Pipì nel lavandino: il tabù che strizza l’occhio alla sostenibilità
Urinare nel lavandino. Un argomento che molti non confessano, qualcuno difende con orgoglio, e che negli ultimi anni ha persino catturato l’attenzione di ambientalisti e curiosi della scienza. È solo una stranezza domestica o un gesto con più senso di quanto sembri?
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Lato ironico
I sostenitori del “movimento lavandinista” hanno pronti diversi argomenti:
Comodità: sei già davanti allo specchio, due mosse e hai risolto.
Precisione: meno schizzi rispetto alla tazza.
Efficienza: pipì + risciacquo = multitasking da manager.
Gli oppositori, invece, non hanno dubbi: “Il lavandino è per l’acqua, non per la pipì!”.
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Lato scientifico
L’urina è composta per il 95% da acqua. Il resto sono sali minerali, urea e scarti metabolici. Quando esce dal corpo è generalmente sterile, quindi non pericolosa.
Il problema nasce dopo: se i residui restano nel lavandino, i batteri ambientali trovano terreno fertile e compaiono odori. In breve: non è “velenosa”, ma va sciacquato subito.
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Lato ecologico
Un WC consuma dai 6 ai 12 litri d’acqua per ogni scarico. Alcune campagne ambientaliste hanno calcolato che urinare sotto la doccia o nel lavandino, con un rapido risciacquo, può far risparmiare migliaia di litri d’acqua all’anno. Una piccola rivoluzione green, almeno sulla carta.
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Lo sapevi che…
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