivati soltanto per fare presenza. Hanno rappresentato una delle realtà più attive nel panorama nazionale, portando con sé il patrimonio culturale di una terra dove campanili e campane fanno parte dell’identità stessa del paesaggio. Basta alzare lo sguardo nel centro storico di Lucca per capire quanto il suono delle campane sia ancora oggi legato alla memoria collettiva e alla vita quotidiana. L’edizione 2026 del raduno ha avuto inoltre un significato particolare perché si inserisce nel percorso di valorizzazione del suono manuale delle campane come patrimonio culturale immateriale. Un riconoscimento che ha contribuito a dare nuova visibilità a una pratica che qualcuno potrebbe considerare d’altri tempi, ma che continua invece ad attirare giovani appassionati e custodi della tradizione. Tra rintocchi, incontri e racconti di campanile, i rappresentanti della Lucchesia e della Valle del Serchio sono tornati a casa con la soddisfazione di aver portato un pezzo del territorio su un palcoscenico nazionale. E forse anche con qualche chilometro in più nelle braccia: perché far cantare a tempo quintali di bronzo non è esattamente un hobby da poltrona.
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