La denuncia di Irene e Greta: «Molestate sul bus, abbiamo chiesto aiuto ma nessuno si è mosso»

di Antonella Mollica - corriere.it 

 La denuncia dopo le molestie al capolinea di un bus a Firenze: «Costrette a scendere» «Ore 9, fermata capolinea di un autobus urbano di Autolinee Toscane. Iniziamo la corsa in pochi passeggeri: a bordo con me una quindicenne diretta a scuola e un giovane in evidente stato di alterazione psicofisica e un altro paio di persone, comparse fantasma in un viaggio da incubo». Inizia cosi il racconto di Irene Bisori, 21 anni, studentessa universitaria di Medicina. Mercoledì è sull’autobus, sta andando a studiare in biblioteca e si trova di fronte Greta, una ragazza di 15 anni che, terrorizzata, le chiede di sedersi accanto a lei. Poco lontano c’è un giovane che continua a fissarla e inizia a masturbarsi. La ragazza piange e Irene inizia a gridare: «Cosa stai facendo, smettila, scendi». Lui continua indisturbato. «Ignora le mie grida e nessuno degli altri passeggeri sembra sentire». Intanto la gente continua a salire sul bus ma tutti muti e tutti ciechi. Irene e Greta vanno dall’autista e gli chiedono di fare qualcosa. «non posso fare niente — la sua risposta — fatelo scendere voi». Il viaggio da incubo finisce così: il molestatore resta sull’autobus, Greta e Irene scendono. Irene accompagna Greta a scuola, poi una volta a casa continua a ripensare a quella scena. Chiama la sua amica Vittoria Fiorini e insieme scrivono una lettera denuncia che è rabbia ma soprattutto un grido di dolore. «Inaccettabile che non sia stata ascoltata la nostra voce, la società siamo noi, se un cambiamento ci deve essere deve partire da noi». «Tralasciando la folle depenalizzazione del reato di atti osceni, rimasto penalmente rilevante solo se il luogo in cui è compiuto l’atto è abitualmente frequentato dai minori, e non se “casualmente” vi abbia assistito una ragazzina, vorrei mettere su carta bianca un pensiero che scinde dalla rigidità di un’insensata lettera di legge. Sull’autobus l’autista è anche un pubblico ufficiale che assicura il rispetto della sicurezza dei passeggeri. Oggi Greta, all’alba della sua giovinezza, ha imparato che, se in una situazione di pericolo, va a chiedere aiuto a chi in quel momento ha in carico la sua sicurezza, non verrà aiutata. E se non lo ha fatto lui perché lo avrebbe dovuto fare l’altra dozzina di persone a bordo che non le doveva niente? Oggi Greta ha pensato che, se io non fossi stata lì, a lei sarebbe successo qualcosa di terribile. Io non sono una supereroina. Sono gli antagonisti della storia ad essere tanti: la molestia è di uno, l’omertà è di tutti. Se rimani in silenzio sei carnefice. Inaccettabile sentirsi dire: se ti infastidisce scendi. Come dire: se non ti piace come ri guardano copriti di più. Se non vuoi correre rischi non bere. Ergo: sì, questa è una questione politica. Le mimose comprate pochi giorni fa sono già appassite. Che i fiorai possano sempre aumentare il fatturato l’otto marzo, ma che ogni Greta del mondo possa non doversi sentire sempre così debole come un fiorellino con lo stelo spezzato. In quell’autobus c’erano uomini e donne». 

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