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L’allarme dei medici: ansia o depressione per un minore su 4
di B.Gob.
Secondo la Sinpf servono unità di cura specifiche per la fascia 14-24 anni
6 marzo 2023
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3' di lettura
Un minore su quattro con sintomi depressivi e uno su cinque con disturbi d’ansia secondo la fotografia scattata dalla Sinpf (Società di Neuropsicofarmacologia) nel 2022. I ricoveri per anoressia e bulimia triplicati tra 2020 e 2022 messi in luce dalla Sinpia, Società italiana di Neuropsichiatria dell’infanzia e dell’adolescenza, che segnala come negli ultimi dieci anni ansia e depressione siano aumentate tra bambini e ragazzi con evoluzione nel 30-40% dei casi da disturbo d’ansia e dell’umore in disturbo post traumatico. Nel 2021 l’uso di psicofarmaci non prescritti è tornato a crescere e secondo lo studio Espad del Cnr ha superato il 6% fra i ragazzi tra 15 e 19 anni.
Se la salute mentale peggiora in tutti gli italiani, per quella di giovani e giovanissimi - gli adulti di domani - è allarme rosso. Soprattutto a fronte, anche in questo caso, di risposte inadeguate o a macchia di leopardo nel sistema sanitario. «L’Italia è un modello nel mondo per la scelta antesignana di una neuropsichiatria dell’infanzia e dell’adolescenza capace di un approccio a 360 gradi. Però ha poche risorse con i suoi 394 posti letto a fronte di un fabbisogno nazionale di almeno 700 e con la carenza sul territorio di una rete multidisciplinare e multiprofessionale “rodata” che consenta di fare prevenzione efficace, assistenza intensiva e individualizzata e controlli». A parlare è Elisa Maria Fazzi, presidente Sinpia e componente della Fiarped (Federazione italiana delle associazioni e società scientifiche dell’area pediatrica). E se «qualcosa si è mosso», spiega, con i posti di specializzazione post laurea in Medicina triplicati negli ultimi anni, l’effetto devastante del Covid imporrebbe risposte immediate che oggi mancano.
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«Nove milioni di bambini e adolescenti durante la pandemia hanno sperimentato cambiamenti sostanziali negli ambienti di vita, nella routine quotidiana e nelle reti educative e sociali che normalmente favoriscono la promozione della salute e la resilienza agli eventi traumatic», spiegano Claudio Mencacci e Matteo Balestrieri, co-presidenti Sinpf. «C’è una generazione in sofferenza - continuano - seduta su un fiume carsico, a cui va riservata attenzione nell’ambito di una programmazione nazionale coordinata e scientificamente validata». Anche la Sinpf – che propone un’Agenzia nazionale per la salute mentale - guarda a team dedicati. «Servono nuove unità di cura per la fascia 14-24 anni, che tengano insieme più figure come il neuropsichiatra, lo psichiatra, i servizi delle dipendenze e i pediatri di famiglia», proseguono Mencacci e Balestrieri. Più in generale, la richiesta è di arruolare in prima battuta quei fattori di prevenzione e protezione, quando «funzionano», che sono la scuola, la famiglia e le relazioni tra pari.
Sembra confermarlo, probabilmente per la maggiore presenza dei genitori a casa nei mesi iniziali del Covid, l’ultima indagine Health behaviour in school-aged children su un campione di 11, 13 e 15enni, coordinata dall’Istituto superiore di sanità (Iss): «La pandemia ha impattato sui ragazzi in senso positivo per quanto riguarda le relazioni familiari, anche se il dato di benessere decresce con l’età», spiega Paola Nardone dell’Iss, a capo del progetto. Nel complesso gli indicatori di benessere percepito sono peggiorati tra il 2018 e il 2022, in particolare tra le ragazze. E la salute mentale è uno degli elementi da tenere sotto osservazione: «Si tratta di dati preliminari - spiega Rosanna Irene Comoretto, del dipartimento di Scienze della sanità pubblica e pediatriche dell’Università di Torino - ma solo poco più del 50% delle 11enni riferisce un buon livello di benessere psicologico, una percentuale che scende drasticamente con l’età: a 15 anni è del 32%, una su tre».
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