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  • 29/05/2026 15:58

GIRO D’ITALIA 2026, IVANO FANINI CELEBRA IN ANTICIPO L’IMPRESA DI JONAS VINGEGAARD

GIRO D’ITALIA 2026, IVANO FANINI CELEBRA IN ANTICIPO L’IMPRESA DI JONAS VINGEGAARD:

“LA STORIA DEL PRIMO DANESE A VINCERE IL GIRO PASSA ATTRAVERSO QUELLA DI PETERSEN E AMORE E VITA FANINI . UN PERCORSO INIZIATO OLTRE QUARANT’ANNI FA”

 

CAPANNORI (LUCCA) 29 maggio 26 – La probabile vittoria di Jonas Vingegaard al Giro d’Italia 2026 non rappresenta soltanto il trionfo di uno dei più grandi campioni del ciclismo moderno, ma anche una pagina storica destinata a rimanere scolpita per sempre nella memoria dello sport mondiale. Per la prima volta nella storia, infatti, un atleta danese conquisterà la Maglia Rosa finale del Giro d’Italia.  

Un successo che assume un significato ancora più profondo per Ivano Fanini, storico patron dei Team Fanini e fondatore di “Amore & Vita”, messaggio nato in Vaticano insieme a San Giovanni Paolo II e divenuto dal 1989 al 2021 il primo nome ufficiale della squadra davanti a qualsiasi sponsor commerciale.

Fanini, autentico pioniere del ciclismo internazionale, fu tra i primi, tra la fine degli anni Settanta e gli anni Ottanta, a intuire la necessità di globalizzare il movimento ciclistico, in un’epoca in cui il professionismo era quasi esclusivamente dominio di Italia, Belgio, Francia, Spagna e Olanda.

Quando ancora sembrava impensabile, Fanini aprì le porte del ciclismo dilettantistico e professionistico ad atleti provenienti da Svezia, Camerun, Argentina, Australia, Venezuela, Messico, Ecuador, Gran Bretagna, Stati Uniti, Polonia, Cecoslovacchia, Sudafrica e molti altri paesi allora considerati periferici rispetto al grande ciclismo internazionale.

Una visione rivoluzionaria che all’epoca suscitò anche critiche e perplessità, ma che la storia ha poi consacrato come una delle intuizioni più lungimiranti del ciclismo moderno.

Tra tutti i Paesi nei quali Ivano Fanini ha svolto un’opera straordinaria di scouting e sviluppo, la Danimarca occupa senza dubbio un posto speciale.

Grazie anche allo storico rapporto con l’amico fraterno Ole Ritter, ex recordman dell’ora e leggenda del ciclismo del Nord Europa, Fanini contribuì in maniera decisiva alla crescita del movimento danese, scoprendo e lanciando alcuni dei più grandi talenti della sua storia. Da Rolf Sørensen, autentico simbolo del ciclismo danese moderno, fino a Bjarne Riis e Jørgen Marcussen, passando per Brian Petersen, corridore passato professionista con Amore & Vita nel 1990.

 

Ed è proprio Brian Petersen a rappresentare il legame diretto con Jonas Vingegaard.

Pur non diventando un campione sulle due ruote, Petersen fece tesoro degli insegnamenti ricevuti da Ivano Fanini, trasformandosi successivamente in uno dei più brillanti talent scout e direttori sportivi del ciclismo nordico. Fu infatti proprio Petersen a scoprire e lanciare il giovane Jonas Vingegaard, accompagnandolo nella crescita che lo avrebbe portato a diventare uno dei dominatori assoluti del ciclismo mondiale, vincitore di tutti e tre i Grandi Giri e protagonista assoluto di un’epoca insieme a Tadej Pogacar.

Il lavoro svolto da Fanini per il ciclismo danese è stato riconosciuto e apprezzato persino dalle istituzioni, compreso il Re di Danimarca, appassionato di ciclismo e amico intimo di Rolf Sørensen. Nel 2017 l’allora Primo Ministro danese Lars Løkke Rasmussen, oggi Ministro degli Esteri, fece visita personalmente a Lucca insieme a Ole Ritter per incontrare Ivano Fanini e rendere omaggio alla storia di Amore & Vita. Rasmussen, appassionato di ciclismo e grande tifoso del team Fanini, ha sempre riconosciuto il ruolo fondamentale svolto dall’imprenditore lucchese nello sviluppo del movimento ciclistico danese, oggi considerato uno dei più forti e strutturati al mondo.

