Riforma Giustizia: Il Voto NO è l'unica Difesa della Costituzione contro l'Asservimento del Pubblico Ministero.



Il Movimento civico Insieme per l'Italia interviene con fermezza nel dibattito sulla riforma costituzionale della giustizia.
Capezzoli annuncia che il Movimento rigetta categoricamente le dichiarazioni del Guardasigilli, Ministro Carlo Nordio, tese a minimizzare i rischi per l'indipendenza della Magistratura. Le affermazioni del Ministro, che liquida i legittimi timori come semplici "processi alle intenzioni" o "fantasticherie", rappresentano una pericolosa distorsione dei principi fondanti della nostra Repubblica. Non si tratta di sconfiggere le "correnti" con la propaganda, ma di difendere la Costituzione dalla minaccia di un controllo politico sul potere giudiziario.
1. La Falsa Promessa di Libertà: L'Unità della Magistratura (Art. 107)
Capezzoli sottolinea che la tesi del Ministro Nordio secondo cui la separazione delle carriere renderebbe i magistrati più liberi è l'esatto opposto della verità costituzionale.
 Il Dettame Costituzionale: L’Articolo 107, comma 3, stabilisce che i magistrati si distinguono soltanto per la diversità delle funzioni. Capezzoli prosegue affermando che spezzare questa unità non produce libertà, ma fragilità. Un Pubblico Ministero separato dal Giudice perde la sua storica parità costituzionale e diventa un organo più facilmente isolabile e assoggettabile alle logiche del potere esecutivo.
2. Il Pericolo dell'Esecutivo: La Garanzia del CSM (Art. 104)
Capezzoli puntualizza che l'introduzione di una Alta Corte disciplinare o la modifica del CSM, con l'alterazione della sua composizione, mina la capacità di autogoverno della Magistratura.
Il Dettame Costituzionale: L’Articolo 104 sancisce che il CSM è l'organo che ha il compito di garantire l'autonomia e l'indipendenza dell'Ordine Giudiziario.
Capezzoli afferma che se l'organo che decide sul destino dei PM viene alterato in senso politico, si mina il fondamento stesso dell'Art. 104. Sostituire il potere interno delle "correnti" con la direzione politica delle decisioni disciplinari non è una riforma, è una resa al Governo di turno.
3. La Fine dell'Uguaglianza: L'Azione Penale (Art. 112) e la Polizia Giudiziaria (Art. 109)
Capezzoli prosegue evidenziando come il tentativo di ricondurre la figura del PM ad una funzione meramente esecutiva ne mini i pilastri operativi.
I Dettami Costituzionali: L’Articolo 112 stabilisce l’obbligo per il PM di esercitare l'azione penale (garantendo l'uguaglianza dei cittadini), mentre l’Articolo 109 garantisce che l'Autorità Giudiziaria dispone direttamente della Polizia Giudiziaria.
Se il PM viene reso subordinato alle pressioni politiche, l'obbligatorietà Ldell'azione penale e il controllo sulla Polizia Giudiziaria saranno in pericolo. Il rischio concreto è che l'accusa venga esercitata con discrezionalità politica, garantendo l'impunità per i vicini al potere. Capezzoli afferma: è questo il controllo che si vuole raggiungere. UN ATTO DI FEDELITÀ COSTITUZIONALE
Le argomentazioni del Guardasigilli non reggono alla prova della Costituzione. Non sono "processi alle intenzioni," sono l'allarme fondato sul rischio che la separazione delle carriere sia il primo passo per asservire i PM al Governo.
Capezzoli conclude: "Ogni parola spesa a difesa di questa riforma non fa che urlare l'urgenza di un VOTO NO SECCO e CATEGORICO per difendere l'indipendenza della Giustizia e l'uguaglianza di tutti i cittadini di fronte alla Legge. I cittadini italiani sono chiamati a compiere un atto di fedeltà costituzionale."

Domenico Capezzoli
Coordinatore Nazionale del Movimento civico Insieme per l'Italia
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