al Palazzo delle Esposizioni Apre la mostra di Pierluigi Romani

Sabato 31 gennaio 2026 alle 17.30 al Palazzo delle Esposizioni

Apre la mostra di Pierluigi Romani, a cura di Alessandra Trabucchi

Fino al 22 febbraio 2026, con ingresso libero dal martedì alla domenica, 15.00 – 19.00


Prosegue il calendario espositivo promosso dalla Fondazione Banca del Monte di Lucca e dal suo ente strumentale Fondazione Lucca Sviluppo, nel Palazzo delle Esposizioni di piazza San Martino n. 7, che è divenuto ormai, dopo diciotto anni di attività espositiva, un luogo d’incontro e confronto per molti artisti del territorio (e non solo) che lo frequentano con assiduità ed entusiasmo.

La prima esposizione del Calendario 2026 è la personale di Pierluigi Romani, classe 1936, che apre sabato 31 gennaio 2026 alle 17.30, con l’esibizione del quartetto di trombe del Liceo Musicale A. Passaglia, composto da Bruno Sbragia, Emma Vannoni, Thomas Bianchi, Francesco Sabbatini, che offriranno, alla presenza del prof. Romani, un momento musicale di introduzione alla mostra.

La programmazione annuale è sostenuta anche dall’Amministrazione comunale di Lucca, grazie all’ormai consolidato rapporto che si è creato in questi ultimi anni.

La mostra è curata da Alessandra Trabucchi, studiosa attenta dell’arte espressa dal nostro territorio nell’età contemporanea. Il catalogo è edito da Maria Pacini Fazzi Editore.

Per la prima volta saranno mostrati al pubblico oltre 50 dipinti, molti dei quali inediti, dell’artista lucchese, grazie ad un progetto espositivo organico e completo, come mai accaduto prima.

In questo percorso espositivo le differenti fasi della produzione pittorica di Romani si confermano nella magnifica volontà di creare luoghi, a volte anche in forma di archeologie della memoria, con i grandi teatri che si ergono sulla tela, proponendo un viaggio tra temi e soggetti pittorici che si sono stratificati e sovrapposti nel tempo (e nella vita del pittore), creando originali effetti di simultaneità. Osservando le grandi tele di Romani pare che il tempo sia solo quello dell’opera artistica, un tempo libero, in cui ciascuno possa atterrare con lo sguardo nel modo più consono, nel punto più nascosto, ma che si rivela improvvisamente.

BIOGRAFIA: Pierluigi Romani nasce a Lucca nel 1936, in un contesto urbano intriso di stratificazioni storiche e di un patrimonio artistico che ne modella, fin da subito, la sensibilità visiva. La formazione all’Istituto d’Arte “A. Passaglia” fornisce le prime solide basi tecniche, mentre la successiva esperienza presso la Scuola fiorentina per la pubblicità “L. Cappiello” amplia la sua consapevolezza compositiva e il suo controllo dell’immagine. Il 1953 segna l’inizio di un dialogo diretto con l’arte, destinato a non interrompersi mai. Negli anni Cinquanta, immerso nel vivace dibattito del dopoguerra, Romani osserva con attenzione la tensione dialettica tra Realismo e Astrazione. Nel 1958 inizia a insegnare Discipline Artistiche nella sezione di Decorazione Murale, Tempera, Graffito e Affresco dell’Istituto “Passaglia”, un incarico che manterrà fino al 1981, trasmettendo ai suoi allievi un approccio in cui la tecnica si intreccia con la curiosità intellettuale. La sua attività espositiva si intensifica presto: partecipa a rassegne, premi nazionali, mostre collettive e fiere internazionali, da Bologna a Roma, da Berlino a Los Angeles, da Torino a Miami. La sua opera entra in collezioni pubbliche e private, segnando una presenza costante nel panorama artistico. Nel 1973 ottiene l’abilitazione in Discipline Pittoriche presso l’Istituto d’Arte di Massa. Due anni più tardi, un episodio denso di significato segna una svolta: il collezionista Carlo Del Dotto, colpito da un suo dipinto dedicato al pugile John Louis — un lavoro che unisce energia plastica e intensità psicologica, premiato al Nazionale Arte e Sport di Firenze — chiede di conoscerlo. Colpito dall’originalità e dalla forza di quella ricerca, Del Dotto riconosce in Romani l’artista che cercava e diventa il suo principale collezionista, acquisendo sistematicamente, per anni, ogni opera prodotta. Tra il 1959 e il 1963, e poi ancora nel 1999, sperimenta un’ampia gamma di materiali, spesso con effetti di stratificazione materica che conferiscono alla superficie pittorica una densità tattile. In altri periodi, privilegia la purezza del colore tradizionale, lavorando su contrasti tonali e luminosità calibrate. Alcuni cicli tematici — seguiti per anni — mostrano la sua capacità di coniugare coerenza e metamorfosi: dal Naturalismo iniziale all’Astratto Geometrico, dall’Informale alla Nuova Figurazione, fino al Surrealismo e al Fantastico (L’Epopea del Jazz, I Teatri di posa), per poi approdare al Neofigurativismo e, negli esiti più recenti, a un Naturalismo-Espressionismo in cui la figura si carica di tensione emotiva, filtrata da una sensibilità cromatica complessa. Se nel Naturalismo Romani ricerca il rapporto diretto con la realtà osservata, nell’Astratto Geometrico indaga l’equilibrio e la tensione tra campiture, mentre nell’Informale il segno diventa energia pura, materia autonoma. Con il Surrealismo e il Fantastico, la narrazione si apre a dimensioni visionarie, spesso sospese tra sogno e memoria, mentre l’Espressionismo attuale concentra in sé la sintesi di tutte queste esperienze, in un linguaggio di forte intensità gestuale e lirica. La critica lo segnala in momenti cruciali: Piercarlo Santini nel 1979, Marcello Venturoli nel 1982 (catalogo Bolaffi). Nel 2011 Vittorio Sgarbi lo invita alla 54ª Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia (“Lo Stato dell’Arte”, Torino), riconoscendone la continuità e la vitalità creativa. Negli anni successivi prosegue il lavoro nell’orbita espressionista. Si sono interessati alla sua opera, con articoli, inviti e presentazioni, critici e storici dell’arte, come: Umberto Baldini, Giovanni Colacicchi, Giorgio Seveso, Armando Nocentini, Tommaso Paloscia, Giuseppe Brugnoli, Giovan Battista Bassi, Filippo Abbiati, Renzo Federici, Silvano Giannelli, Gio Ponti, Corrado Marsan, Renzo Biasion, Luigi Carluccio, Angelo Dragone, Enzo Fabiani, Renzo Margonari, Dario Micacchi, Carlo Ludovico Ragghianti, Mario De Micheli, Franco Solmi, Antonello Trombadori, Jean Pierre Jouvet, Pier Carlo Santini, Luigi Lambertini, Gianni Cavazzini, Mario Penelope, Luigi Bernardi, Paolo Levi, Marcello Venturoli, Franco Passoni, Luigi Servolini, Mario Perazzi, Giorgio Di Genova, Mario Rocchi, Nicola Miceli, Sandro Martini, Mario Monteverdi, Mario Portalupi, Lucia Toesca, Lino Cavallari, Francesco Prestipino, Marcello Vannucci, Vittoria Corti, Roberto Zangrandi, Sandro Zanotto, Giuliano Serafini, Ernesto Borelli, Camilla Ferro, Gianluigi Versellesi, Nani Tedeschi, Piero Santi, Giuseppe Trevisan, Mario Marzocchi e Michelangelo Mazzeo.