Per questo motivo, il probabile trionfo di Vingegaard al Giro d’Italia — corsa che, grazie a Sofidel, quest’anno ha fatto tappa a Porcari, a poche centinaia di metri dalla sede di Amore & Vita — assume per Fanini un valore profondamente simbolico ed emotivo.

“Lo avevo pronosticato prima ancora della partenza del Giro – commenta Ivano Fanini – e oggi ne sono ancor più sicuro, anche se nello sport non esiste mai nulla di scontato. È vero che Jonas era il favorito, probabilmente il più forte in assoluto, ma il ciclismo è uno sport durissimo dove può succedere qualsiasi cosa in qualsiasi momento, basta una caduta (come per Yates), un malore (come a Pellizzari), una giornata sbagliata e tutto cambia improvvisamente. Nonostante ciò, io lo vedo sicuro vincitore.

Fino ad oggi ha corso in assoluto controllo, quasi come se si stesse allenando per il Tour, gestendo gli sforzi e, ad eccezione della cronometro di Massa, senza mai andare fuori giri. Per questo il merito di Jonas è enorme. Ha gestito il Giro in maniera impeccabile, con prestazioni che probabilmente soltanto Pogacar avrebbe potuto contrastare. Ha dimostrato ancora una volta di essere un campione straordinario, uno dei più grandi della sua generazione. E dico di più: se volesse dare spettacolo nelle ultime due tappe di montagna senza limitarsi, potrebbe chiudere il Giro con un vantaggio sul secondo di dieci minuti. Ma vediamo, perché non credo che voglia sprecare più del necessario essendo già praticamente certo del successo”.

Fanini ha poi voluto rivolgere un pensiero speciale anche a Brian Petersen:

“Faccio i complimenti anche a Brian Petersen, mio ex atleta e uomo che considero parte della nostra famiglia sportiva. È stato lui a portare Jonas a diventare l’uomo e il campione che oggi tutti conoscono. Ciò rende il legame con questo risultato ancora più speciale per me.”

 

Ivano Fanini fa un’analisi sul momento del ciclismo italiano:

 

“Mi dispiace non aver visto un italiano realmente in lotta per la classifica generale, anche se il nostro movimento è in crescita grazie al grande lavoro del presidente Cordiano Dagnoni, dal manager Viviani e dai CT e responsabili tecnici Amadio, Velo, Amadori e i miei ex atleti Villa e Quaranta. Voglio comunque fare i complimenti a Ganna, Ballerini, Bettiol, ma anche a Pellizzari, Piganzoli, Ciccone, Caruso e a tanti altri ragazzi che hanno dato spettacolo durante questo Giro fino a oggi, augurandomi che da qui a domenica magari arrivi un altro successo.

Mi dispiace anche per Jonathan Milan, figlio del mio ex corridore Flavio, che non è riuscito a contrastare uno straordinario Paul Magnier. Sicuramente non è stato il suo Giro, ma sono sicuro che saprà rifarsi molto presto, magari nell’ultima tappa di Roma o al Tour, se lo disputerà.”

 

Infine, la chiusura con uno sguardo al futuro del ciclismo italiano:

 

“Non bisogna mai mollare. Pellizzari e Piganzoli possono diventare protagonisti assoluti nei prossimi anni. Ma il vero fenomeno, secondo me, è Mark Lorenzo Finn. Credo che sarà uno dei pochissimi corridori al mondo capaci di tenere testa a due giganti come Pogacar e Vingegaard, insieme a Seixas. E sono convinto che il prossimo italiano a vincere il Giro d’Italia sarà proprio lui.”

 

Se Jonas Vingegaard sarà il primo danese della storia a conquistare il Giro d’Italia, si chiuderà idealmente un cerchio iniziato oltre quarant’anni fa grazie alla visione internazionale di Ivano Fanini, uno degli uomini che più di tutti hanno contribuito a rendere il ciclismo uno sport realmente globale.


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