“I Templari tra Calabria e Toscana” è il titolo della conversazione organizzata dal
Circolo Culturale “L’Agorà”. Il nuovo incontro, predisposto dall’associazione reggina, ha
registrato la presenza della ricercatrice toscana Elena Pierotti. Nel 2007 il
Circolo culturale l’Agorà di Reggio Calabria ha affrontato le vicende del Santo
Graal tra mito e leggenda. Venne individuata nella Casata d’Angiò colei che
deteneva il Graal. Si segnalò in quel convegno come esistessero ad Orval, nelle
Ardenne, dei monaci di origine calabrese, arrivati nel 1070 nella terra dominio
di Goffredo di Buglione. Nel 1108 questi monaci scomparvero improvvisamente.
Essi sarebbero tornati in Calabria, ma molto più probabilmente si sarebbero
stabiliti a Gerusalemme, pare nell’Abbazia di Nostra Signora di Sion. Sembra
che Pietro l’Eremita fosse uno di questi monaci e questi fosse stato il
precettore di Goffredo di Buglione. Per taluni il primo Ordine di monaci
guerrieri non fu quello Templare. Ma un ordine toscano, quello dei cavalieri
del Tau. Fondato da Matilde di Canossa, così vuole la leggenda, peraltro cugina
di Goffredo di Buglione. Le due realtà dunque, quella Toscana e quella
calabrese, secondo la leggenda si intersecano inesorabilmente. I Cavalieri
Templari hanno avuto una notevole presenza in Toscana, lasciando tracce in
città come Siena, Bibbona e altri luoghi. Erano attratti dalle risorse
minerarie e dalle attività commerciali, oltre che dalla posizione strategica
per i pellegrinaggi in Terra Santa. Nella pubblicazione di Giuseppe Martelli “La
magione Casa Templare sulla via Francigena”, ci sono dei chiari
riferimenti relativi alla presenza di Templari ad Abbadia San Salvatore nel
periodo della costruzione sia del Duomo di Siena che di San Galgano. Nella
pubblicazione “I tarocchi del Duomo di Siena” dello storico senese Arrigo
Pecchioli, a riguardo i Templari, viene riportato che: […]Questi cavalieri aiutarono i Cistercensi,
dei quali possono essere considerati il braccio armato, a costruire la prima
cattedrale gotica in Toscana, San Galgano, il Duomo di Siena e tante altre,
come era loro costume. Inoltre nella nostra provincia, furono facilitati nello
svolgere le loro attività, poiché prediletti da papa Alessandro III, il senese
Rolando Bandinelli. Risulta che nello stesso tempo in cui lavoravano al Duomo
di Siena si installarono nelle loro Magioni di Grosseto, Frosini, Abbadia San
Salvatore, Poggibonsi, San Gimignano […]. Nel
saggio “La luce della Dea - Viaggio tra Lamula e dintorni” della ricercatrice grossetana
Claudia Cinquemani, si legge […] Nell’anno
1268 la Pieve venne ricostruita come dimostra un’iscrizione graffita su una
delle colonne della chiesa, ad opera di un certo Paganuccius ipotetico Magister
Lapideo. In questo periodo era 20° Gran Maestro dell’Ordine del Tempio Tommaso
Berardi, unico Gran Maestro italiano accertato. Di lui
abbiamo testimonianza della presenza in Toscana tramite due lettere depositate
presso la casa del Tempio a Lucca. Pertanto avevo ipotizzato che i
finanziamenti per la ricostruzione di Lamula fossero arrivati dai Cavalieri
Templari per ordine del Gran Maestro italiano che in quel periodo, sopperendo a
certe questioni locali, era venuto a conoscenza del prezioso luogo di culto,
decidendo forse di finanziarne la ricostruzione al fine di mantenere una
posizione economicamente strategica nella zona”.
Poco oltre un’altro passo, che vi invito a tenere bene a mente perché a breve
ne troverete l’attinenza con una testimonianza presente nell’Abbazia del SS
Salvatore, dice : “Quando Pieve
di Lamula fu ricostruita, dopo l’incendio che l’aveva devastata nell’anno 1264,
ad affiancare Thomas Berard vi era un’altra importante figura dell’Ordine: il
Precettore di Provenza Roncelin (Roncelinus) de Fos. […]. Queste alcune delle
cifre che saranno oggetto di analisi, nel corso del nuovo incontro organizzato
dal Circolo Culturale “L’Agorà”. La conferenza, organizzata dal sodalizio
culturale reggino, sarà disponibile, sulle varie piattaforme Social Network
presenti nella rete, a far data da lunedì diciannove maggio.