Consiglieri di Difendere Lucca aderenti istituzionali del progetto “Remigrazione e Riconquista”

Quante volte abbiamo sentito dire che l’amministrazione comunale non ha legami con gruppi e ambienti dell’estrema destra? Tante. Parole ripetute ogni volta dopo sgradevoli e allarmanti episodi avvenuti a Lucca. Ma le parole, quando non sono seguite dai fatti, rimangono vuote e inutili. Da alcune settimane tre consiglieri di maggioranza della lista Difendere Lucca — formazione composta da ex militanti di CasaPound — risultano tra gli aderenti istituzionali del progetto “Remigrazione e Riconquista” che prevede l’espulsione immediata e totale degli stranieri irregolari, la nascita dell’istituto della remigrazione volontaria e il rimpatrio forzato di migranti ritenuti non compatibili e assimilabili alla cultura nazionale e alle regole dei Paesi Occidentali attraverso pressioni culturali, legali ed economiche. Un progetto - ritenuto eversivo e anticostituzionale secondo l’articolo 3 e l’articolo 22 e che viola le convenzioni internazionali sui diritti umani - promosso da CasaPound Italia, Rete dei Patrioti, Veneto Fronte Skinheads e Brescia ai Bresciani che riprende il piano dell’estremista austriaco Martin Sellner, teorico della “remigrazione” e conosciuto alle cronache per essere stato respinto da Svizzera, Germania, Regno Unito e Stati Uniti perché considerato un pericolo per la sicurezza, per aver avuto contatti con l’attentatore di Christchurch in Nuova Zelanda e per il tentato blocco navale anti migranti del 2017 che in pochi giorni si concluse con il suo battello C-star in avaria nel mezzo del Mediterraneo e soccorso, ironia della sorte, dalla ong tedesca Sea-Eye. Riteniamo queste tre firme un fatto grave, che non possono essere liquidate come una semplice scelta personale dei tre consiglieri. Quando rappresentanti eletti nelle istituzioni democratiche aderiscono a progetti promossi da forze che si richiamano a ideologie di esclusione, intolleranza e nazionalismo identitario, la questione diventa politica e morale. Lucca, città aperta e solidale, non merita di vedere il proprio nome accostato a movimenti che si pongono agli antipodi dei valori costituzionali. Al sindaco spetta ora un dovere di chiarezza. Non basta ripetere di non avere legami o di non condividere certe posizioni: serve agire con trasparenza, prendere le distanze concretamente in modo netto e difendere l’onorabilità delle istituzioni cittadine. Il Consiglio comunale non può diventare un palcoscenico per chi, sotto nuove sigle utilizzate come make-up, ripropone un linguaggio belligerante e un pensiero che la Repubblica italiana ha già rigettato decenni fa. Chiediamo che le Istituzioni cittadine, nello svolgimento del loro ruolo, vigilino e nel caso intervengano su quanto viene proposto da questi gruppi negando loro l’utilizzo di spazi pubblici. Lucca, città del volontariato e da sempre dalla parte della pacifica convivenza di persone e culture diverse, merita di essere rappresentata da chi crede davvero nella democrazia, nella libertà e nella solidarietà. Il silenzio, di fronte a tutto questo, non è prudenza. È complicità o resa. https://www.facebook.com/luccaeungrandenoi Post di Lucca è un grande noi
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