Estratto dal catalogo Pierluigi Romani, ed. MPF, gennaio 2026, “A volo d’uccello” a cura di Alessandra Trabucchi: “L’opera di Pierluigi Romani si contraddistingue per la vocazione del pittore alla spettacolarità delle composizioni, per gli effetti immaginifici, ma riconoscibili, per i paesaggi dai richiami visionari nel senso di visio, l’atto del vedere, infatti l’aspetto visionario non si esaurisce nella raffigurazione del soggetto, ma probabilmente diventa una delle chiavi d’accesso per l’interpretazione della produzione pittorica di Romani. Alcune opere della fine degli anni Novanta presentano la scelta tematica del mezzo aereo, come anche degli scali aeroportuali; si tratta dell’inizio di un decisivo cambiamento di punto di vista: sempre più verso l’alto, uno sguardo ad ampio raggio sulle paludi, sui canali, sugli acquitrini, su una natura densa di fitta vegetazione arborea.

I quadri esposti in questa occasione sono accomunati da viste a volo d’uccello (più visibili in alcune opere) che sprofondano verso il basso, si insinuano negli intricati paesaggi. L’acqua è un elemento vitale che raccoglie la luce nelle tenebre cromatiche e stratificate della pittura di Romani. Così come nei quadri dedicati a Vagli, in Garfagnana, il paesaggio aereo è attraversato da elementi antropici sottili, le passerelle orizzontali che sembrano creare dei quasi impercettibili ostacoli nel percorso del tragitto del punto di vista. Il brulichio dei segni diventa una caratteristica a cui lo spettatore può far riferimento per non perdere l’orientamento, perché vedere dall’alto non è sempre semplice, può far perdere i riferimenti, creare piani sfalsati, rimandi, nuove aperture su habitat inaspettati. In questo percorso espositivo le fasi differenti della produzione pittorica di Romani e che provengono anche dal passato, si confermano nella magnifica volontà di creare luoghi, a volte anche in forma di archeologie della memoria con i grandi teatri che si ergono sull’intera tela proponendo un tragitto in cui i temi e i soggetti pittorici si sono stratificati e sovrapposti, con effetti di simultaneità e in cui il tempo e lo spazio permettono di sprofondare nell’opera artistica, liberamente, perché ciascuno possa atterrare con lo sguardo nel modo più consono, nel punto più nascosto, ma che si è rivelato improvvisamente.



Orario di apertura: dal martedì alla domenica dalle 15 alle 19

Fino al 22 febbraio 2026

Ingresso libero


Palazzo delle Esposizioni di Lucca
(Fondazione Banca del Monte di Lucca)
Piazza San Martino 7, 55100 Lucca
Per informazioni:
Fondazione Banca del Monte di Lucca
T. +39 0583 464062
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