Sanità pubblica, un lento addio anche in Toscana
Il Servizio sanitario nazionale si sta svuotando, pezzo dopo pezzo. Non per fatalità, ma per abbandono politico e miopia istituzionale. La rete dell’assistenza primaria — quella che dovrebbe garantire prossimità, prevenzione e continuità delle cure — è allo stremo, anche qui in Toscana.
Negli ultimi dieci anni, in Italia sono spariti oltre 7.000 medici di medicina generale e pediatri di libera scelta. Dai 45.203 del 2013 siamo scesi a 37.983 nel 2023. Un’emorragia silenziosa ma devastante, che ha già effetti evidenti anche sul nostro territorio: cittadini senza medico, liste d’attesa interminabili, pronto soccorso trasformati in ambulatori di emergenza. A Lucca e in provincia, la situazione si sente ogni giorno di più. Nei comuni della Garfagnana o nella Piana, i medici di base coprono territori enormi, con ambulatori aperti a giorni alterni e pazienti costretti a fare chilometri per una semplice ricetta o un certificato.
L’età media dei medici di base è ormai insostenibile: quasi il 40% ha più di 55 anni. In Toscana, secondo le stime regionali, entro dieci anni andranno in pensione oltre duemila professionisti. Il ricambio è minimo, e il rischio è che intere zone restino scoperte proprio mentre la popolazione invecchia e ha più bisogno di cure.
Il governo si vanta di aver aumentato le borse di formazione grazie al PNRR — 15.830 tra il 2020 e il 2025 — ma la verità è che non basta. Chi oggi sceglierebbe di fare il medico di famiglia, sommerso di burocrazia, con compensi modesti, ferie ridotte e un sistema informatico che sembra fermo agli anni ’90? In Toscana molte borse restano vacanti, perché i giovani preferiscono altre specializzazioni o vanno all’estero. Non è disinteresse, è sopravvivenza.
Il nuovo “ruolo unico di assistenza primaria” dovrebbe unificare funzioni e rafforzare la presenza sul territorio. Sulla carta, un’idea giusta. Nella pratica, resta un progetto vuoto se mancano le persone per attuarlo. A Lucca come altrove, gli ambulatori vanno avanti grazie alla buona volontà dei pochi medici rimasti, spesso stanchi e prossimi alla pensione. Nei distretti sanitari si parla più di modulistica che di pazienti.
La sanità pubblica italiana è nata per garantire uguaglianza, ma oggi quel principio è sotto attacco. Dietro la carenza di medici non c’è solo inefficienza: c’è una scelta politica. Ogni taglio, ogni ritardo, ogni promessa mancata ha scavato un solco tra cittadini e cure. La Toscana tiene ancora botta, ma basta parlare con chi lavora negli ospedali di Lucca, Viareggio o Pistoia per capire che il sistema è appeso alla dedizione di medici e infermieri.
Non è più un’emergenza, è una lenta agonia. La sanità pubblica non sta morendo per caso, ma perché qualcuno, da tempo, ha deciso che il diritto alla salute costa troppo. E per una regione che ha sempre fatto della sanità pubblica un orgoglio, questa sarebbe la sconfitta più amara di tutte.
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Giornalaio Lucchese analfabeta