Da Mulina di Stazzema, porta del Parco nazionale della Pace, questo deferente omaggio alle vittime delle foibe e agli esuli giuliano-dalmati e istriani


 
Stazzema_ Domani sarà la 26ª commemorazione ufficiale nazionale con cui si è preso a onorare dal 10 febbraio 2004 il ricordo delle migliaia di vittime gettate dai partigiani comunisti titini nelle caverne carsiche, dette appunto foibe, presenti nelle terre del grande esodo e della pulizia etnica fatta a danno degli italiani sui confini orientali. Una fine e un post conflitto che a fine 1944 e primi del 1945 iniziò sconvolgere la vita di alcune centinaia di migliaia di italiani che vivevano nel Friuli-Venezia Giulia, Dalmazia e Istria e che raggiunse la massima atrocità dall'aprile del 1945 e nei mesi successivi. Un esproprio di vite e di beni che si protrasse negli anni a seguire attraverso una situazione che indusse, dopo l'acme toccato con il crimine disseminato dissennato della "infoibizzazione" dei civili e la minaccia oscura della morte se non abbandonava quei territori, all'esodo di massa di circa 300.000 italiani. Dopo la perdita degli averi e degli affetti maturati nei luoghi d'origine, questi esuli scacciati dalle terre italiane perse con la sconfitta dei demoni nazista e fascista dovettero far fronte all'emarginazione sociale e all'additamento politico comunista, che li considerò alla stregua dei fascisti, così come furono considerati i militari italiani che rientrarono in patria dai campi di sterminio nazisti e comunisti e di concentramento dei paesi che si opposero ai totalitarismi di Hitler e di Mussolini. Come le vittime delle stragi nazifasciste anche quelle delle foibe hanno subito la grande omissione storica e morale in un paese che si fregia di attuare i valori sanciti dalla Costituzione più bella del mondo. Ma non è propriamente sempre così. Non lo è stato per le vittime perpetrate dai nazifascisti e tanto meno per quelle compiute dai partigiani comunisti iugoslavi e da quelli italiani filo titini. Quest'ultima crudele e orrenda vicenda bellica italiana, il veleno nella coda di una vendetta con cui è voluto far pagare a tanti italiani l'occupazione italo-tedesca e le stragi con cui si era criminalmente contrassegnata, è tuttora difficile farla riconoscere come crimine contro l'umanità, così come non è facile raccontare per filo e per segno le stragi nazifasciste e le implicazioni che l'hanno precedute.
 
Nonostante che il presidente della Repubblica Sergio Mattarella abbia affermato il 10 febbraio 2021 che « i crimini contro l’umanità scatenati in quel conflitto non si esaurirono con la liberazione dal nazifascismo, ma proseguirono nella persecuzione e nelle violenze, perpetrate da un altro regime autoritario, quello comunista», tuttora si cerca (spesso ci si riesce) a imbavagliare le voci che vogliono far conoscere il crimine contro l'umanità che sono i massacri avvenuti gettando, anche vivi, migliaia di uomini e donne nelle foibe.
 
Dalla porta del Parco nazionale della Pace di Mulina di Stazzema , un Parco nella cui prima estensione prevedeva di onorare le vittime delle foibe, questa deferente memoria degli uccisi dalla vendetta comunista titina e della conseguente fuga degli esuli giuliano-dalmati e istriani. Italiani che persero per sempre beni ma soprattutto furono scacciati via dalla terra natia attraverso una criminale pulizia etnica.
 
Italiani ai quali si deve più che mai, dopo i 58 anni di silenzio durato il riconoscimento del loro sacrificio, la riaffermazione che domani , nella Giornata del Ricordo, l'Italia doverosamente ricorda la loro triste sorte e denuncia il crimine contro l'umanità che furono le uccisioni nelle foibe.
 
Giuseppe Vezzoni
 
Responsabile di Libera Cronaca
 

membro del Gruppo Labaro Martiri di Mulina, addì 9.2.2026 
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